Omelia nella Notte di Natale, 24 dicembre 2023

Omelia nella Notte di Natale, 24 dicembre 2023

Omelia nella Notte di Natale, 24 dicembre 2023

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Omelia nella Notte di Natale, 24 dicembre 2023

Omelia nella Notte di Natale

Spoleto, Basilica Cattedrale, 24 dicembre 2023

Il Catechismo della Chiesa cattolica, commentando l’articolo del Credo che recita «Gesù Cristo fu concepito per opera dello Spirito Santo, nacque da Maria Vergine», si pone la domanda: perché il Verbo si è fatto carne? E ci offre quattro risposte: per salvarci riconciliandoci con Dio, poi perché noi conoscessimo l’amore di Dio, quindi per essere nostro modello di santità e, infine, perché diventassimo partecipi della natura divina (CCC parte I, sez. II, c. II, art. 3).

Tutto ciò che il Catechismo dice in linguaggio teologico e sintetico, lo troviamo nel racconto che abbiamo ascoltato dal Vangelo secondo Luca, narrato con la semplicità dei fatti, dei segni, dei simboli. C’è innazitutto il censimento di tutta la terra ordinato da Cesare Augusto, che voleva rendere evidente il proprio dominio sui popoli delle immense regioni dell’impero. Ed è nel quadro di questo evento avvertito come violenza e arbitrio, quindi come un male, una sofferenza ingiusta, che Gesù nasce a Betlemme, censito come palestinese o israeliano (diremmo oggi). E il nostro pensiero non può non raggiungere quelle popolazioni martoriate, scelte da Dio come la “culla” per il suo Figlio.

La pagina di Luca ci fa sapere ancora che quando nasce Gesù la madre lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia. In un gesto tanto semplice cogliamo già, come in un brivido, il presagio di ciò che sarà il corpo morto del Crocifisso, avvolto in fasce e deposto nel sepolcro. In questa nascita è presente un presagio della sua morte d’amore per noi, quasi a dirci: «Sono nato per voi, morirò per voi».

Gesù è collocato nella mangiatoia perché «non c’era posto per loro nell’albergo». Non c’è posto, ci insegna il Vangelo, in chi non lo vuole accogliere, in chi non lo vuole riconoscere come il Signore della storia. E Gesù si accontenta di nascere fuori, in un luogo isolato, povero, disprezzato, per stare sulla soglia e per dirci: «Ti chiamo, busso, e ti chiedo di aprire la porta del tuo cuore».

Il racconto prosegue parlandoci di un angelo che si presentò a dei pastori che facevano la guardia al gregge, per annunciare loro il significato di quanto era avvenuto. È l’annuncio stesso che questa notte la Chiesa ripete al mondo: «Oggi è nato per voi un Salvatore». E noi accogliamo ancora una volta queste parole con letizia, con riverenza, con fiducia, perché esse illuminano la nostra notte e riscaldano il gelo della nostra vita.

Ma un evento così grande è rivestito di povertà e di abbandono: «Troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia». A partire dal Natale di Gesù, Dio si manifesterà ormai nella debolezza, nell’insignificanza, nella povertà. Sta a noi – come allora ai pastori – non scandalizzarci di fronte a tale segno e saperlo riconoscere.

Infine, con l’angelo «apparve una moltitudine dell’esercito celeste che lodava Dio e diceva: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama», a tutti coloro cioè che si lasciano amare da Dio. È questo dono immenso di pace che invochiamo intensamente per noi e per l’intera umanità, affinché il Natale abbia per ciascuno un significato e un contenuto di salvezza oggi.

Questa notte Gesù bussa alla porta e chiede un posto nella nostra esistenza. Bussa con il suo amore, ma bussa anche annunciandosi con il disgusto che talora proviamo per una esistenza vuota, superficiale o contraddittoria; bussa con il rimorso delle colpe da noi commesse, con la nostalgia che sentiamo dei Natali della nostra infanzia; bussa attraverso il desiderio che abbiamo di ottenere perdono, trasparenza, onestà; bussa attraverso il nostro anelito di essere più buoni, di pregare di più, di aprirci e di amare tutti i nostri fratelli e sorelle in umanità.

Se gli apriremo la porta, diventeremo uomini e donne autentici, capaci di amore e di perdono, capaci di trasmettere a nostra volta l’annuncio della salvezza. Invochiamo dunque Gesù perché venga e ci salvi, perché ci faccia vivere un “buon Natale”:

«Vieni di notte,

ma nel nostro cuore è sempre notte

e dunque vieni sempre, Signore!

Vieni in silenzio; noi non sappiamo più cosa dirci,

e dunque vieni sempre, Signore!

Vieni in solitudine, ma ognuno di noi è sempre più solo;

e dunque vieni sempre, Signore!

Vieni, Figlio della pace; noi ignoriamo cosa sia la pace,

e dunque vieni sempre, Signore!

Vieni a consolarci; noi siamo sempre più tristi,

e dunque vieni sempre, Signore!

Noi siamo tutti lontani, smarriti,

né sappiamo chi siamo, cosa vogliamo.

Vieni Signore, vieni sempre, Signore!» (David Maria Turoldo).

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