Pasqua 2015

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Omelia Pasqua 2015
Spoleto, Basilica Cattedrale, 5 aprile 2015

 

Cari fratelli e sorelle,

in questo momento vorrei ripetere a ciascuno di voi l’annuncio inatteso proclamato dall’angelo alle donne all’alba del primo giorno dopo il sabato: «Gesù Nazareno, il crocifisso, è risorto!». La liturgia della Messa ci aiuta ad entrare nel mistero mettendo sulle nostre labbra canti di esultanza: «Alleluia! Questo è il giorno che ha fatto il Signore, alleluia, rallegriamoci e in esso esultiamo! Cristo è risorto dai morti; a tutti ha donato la vita, alleluia!».

Alleluia, cioè «lodate il Signore», è l’acclamazione di gioia che sgorga dal cuore e affiora alle labbra di chi accoglie l’evento della risurrezione gloriosa di Gesù, morto da tre giorni, avvolto nella sindone, deposto nella tomba, in un sepolcro sigillato e custodito dalle guardie; di Gesù che ridando la vita al suo corpo esanime, autentica il suo essere Messia, Signore, Redentore, Figlio di Dio, primogenito della nuova umanità. Dobbiamo anzitutto lasciarci meravigliare, stupire e scuotere da questo fatto: Gesù è risorto, vincendo la morte e il peccato e aprendoci la porta verso la vita eterna e definitiva. Ormai la morte terrena non è più la fine, ma un episodio della vita, di una vita orientata a partecipare alla vita divina.

La pagina del Vangelo di Giovanni ci ha raccontato l’avventura di Maria di Magdala, che andava al sepolcro per piangere una persona che amava e che occupava un posto importante nella sua vita. Possiamo immaginare il suo passo: è quello tipico di chi si reca al cimitero; è l’andatura faticosa, dolente e rassegnata, di chi si è visto strappare via l’amore, l’avvenire, e si porta addosso soltanto i ricordi e i rimpianti del passato. Ma ecco che Maria diventa all’improvviso testimone di un incidente, l’incidente più incredibile che si possa immaginare: «Vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro». Ecco l’imprevisto, quello che cambia tutto. La Risurrezione è il tema più arduo e più bello di tutta la Bibbia; l’articolo di fede su cui poggia tutto l’edificio cristiano, con il quale la Chiesa sussiste e senza il quale si dissolve. Il cristianesimo è l’unica religione fondata sulla resurrezione: se Cristo non è risuscitato, l’annuncio cristiano è una scatola vuota, la fede è una cisterna senz’acqua, un violino senza corde.

Maria vede la pietra rotolata e il sepolcro vuoto, intuisce qualcosa e corre dagli apostoli . E Pietro e Giovanni, il discepolo che Gesù amava, corrono a loro volta al sepolcro e vedono e credono (cf Gv 20, 8)… E sperimentano nel cuore un totale rivolgimento della realtà, un modo nuovo di guardare e di capire gli eventi. Ciò che avvenne i mattino di Pasqua coinvolge i destini umani, i destini di tutti coloro che si lasceranno trasformare dalla vita nuova che il Risorto ci dona. La risurrezione ha fatto irruzione nel vecchio mondo ferito dal peccato, quale segnale della sua fine e insieme del suo futuro, come realtà vivente e vivificante. Se oggi la nostra fede e la nostra libertà si affidano completamente al Risorto, noi diventiamo speranza di un mondo nuovo a partire da ciascuno di noi, dalla nostra persona amata, perdonata, salvata oggi e in ogni momento. Per questo sant’Ambrogio diceva: «Se Cristo è tuo», se lo accogli con fede amorosa, «egli risorge per te ogni giorno» (De Sacramentis, V, 25).

Ma la parola di Dio ci dice pure che la Pasqua può darci una gioia superficiale, inconsistente, formale, se la stacchiamo dalla croce. Gesù risorto è il Crocifisso, la risurrezione non cancella il passato, non cancella la legge della croce. Piuttosto, ci svela in pienezza quella vitalità, quell’acqua viva, quella luce tersa, quell’amore assoluto che ha abitato l’esistenza terrena di Gesù e risplende nella sua morte di croce. La Pasqua ci svela che morte e vita abitano la nostra quotidianità, ma con la certezza che è la seconda, la vita, a trionfare.

Entri dunque in noi la Pasqua di Gesù risvegliandoci se siamo assopiti; penetri in noi pervadendo e trasformando la nostra vita forse stanca, forse un po’ sfiduciata; ci richiami a una vita diversa, superiore e futura. Per il cristiano che crede, questa festa è luce, speranza, gioia profonda, pace, come lo fu per i primi testimoni del Risorto. Affinché sia davvero così per ciascuno di noi, occorre aderire al Signore con tutto l’essere, con tutta la mente, con tutta la volontà, con tutto l’affetto (cf Deut 6, 5). E questa operazione esige slancio, entusiasmo, superamento dei nostri schemi, fedeltà alla professione di fede in Colui che è luce e sorgente di luce, che è vita e verità.

Passato, presente e futuro si uniscono ormai nell’eterno di Dio, in cui adesso la risurrezione di Gesù ci immette, rendendoci capaci di un rinnovamento che invade il nostro essere e si esprime nel costume sociale per diventare possibilità di giustizia, di onestà, di riconciliazione, di rigenerare pensieri, istituzioni, forze, possibilità di cui l’umanità ha sete e fame. Grande è dunque l’impegno di chi crede nel Risorto e nel Risorto che ci conduce alla vita dalla morte. Si tratta di portare e di dare giustizia e speranza a uomini e donne smarriti tra tante tragedie, fino a quelli che accanto a noi, ogni giorno, singoli e famiglie, portano il peso della crisi economica, fino a quelli dei traghetti di Lampedusa…

Fratelli e sorelle, nel mistero pasquale – che si rinnova tra po­co nell’Eucaristia – è racchiusa l’intera storia dell’amore di Dio per ciascuno di noi e per il mondo. Preghiamo il Signore per­ché la pace, dono del Risorto, possa raggiungere oggi il cuo­re e la vita degli ammalati, dei sofferenti, delle persone disa­gia­te, smarrite, abbandonate, di molti increduli alla ricerca di una via di uscita per dare un senso ai loro giorni vuoti. Possa la pace raggiungere anche i nostri fratelli e sorelle di quelle re­gioni del mondo scosse e ferite dall’odio, dalla violenza e dal­­la guerra (spesso frutto degli interessi dei cosiddetti “gran­di”). Il Risorto doni forza e consolazione e difesa ai nostri fra­telli che, per il solo fatto di essere cristiani, subisco­no perse­cu­zione e violenza e vengono barbaramente trucida­ti, nell’in­dif­fe­renza calcolata e falsamente prudente di quanti credono di reggere le sorti delle nazioni e dei popoli. Il Risorto con­ceda a tutti la volontà e la forza di trovare e percorrere le vie del­la giustizia e della pace.

E la Madonna, che per prima ha contemplato con profonda esultanza il mistero del suo Figlio risorto, rimuo­va la pietra del sepolcro dalla vita di tutti noi, così da farci pro­clamare che Gesù crocifisso è vivo per sem­pre.

Con il più sentito augurio di pace e gioia per voi e per le vo­stre famiglie – e, da questa Basilica Cattedrale, per tutta la no­stra Archidiocesi – desidero per tutti un buona Pasqua di risur­re­zione e di vita: Cristo è risorto, alleluia!

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