Montefalco, festa di Santa Chiara della Croce. L’Arcivescovo: «Gesù non promette felicità. Parla invece di beatitudine». Il saluto del Papa ai montefalchesi. Foto e video clip.

Montefalco, festa di Santa Chiara della Croce. L’Arcivescovo: «Gesù non promette felicità. Parla invece di beatitudine». Il saluto del Papa ai montefalchesi. Foto e video clip.

Montefalco, festa di Santa Chiara della Croce. L’Arcivescovo: «Gesù non promette felicità. Parla invece di beatitudine». Il saluto del Papa ai montefalchesi. Foto e video clip.

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Montefalco, festa di Santa Chiara della Croce. L’Arcivescovo: «Gesù non promette felicità. Parla invece di beatitudine». Il saluto del Papa ai montefalchesi. Foto e video clip.

Papa Leone XIV per la festa di Santa Chiara della Croce, lunedì 17 agosto 2026, ha fatto giungere agli abitanti di Montefalco un messaggio di saluto per tramite delle monache agostiniane. Anche il Pontefice, è stato riferito, ha celebrato la memoria della Santa montefalchese e ha fatto sapere che ha ricordato nella preghiera i pellegrini che sono saliti presso il Santuario di Chiara della Croce, dove lui stesso è stato lo scorso novembre. Prima della benedizione finale della solenne Messa del mattino, l’arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha detto: «Lo scorso 6 agosto ho incontrato Papa Leone XIV a Santa Maria degli Angeli e, tra le altre cose, abbiamo parlato anche della festa di Santa Chiara della Croce. Come sappiamo questo luogo è caro al Pontefice e da qui gli assicuriamo la nostra preghiera per il suo ministero petrino».

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Con il Presule hanno concelebrato sacerdoti diocesani e religiosi, tra cui mons. Sem Fioretti, vicario generale e pievano della Pievania di Santa Chiara della Croce, don Luca Gentili, in servizio pastorale nella stessa Pievania, e padre Roberto Cecconi, cp, rettore del Santuario della Madonna della Stella. Molti i fedeli presenti, accolti con affetto e calore dalle monache agostiniane guidate dalla priora suor Cristina Daguati. Nella comunità di Montefalco, ricordiamolo, vive anche suor Maria Rosa Guerrini Presidente della Federazione dei Monasteri Agostiniani d’Italia. Tra i confessori c’era padre Alexander Lam Alania, vicario generale dell’Ordine di S. Agostino. Le autorità civili erano rappresentate dal sindaco di Montefalco Alfredo Gentili, dal sindaco di Santa Croce sull’Arno Roberto Giannoni, Comune che ha offerto l’olio per la lampada votiva che arde dinanzi al corpo di Santa Chiara, dalla consigliera regionale Donatella Tesei, montefalchese, già sindaco della cittadina e presidente della Giunta regionale dell’Umbria.

Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato che una spiritualità sana è quella che educa all’arte del presente: «non fuggire nel rimpianto né rifugiarsi nell’attesa, ma abitare il proprio tempo così com’è. Non c’è vita nel passato, che è memoria. Come non c’è vita nel futuro, che è immaginazione. La vita è adesso, in questo respiro, in questo dolore, in questo abbraccio, in questo passo. E Santa Chiara ha vissuto con un sano realismo, con passione e responsabilità, percorrendo la via che conduce alla beatitudine. Attenzione però: non alla felicità; la felicità non è mai stata una categoria cristiana. Gesù non promette felicità. Neanche una volta, nei Vangeli, utilizza questa parola. Parla invece di beatitudine. La felicità è fragile, condizionata; dipende dalle circostanze, dal successo, dal consenso, dalla salute, dalla riuscita dei nostri progetti; è legata al piacere dei sensi, all’appagamento dei desideri. La beatitudine, invece, non dipende da nulla. È un clima interiore, uno stato dell’anima che non ha bisogno di appigli esterni per esistere, perché si fonda sulla presenza fedele di Dio: «Io ajo Jesu Cristo meo crucefisso dentro lu core meo», diceva Santa Chiara. Una persona beata è una persona che vive costantemente in una atmosfera di pace. Se le cose vanno come desidera, è beata. Se vanno in direzione opposta, è beata. Se è amata, stimata, accolta, è nella beatitudine. Se è tradita, ferita, abbandonata, rimane nella beatitudine. È la “perfetta letizia” di Francesco d’Assisi; una gioia che nessuna circostanza esteriore può spegnere perché, come abbiamo cantato nel salmo responsoriale: «Il mio bene è stare vicino a Dio» (Sal 73,28). La croce non è dunque un dolore da sopportare, ma l’arte di stare nella realtà così com’è, senza fuggire, senza manipolare, senza pretendere. E lì, proprio in quel punto spesso scomodo, può aprirsi – silenziosa, imprevista – la soglia della beatitudine. […] Per comprendere questo e metterlo in pratica, occorre dunque imparare sempre di nuovo quel “pensare secondo Dio” che Gesù ha richiesto a Pietro (cf Mc 8, 33). Come ha fatto Santa Chiara, che diceva: «Amore mio Gesù Cristo che mi guardi, hai talmente attratto la mia anima con il tuo sguardo purissimo che non può più trattenersi dal venire a te». Stare all’interno di questa relazione ha effetti dirompenti, perché muta il senso dei valori di sempre: la sobrietà diventa testimonianza di una appartenenza, la fraternità condivisione di una figliolanza che accomuna, il servizio un’esigenza del cuore in risposta a un Dio venuto per servire e non per essere servito (cf Mc 10, 45), l’armonia e la familiarità con il creato contemplazione stupita di tutto ciò che “dell’Altissimo porta significatione”. Se rileggiamo la vita di Chiara della Croce vediamo la realizzazione di quanto siamo venuti dicendo. È dunque una “lezione di vita beata” quella che ci ripropone oggi la sua memoria, mentre dal silenzio del suo sepolcro, la nostra Santa ci raccomanda ancora con sollecitudine: “Vi prego di comportarvi bene. Siate umili, siate pazienti, siate obbedienti, siate uniti nella pace e nell’amore di Dio. Siate tali che Dio per voi sia sempre lodato”».

 

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