OMELIA NELLA VEGLIA PASQUALE, 30 MARZO 2024

OMELIA NELLA VEGLIA PASQUALE, 30 MARZO 2024

OMELIA NELLA VEGLIA PASQUALE, 30 MARZO 2024

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OMELIA NELLA VEGLIA PASQUALE, 30 MARZO 2024

Omelia dell’Arcivescovo nella Veglia Pasquale
Spoleto, Basilica Cattedrale, 30 marzo 2024

Dopo aver contemplato nei giorni scorsi il mistero del Crocifisso, la Chiesa si rallegra perché la passione di Gesù è finita, e finita per sempre. E noi condividiamo questa gioia perché intuiamo, almeno vagamente, che anche per noi è finita la grande paura della morte e di quanto con la morte è connesso: tristezza, angoscia, ansietà, tutto ciò che ci divora nella vita. Grazie alla risurrezione, queste realtà negative possono ancora incutere paura, possono ancora mordere, ma sono come un serpente al quale è stato tolto il veleno, che non può più causare effetti drammatici; e lo stesso vale per tutto ciò che della morte è conseguenza e anticipazione, e getta l’umanità nella disperazione e nella tragedia. Noi sentiamo che la risurrezione di Gesù ha inaugurato un mondo nuovo, che entra in mezzo a noi, perché la Pasqua è una vera ri-creazione dell’umanità.

Perciò la Chiesa ci ha fatto contemplare, attraverso le letture dell’Antico Testamento, le grandi azioni di Dio: la creazione, la prova di Abramo, l’uscita del popolo eletto dall’Egitto, le grandi
profezie, per aiutarci a capire che tutta la storia di salvezza ha il suo culmine nella risurrezione di Gesù.

Ma la nostra fede non è basata semplicemente sul ritrovamento della tomba vuota, bensì anche su quella dell’apparizione alle donne nella pagina dell’evangelista Marco: «Andate, dite ai suoi discepoli e a Pietro: “Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto”» (Mc 16, 7). In Galilea, dove Gesù ricostituisce e risana le relazioni con i suoi discepoli, relazioni di amicizia, di affetto fraterno, di lavoro comune, di apostolato; relazioni di testimonianza per gli altri; relazioni eucaristiche della mensa.

Quanto ha avuto inizio con la risurrezione avviene anche per noi questa sera in cui siamo immersi e coinvolti nel mistero della vita di Gesù, che manifesta la sua potenza nell’Eucaristia
che stiamo celebrando. La manifesta nella liturgia battesimale che vivremo tra poco, accompagnando alcuni catecumeni nel loro ingresso nella pienezza di vita del Risorto, in quel cammino di pace e di luce che non avrà fine; e pregheremo perché l’amore e la bontà paterna di Dio entri nel cuore di ciascuno di loro facendoli diventare figli in Gesù.

L’Eucaristia della risurrezione, insieme con i battesimi, diviene dunque la celebrazione più alta e significativa, la più grande azione di grazie resa dalla Chiesa al Padre per averci dato il suo Figlio. E tutti noi rinnoveremo le promesse battesimali per proclamare che Cristo non è risorto da solo o solo per sé, ma che la sua risurrezione è l’inizio dell’universale risurrezione dell’umanità, chiamata ad unirsi in questa vita risorta e a camminare insieme verso Dio.

La Pasqua diventa così un invito ad un impegno di fede serio e responsabile per noi tutti; un invito a riprodurre nella nostra vita gli atteggiamenti di Gesù di Nazaret, sicuri che il Risorto ci darà la forza per viverli. La Pasqua diventa un invito a passare quotidianamente dalla morte alla vita, a mostrare che l’amore è più forte dell’egoismo, la speranza più forte di ogni delusione, la luce più forte della tenebra.

Diciamoci dunque a vicenda: «Cristo è veramente risorto!». Diciamolo con le labbra, con lavita, diciamolo con Maria madre di Gesù, con gli apostoli testimoni della risurrezione, con i santi che lungo i secoli hanno seguito fedelmente il Maestro. Diciamolo anche per coloro che soffrono a causa della guerra – e pensiamo particolarmente all’Ucraina e alla Russia, alla Palestina e a Israele -; diciamolo ai bambini mutilati di Gaza e agli ostaggi israeliti di Hamas, ai migranti che attraversano i mari in cerca di libertà e sicurezza, a quanti patiscono la fame e difficoltà di ogni genere, nel desiderio vivo che tutti in questa notte, di fronte all’annuncio che Cristo è veramente risorto, possano sentire una nuova speranza di pace e di vita. E, insieme con San Paolo VI, preghiamo:

Cristo, tu sei risorto!
Tu hai ripreso vita il terzo giorno della tua morte!
Tu, Cristo, il Signore, vivi e vivrai per sempre.
Nel tuo nome, o Gesù risorto,
venga il giorno in cui gli uomini accettino la sapienza nuova
che rivela la vera natura dell’uomo e dei suoi destini.
Venga il giorno in cui si compongono i dissidi fra i popoli
non con la forza delle armi
ma con la luce di ragionevoli negoziati.
Si plachi ogni guerra
per dare luogo a mutue e fraterne collaborazioni.
O Gesù Risorto,
venga il giorno in cui le prodigiose energie del progresso
siano impiegate a saziare la fame nel mondo,
a educare le generazioni future,
ad assistere i perenni dolori dell’uomo.
Sia la tua Pasqua, o Gesù Risorto,
festa di esultanza e di speranza!
Ripeti a noi come quella sera il tuo saluto:
la pace sia con voi!

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