Assunta 2015

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Solennita dell’Assunta 
Spoleto, Basilica Cattedrale, 15 agosto 2015

 

Nel cuore del mese di agosto, fin dai primi secoli dell’era cristiana, la Chiesa celebra l’assunzione di Maria al cielo. In Oriente, dove forse ha preso origine, questa festa viene ancora oggi chiamata “Dormizione della Vergine”. San Teodoro Studita (759-826), stupito di fronte a questo evento eccezionale, si chiedeva: «Con quali parole spiegherò il tuo mistero? La mia mente è in difficoltà…È un mistero insolito e sublime, che trascende tutte le nostre idee». E aggiungeva: «Ti sei addormentata, sì, ma non per morire; assunta, ma non lasci di proteggere il genere umano». E la liturgia ci fa proclamare che dalla gloria del cielo Maria «accompagna con materno amore la Chiesa e la protegge nel cammino verso la patria, fino al giorno glorioso del Signore» (Messa di Maria Vergine, immagine e madre della Chiesa, Prefazio).

Abbiamo ascoltato dal Vangelo secondo Luca che Maria si mise in viaggio dalla Galilea verso una cittadina vicino a Gerusalemme, per andare a trovare la cugina Elisabetta (Cf Lc 1, 39-56). Oggi si incammina verso la Gerusalemme celeste per essere accolta dall’abbraccio del Padre e incontrare, finalmente, il suo Figlio Gesù. In verità, nel viaggio della vita Maria non si è mai separata dal Figlio: l’abbiamo vista con il piccolo Gesù fuggire in Egitto e più tardi condurlo adolescente a Gerusalemme, e per trenta anni a Nazaret ogni giorno lo contemplava conservando tutto nel cuore (cf Lc 2, 19); lo ha quindi seguito quando lasciò la Galilea per predicare in ogni città e villaggio; è stata con lui fin sotto la croce. Oggi la vediamo giungere presso Dio «vestita di sole, con la luna sotto i piedi e sul capo una corona di dodici stelle» (Ap 12,1), ed entrare nella gloria. È stata la prima dei credenti ad accogliere la Parola di Dio, ora è la prima ad essere assunta nel cielo; è stata la prima a prendere in braccio Gesù quand’era bambino, ora è la prima ad essere presa tra le braccia dal Figlio per essere portata nella gloria. Poiché ha accolto il Vangelo, lei, umile ragazza di uno sperduto villaggio della periferia dell’impero, diviene la prima cittadina del cielo.

Davvero il Signore rovescia i potenti dai troni e innalza gli umili! (Cf Lc 1, 52). È un mistero grande quello che oggi celebriamo. È il mistero di Maria, ma è anche il mistero di tutti noi, anzi il mistero stesso della storia. Infatti, sulla via dell’assunzione aperta da Maria si incamminano anche i passi di tutti coloro che legano la loro vita a Gesù come Maria legò a lui la sua. Le pagine bibliche che abbiamo ascoltato ci immergono in questo mistero di salvezza. L’Apocalisse squarcia il cielo della storia dove si affrontano il bene e il male: da un lato la donna e il figlio, dall’altro il drago incoronato (Cf Ap 11, 19°; 12, 1-6°. 10ab).

La lettura cristiana ha visto in questa pagina la figura di Maria e di Cristo: essi, intimamente connessi, sono il segno altissimo del bene e della salvezza; di fronte a loro sta il drago, simbolo mostruoso della violenza, rosso come il sangue che versa, ubriacato dal potere rappresentato dalle teste coronate. All’inizio della storia, Adamo ed Eva furono sconfitti dal maligno; nella pienezza dei tempi, il nuovo Adamo e la nuova Eva sconfiggono definitivamente il nemico. Sì, con la vittoria di Gesù sul male, anche la morte interiore e fisica è vinta. E si stagliano all’orizzonte la risurrezione del Figlio e l’assunzione della Madre. Scrive l’apostolo Paolo: «Se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dai morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Cor 15,21-22).

L’essere ora in Cielo, assunta nella gloria del Padre con il suo corpo e la sua anima, non allontana però Maria dal popolo cristiano che, come afferma il Concilio Vaticano II, «con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima» (LG 53). Dall’alto della croce, infatti, nell’affidarla a Giovanni, il discepolo amato (Cf Gv 19, 25-27), Gesù chiama Maria ad accogliere come figli i suoi discepoli e quanti credono in lui, ad allargare cioè la sua maternità a tutte le generazioni dei credenti. Nel dolore e nella gioia della Pasqua, si apre così una nuova fecondità: nasce la Chiesa, segno e sacramento di salvezza per tutto il genere umano; la Pasqua di Cristo diventa nostra Pasqua, la Madre di Cristo diventa nostra Madre. E da allora Maria adempie al suo compito indicando e offrendo, a tutti gli uomini e senza interruzione, il Figlio, fonte di acqua viva che sgorga perché abbiano la vita in abbondanza (Cf Gv 10,10). Ascoltiamo Papa Francesco: «Gesù fonda la Chiesa e fonda noi nella Chiesa. Il mistero della Chiesa è strettamente unito al mistero di Maria, la Madre di Dio e Madre della Chiesa. Maria ci genera e ci alleva. Anche la Chiesa. Maria ci fa crescere. Anche la Chiesa. Noi cristiani non siamo orfani, abbiamo una mamma, abbiamo una madre, e questo è grande! Non siamo orfani! La Chiesa è madre, Maria è madre» (Cf Udienza generale, 3 settembre 2014).

Sull’esempio di Maria, la Chiesa è chiamata a generare Cristo nel mondo in cui si trova a vivere, un mondo da sempre percorso dalla lotta tra bene e male. Per questo essa non cessa di ripetere le parole di Gesù e di rinnovare sacramentalmente i suoi gesti che danno la salvezza. Per questo – memore della parola del suo Fondatore: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2, 17) – la Chiesa non si stanca di rivolgere a tutti gli uomini, senza distinzione, l’invito a cambiare vita, allontanando il male e scegliendo il bene. Per questo, quale madre attenta e premurosa, allarga le braccia e non esclude nessuno dalla sua accoglienza e dalla sua attenzione, anche colui che si possa essere macchiato del più grave peccato, anche l’omicida e il traditore, il mafioso e il razzista, l’usuraio e il violento, il prevaricatore e il menzognero… Nessuno, proprio nessuno, deve sentirsi estraneo o rifiutato: Gesù ha sempre combattuto e condannato il peccato, mai il peccatore. E la Chiesa, come ogni madre, confida sempre nel piccolo seme di bene insito nel cuore dell’uomo, di ogni uomo, e custodisce la fiducia che anche in quello più indurito dal male e dall’egoismo possa nascere una risposta generosa all’appello di Gesù: «Convertiti, e credi nel vangelo» (cf Mc 1, 15). Ascoltiamo ancora Papa Francesco: «La Chiesa è chiamata ad essere sempre la casa aperta del Padre. Niente porte chiuse. Niente porte chiuse… La Chiesa è la casa paterna dove c’è posto per ciascuno con la sua vita faticosa» (Udienza generale, 5 agosto 2015; cf Evangelii gaudium, n. 47).

Un ultimo messaggio, infine, vogliamo raccogliere dall’odierna solennità. L’assunzione di Maria ci parla del nostro futuro: anche noi saremo con il corpo accanto al Signore. Si potrebbe dire che con il mistero che oggi celebriamo inizia la vittoria piena della risurrezione; iniziano i cieli nuovi e la terra nuova annunciati dall’Apocalisse. Il Magnificat di Maria può divenire perciò il nostro canto, il canto dell’umanità intera che vede il Signore piegarsi su tutti gli uomini e su tutte le donne, umili creature, e assumerli con sé nel cielo. È la nostra chiamata e il nostro destino: stringiamoci attorno alla Madre di Dio, per poter essere anche noi assunti dal Signore già da ora nell’abbraccio del suo amore e, un giorno, approdare felicemente alla sua casa di luce e di pace.

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