Omelia ordinazione diaconale Luis Vielman

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Ordinazione diaconale di Luis Vielman
Cannaiola di Trevi, santuario del beato Pietro Bonilli, 29 giugno 2015

 

È davvero significativo che nella celebrazione liturgica dei santi Pietro e Paolo, fondatori e patroni della Chiesa di Roma, si possa procedere all’ordinazione di chi al ministero apostolico viene aggregato e congiunto. Si manifesta in tal modo la continuità e la fecondità della Chiesa che ebbe dagli Apostoli del Signore Ia sua fondamentale struttura apostolica e sacramentale. E si illumina, al tempo stesso, la radicale dimensione di servizio nella carità e di evangelizzazione nella fede che è specifica missione del popolo di Dio. Carità ed evangelizzazione che proprio in questa chiesa sono state generosamente vissute e sono diventate il cammino quotidiano di santità del Beato Pietro Bonilli. Carità ed evangelizzazione che, decidendo di seguire Gesù Cristo alla scuola del Beato, tu, caro Luís, scegli come ideale e programma di vita.

In questa prospettiva, è necessario riflettere un istante sul carisma ministeriale che viene ora conferito a Luís, che intende rispondere con generosità alla chiamata di Dio.

Non vi è ministero nella Chiesa che non scenda come dono dall’alto; che non abbia, cioè, come sua sorgente, la vocazione creatrice che parte dall’amore misterioso ed elettivo del Padre. Essa è, al tempo stesso, dono e appello, grazia e responsabilità, realtà nuova immessa nella persona ed esigenza continua di maturazione e di realizzazione. La stessa vita cristiana nelle sue varie specificazioni e modalità dipende e risponde alla vocazione fondamentale del Battesimo. Ed è in quell’appello iniziale che si colloca la chiamata specifica al ministero, che fa di un cristiano un Vescovo, un presbitero, un diacono.

Come al profeta, anche a te, caro Luís, il Signore dice: «Prima di formarti nel grembo materno ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni… Andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò. Non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te per proteggerti» (Ger 1, 5-8). È la tua storia, così come è la storia di me Vescovo e di noi sacerdoti, così come in fondo è la storia di ogni cristiano. Proprio il Beato afferma: «Sento che il seguir Gesù Cristo è il più gran bene che vi abbia; la grazia che mi fa di voler scegliermi per suo ministro mi rapisce» (Diario Spirituale, Roma 1998, p. 223).

Tutto è grazia e tutto viene da Dio, che si è inserito nella tua vita, ha chiesto il dono di te stesso in umiltà e semplicità, ed ora viene a te nell’Ordine sacro per farti strumento e segno del suo amore fra gli uomini. Il tuo primo e vitale rapporto è e rimane perciò con Lui, per Cristo morto e risorto, nello Spirito Santo. Scriveva il Beato nel maggio del 1863, durante gli Esercizi Spirituali in preparazione al Diaconato: «Dal vedere che Cristo pregava sì spesso, sì a lungo, si deduce il gran dovere pe’ Sacerdoti di pregare. N’han bisogno per sé e per i popoli. Un Prete senza Orazione, ma s’intende che sia una delle principali sue cure, non è Prete» (Ibid., p. 313). Solo in questo rapporto vivo e vivificante potrai dire di vivere davvero; solo in questa intima ed autentica comunione di fede, di amore indiviso e di preghiera costante, resterai quello che oggi diventi: ministro, cioè servo del Signore Gesù per il suo popolo e per il mondo, nell’attesa operosa del suo Regno che viene.

Per il sacramento che ora ricevi, tu vieni costituito ministro qualificato della carità e del servizio. Infatti, «la vita non è bella, non è vita, senza la carità», come affermava il Beato. Il ministero diaconale, infatti, così come appare nel libro degli Atti e nella tradizione viva della Chiesa, sottolinea il valore del servizio come tipica funzione ecclesiale. Come diacono, perciò, tu sarai segno sacramentale e permanente di quella vocazione al servizio per cui si continua nella Chiesa la missione e l’atteggiamento di Cristo, venuto «non per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti» (Mt 20, 28).

Né questa funzione ministeriale verrà meno per te ed in te, quando accederai al Presbiterato. La diakonía infatti, che ora ti qualifica in modo speciale, resta base irrinunciabile e fondamento di tutto il ministero sacerdotale ed episcopale. Senza questo spirito di servizio non vi è potere nella Chiesa, né si giustifica il ministero gerarchico. Ce lo ricorda il Concilio Vaticano II (cf LG 24) e ce lo ripete con passione ed insistenza Papa Francesco. Lo aveva ben compreso don Pietro Bonilli che, con il linguaggio del tempo, afferma: «I motivi che deve avere l’aspirante al sacerdozio è di servire più perfettamente Dio, salvare l’anima propria e guidare il prossimo alla via della salute: ogni altro è illegittimo, per esempio una vita comoda, ricca, onorata, lo stimolo della carne e del sangue; ma bisogna togliersele dalla mente, il prete non è un gaudente, è un crocifisso; ma non è il destinatario a perpetuare sulla terra la missione di Gesù Cristo?» (Ibid., p. 290).

Entrando quindi, con il dono del Diaconato, nell’Ordine sacro (cf LG 29), tu non aspiri a posizioni di prestigio personale o di dominio ma, in umiltà e generosità, poni tutta la tua vita a disposizione degli altri, per quell’amore a Cristo che deve dilatarsi ed espandersi verso tutti gli uomini, in una donazione quotidiana senza riserve e dissimulazioni. Questa – e questa soltanto – è e sarà la tua gloria, il tuo impegno, la tua ricompensa.

In forza, dunque, della grazia sacramentale che ricevi, tu sarai d’ora innanzi animatore – non a parole, ma con i fatti – di quello spirito di servizio che è proprio di tutta la Chiesa, ma che è specifico del ministero a noi affidato. Di questo spirito tu porterai la testimonianza e lo stimolo dovunque sarai inviato: nella carità operosa, nella evangelizzazione missionaria, nella liturgia della Parola e, soprattutto, nell’Eucaristia. Divenuto sacramentalmente somigliante a Gesù, servo di Dio e degli uomini, sii in ogni istante immagine trasparente e gioiosa di questo nuovo essere che ti è conferito.

Vieni, ora, per ricevere il dono dello Spirito, che segnerà per sempre la tua esistenza. E poi vai: come servo e non come padrone; come amico e non come dominatore; «come servo di Cristo e amministratore dei misteri di Dio» (cf 1 Cor 4, 1). E Dio, da parte sua, benedica la tua famiglia che ti ha dato la libertà di questa scelta e di questa donazione; benedica e ricompensi le Suore della Sacra Famiglia che l’hanno accolta, favorita, accompagnata e sostenuta; e – finalmente – conforti coloro che ti hanno preparato a compierla.

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