Omelia nel Giorno di Natale, 25 dicembre 2023

Omelia nel Giorno di Natale, 25 dicembre 2023

Omelia nel Giorno di Natale, 25 dicembre 2023

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Omelia nel Giorno di Natale, 25 dicembre 2023

Omelia nel Giorno di Natale

Spoleto, Basilica Cattedrale, 25 dicembre 2023

Iniziando la celebrazione di questa notte abbiamo portato in processione l’immagine del bambino Gesù e l’abbiamo deposta in una culla che ricorda la mangiatoia del presepio. È stata quindi evocata la scena raccontata dall’evangelista Luca: Gesù nasce in una povera stalla sporca e maleodorante. È una scena che da troppo tempo vediamo in televisione a proposito di bambini coinvolti nei drammi dell’immigrazione, della miseria e della guerra. E il nostro pensiero raggiunge in particolare i bambini ucraini sottratti alle loro famiglie e deportati in Russia, i bambini palestinesi di Gaza mutilati dalle bombe o ammassati nei campi profughi, i bambini israeliani massacrati da una furia belluina. E in ciascuno di loro riconosciamo il volto dolce e innocente del Figlio di Dio.

Luca parla poi di un canto degli angeli e l’evangelista Giovanni, volando ancora più in alto, proclama che il neonato povero e fragile è la parola di Dio, il Figlio unigenito del Padre che è nei cieli, Colui per mezzo del quale fu creato l’universo.

Questo è l’evento che oggi riempie il cielo e la terra unendoli in un’esplosione di gioia: il Figlio è «Dio da Dio, luce da luce, Dio vero da Dio vero» – come reciteremo nel Credo -; è diventato uomo come noi per farci diventare figli del Padre come lui. Gesù è il compimento dell’anelito presente in ogni creatura, quello cioè di giungere a vedere Dio, di vivere una relazione autentica di comunione con Lui. Possiamo dire che il segreto del cuore di Dio, nascosto per secoli e per anni luce, si è svelato nel Verbo fatto carne, nel piccolo Bambino che ci guarda dal presepio. Dio, nessuno l’ha mai visto; ma il Figlio unigenito ce ne ha fatto il racconto, ce ne ha dato la spiegazione (cf Gv 1, 18): Dio è Amore, tenerezza, fedeltà, misericordia senza limiti, è il Padre di tutti.

Dio infinito ci parla per mezzo di un bambino che non sa parlare. Eppure Gesù ci rivela Dio più di qualunque altro profeta; comincia fin dal momento della nascita a dare valore a tutte le parole che pronuncerà poi nel Vangelo. A Betlemme inizia quella rivelazione della figliolanza divina che avrà la pienezza nella sua risurrezione da morte. Se infatti rileggiamo il prologo di San Giovanni che abbiamo appena ascoltato, ci accorgiamo che allude fin da ora a tutti i grandi eventi nei quali Gesù rivelerà il Padre: lascia intendere i suoi esempi e la sua predicazione quando afferma: «La vita era la luce degli uomini… veniva nel mondo la luce vera»; richiama alle vicende della sua esistenza terrena quando dice: «Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto»; annuncia la sua passione quando esclama: «La luce risplende nelle tenebre, e le tenebre non l’hanno vinta»; si riferisce alla sua risurrezione quanto proclama: «In lui era la vita»; e richiama tutto il suo cammino tra noi, specialmente il suo mistero pasquale, quando conclude: «Noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità».

Ciò che celebriamo oggi non è un evento chiuso in sé stesso, bensì l’inizio di un cammino. Ciascuno di noi è venuto in Duomo come per accogliere un invito, quello che nasce dalla capanna di Betlemme e ci spinge a contemplare e a fare nostri i giudizi di valore e gli atteggiamenti di vita che Gesù ha inaugurato sulla terra. È il modo di vivere dei figli di Dio, di coloro che con Gesù invocano Dio con il nome di Padre: «A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio, a quelli che credono nel suo nome, i quali da Dio sono stati generati».

Celebrare con frutto il Natale significa perciò lasciarci illuminare dalla luce che viene in questo mondo, senza stancarci o scoraggiarci del cammino che dobbiamo ancora compiere per diventare in pienezza figli di Dio.

Celebrare con frutto il Natale significa esprimere nella vita la nuova realtà dell’uomo, sperimentare la gioia e la pace proprie di chi sa riconoscere in Dio il volto del Padre e, per questo, sa riconoscere la grandezza e la dignità di ogni uomo, a qualunque razza, popolo o religione appartenga.

Celebrare con frutto il Natale, come evento del nostro cuore, significa irradiare e diffondere l’amore del Padre, testimoniare la sua paternità vivendo nella carità con tutti i fratelli, condividendo le loro situazioni, provvedendo alle necessità materiali dei più bisognosi, mettendoci al servizio della pace e della riconciliazione.

L’augurio che desidero formulare per tutti voi, per le vostre famiglie e per le nostre comunità è quello della gioia dei figli di Dio: di una gioia interiore che dia gusto a tutte le giornate che verranno; una gioia e una speranza che nessuna difficoltà, nessuna preoccupazione potranno toglierci perché affondano le radici nel mistero di colui che è il Dio-con-noi, l’Emmanuele, nel mistero di un Padre che ci ama gratuitamente e ci è sempre vicino. Affido l’augurio all’intercessione di Maria, Madre di Gesù, mentre chiediamo a lei di unirci a quei sentimenti di fede, di amore, di adorazione con cui ha accolto nel suo seno prima e tra le sue braccia poi il Figlio santo di Dio, che nella notte del Natale ha deposto nel presepio per noi.

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