Il pomeriggio del 15 agosto 2026, solennità dell’Assunta, per la comunità di Villamagina di Sellano è stata una bella, significativa e attesa giornata di festa. Numerosi abitanti, insieme ai sacerdoti della Pievania del beato Giolo, don Bartolomeo Gladson Sagayaraj, Pievano, e don Elvis Antony, hanno accolto l’arcivescovo Renato Boccardo giunto al paese, famoso in passato per la produzione delle lime e delle raspe, per la riapertura della chiesa di S. Silvestro.
L’edificio di culto, risalente al XVI secolo, presentava danni dovuti a lesioni verticali e orizzontali sulle murature portanti e della torre riconducibili al sisma del 2016. Erano presenti anche lesioni in corrispondenza del controsoffitto voltato in gesso e murature perimetrali portanti. Sono stati eseguiti interventi di ripresa della stilatura dei giunti, la sarcitura delle
lesioni, interventi di cuci-scuci, cerchiature orizzontali in ferro con relativi perfori, inserimento di diatoni artificiali e opere di allontanamento delle acque meteoriche dalle murature. Il costo dell’intervento è stato di 331.000,00 euro.
L’omelia dell’Arcivescovo. All’inizio della Messa mons. Boccardo ha asperso con l’acqua benedetta i muri della chiesa, ma soprattutto, a ricordo del Battesimo, i tanti fedeli in essa presenti. Nell’omelia il Presule ha ricordato come «ciascuno di noi è chiamato a condividere in pienezza la vita di Dio, come Maria. Facciamo fatica a pensare alla fine della nostra vita, eppure non riusciremo ad aggiungere nemmeno un minuto ad essa. Non dobbiamo definire o indovinare come e
quando, ma si tratta di riflettere su qual è il fine. Maria, donna semplice, nella collaborazione ha fatto cose grandi: ha imparato a leggere la storia della sua vita alla luce della sapienza di Dio. Anche noi dobbiamo fare così. Anche le vacanze possono essere un tempo di grazia per fermarci un attimo, per guardarci dentro, per fare silenzio in noi e domandarci verso dove stiamo andando, quale scopo ha la vita, quale patrimonio vogliamo accumulare. La vera ricchezza, l’unica che non si perde, è quella della sequela di Cristo. E allora ritrovare questa chiesa – ha concluso – è rinnovare il nostro impegno cristiano di seguire la via tracciata dal Figlio della Vergine Maria».
La felicità delle persone. La riapertura della chiesa di S. Silvestro ha reso veramente felici le persone di Villamagina, sia quelle che abitano stabilmente il paese, sia quelle che ci tornano nel periodo estivo. È stato bello vedere la commozione delle persone anziane nel ritornare a pregare nella loro chiesa, così come è stato bello vedere lo stupore dei più piccoli che per la prima volta vi entravano. Una signora al termine della Messa si è così rivola all’Arcivescovo: «Grazie Eccellenza per essere qui, grazie per la vicinanza della nostra Chiesa diocesana a questa nostra comunità di Villamagina. La riapertura della chiesa è un segno di speranza, di unità e di ripartenza». Don Bartolomeo, dopo aver ringraziato il Vescovo, ha sottolineato come la chiesa di Villamagina e la canonica attigua saranno a disposizione delle attività pastorali dell’intera Pievania del beato Giolo, che va da Cerreto di Spoleto a Verchiano di Foligno.
La tavola sagomata del Cristo. Nella parete di destra è conservata la tavola sagomata del Crocifisso, un dipinto di un ritardatario pittore della Valnerina del Quattrocento secondo l’antico profilo bizantino. La croce oltre alle tabelle laterali, con le figure di S. Giovanni e dell’Addolorata, in conversazione più che in posa di dolore, ha le tabelle rettangolari anche agli estremi dei bracci, di cui quella in alto presenta l’Eterno, dall’espressione ingenua, benedicente alla greca.
Il Cristo ha occhi aperti e stupefatti in un volto inespressivo tra i numerosi capelli che scendono ai lati. Il corpo è eretto e più che appeso è riposante sui tre chiodi (i piedi sono sovrapposti). Anche le pieghe del perizoma sono ancora gotiche e di gusto popolare. Per lo stile di espressioni timide, si avvicina agli altri crocifissi di Caso e di Ferentillo, ma l’opera popolaresca risente anche dell’ingenuità di opere marchigiane come quelle di Antonio da Fabriano.



















