Omelia in occasione dell’Assemblea diocesana e del 10° anniversario dall’ingresso in Diocesi, Duomo di Spoleto, 13 ottobre 2019

Omelia in occasione dell’Assemblea diocesana e del 10° anniversario dall’ingresso in Diocesi, Duomo di Spoleto, 13 ottobre 2019

Omelia in occasione dell’Assemblea diocesana e del 10° anniversario dall’ingresso in Diocesi, Duomo di Spoleto, 13 ottobre 2019

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Omelia in occasione dell’Assemblea diocesana e del 10° anniversario dall’ingresso in Diocesi, Duomo di Spoleto, 13 ottobre 2019
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«Tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo» (cf Lc 17, 15-16).

Questa sera, cari fratelli e sorelle, «mia gioia e mia corona» (Fil 4, 1), amo riconoscermi nel samaritano di cui ci ha parlato l’evangelista Luca: dopo 10 anni da quell’11 ottobre 2009, quando mi avete accolto in questa Basilica Cattedrale con un calore e un affetto che ancora mi commuovono, anch’io lodo Dio a gran voce e mi prostro davanti a Gesù per ringraziarlo.

È il sentimento che mi abita prepotente questa sera e che – lasciando da parte per una volta la connaturale riservatezza piemontese – vorrei provare a condividere con voi. È innanzitutto un sentimento di meraviglia e di azione di grazie per il dono inaspettato e ricchissimo e fecondo della Chiesa di Spoleto-Norcia, alla quale Papa Benedetto XVI mi ha inviato come padre e pastore, 116.mo successore di San Brizio. Voi lo sapete: prima di giungere a Spoleto ero vescovo di una Chiesa titolare, impegnato nel servizio della Santa Sede, dove ho avuto come maestro e padre l’indimenticabile San Giovanni Paolo II. Giunto qui, per me tutto era nuovo; ho dunque iniziato un lungo e quasi quotidiano pellegrinare sulle nostre strade, che ancora non si è concluso. Ed ho scoperto la grande tradizione di vita cristiana e di santità che rende bella e ricca la nostra diocesi; l’impegno costante nella donazione gratuita e nel sacrificio silenzioso di tanti uomini e donne nella vita famigliare e professionale e sociale; il servizio prezioso degli operatori pastorali, dei catechisti, dei ministri straordinari dell’Eucaristia, dei volontari della Caritas, della pastorale famigliare e giovanile, dei tanti che in mille modi diversi donano tempo e cuore per il bene dei fratelli, dentro e fuori la comunità cristiana.

Ho avuto modo di accostare tante sofferenze, fisiche e morali, pubbliche e segrete – come non ricordare la tragedia del terremoto, con le sue conseguenze ancora ben presenti – , e di versare sulle piaghe di questa umanità ferita, grazie al concorso di molti, l’olio della consolazione e il vino della speranza. Ed ho raccolto tante confidenze, desideri, progetti, attese, delusioni e fallimenti che la fiducia delle persone ha voluto deporre nel cuore del vescovo.

Lungo queste strade, sempre presenti con generosità e discrezione, ho incontrato i miei fratelli preti, «saggi collaboratori dell’ordine episcopale e suo aiuto e strumento» (LG 28), dai quali ho imparato la concretezza del ministero, la passione apostolica, la fantasia nella missione, la vicinanza e la condivisione della vita della gente.

Questi brevi cenni mi permettono di contemplare insieme con voi il volto bello e luminoso della nostra Chiesa diocesana, che sono andato scoprendo e amando in un crescendo di dedizione e di appartenenza. Sì, perché progressivamente – e specialmente dopo la morte della mia mamma – voi siete diventati la mia famiglia, presso la quale ho desiderio di fare ritorno ogni qualvolta sono lontano. Così, giorno dopo giorno, voi siete diventati “miei” e, di riflesso, io spero di essere diventato anche un po’ “vostro”.

Accogliete a questo proposito una confidenza del cuore: ogni sera, a fine giornata, dal balconcino del primo piano del palazzo vescovile, quello che si affaccia sulla bellissima valle spoletana, traccio un segno di croce per invocare la benedizione di Dio su ogni casa e su ogni abitante della diocesi: non ho e non posso darvi altro (cf At 3, 6), ma vorrei che leggeste in questo gesto benedicente un segno e il pegno d’amore da parte del vostro vescovo. Tale pensiero serale si configura quasi come una “restituzione”: la consapevolezza che in ogni Messa celebrata quotidianamente nel territorio diocesano il prete e l’assemblea pregano «per il nostro vescovo Renato» ha sempre suscitato in me un misto di confusione e di consolazione; confusione per essere oggetto immeritato di tanta preghiera; consolazione perché quel ricordo orante è stato spesso sorgente di forza e rinnovato vigore nel rispondere alla chiamata di Dio nel ministero episcopale. Perché, lo sapete, anche un vescovo esperimenta le fatiche, la delusione, il fallimento, la solitudine. Specialmente in quei momenti, la certezza di essere come avvolto e portato dalla preghiera della Chiesa diventata “mia” mi ha permesso di guardare in alto e di ricominciare sempre di nuovo, nella fiducia e nella speranza.

Se quando vengo in visita nelle vostre parrocchie posso ormai dire di conoscervi quasi per nome, è vero che in questi anni anche voi avete imparato a conoscere me e avete scoperto pregi e difetti, ricchezze e povertà. Di fronte a tutti voi, cari fratelli e sorelle, cari fratelli sacerdoti, è dunque giusto e doveroso che io faccia la mia confessione e domandi perdono a Dio e a voi per le parole non ascoltate, le lacrime non asciugate, i desideri non soddisfatti, le attese rimaste deluse, gli esempi non dati, le omissioni nel cammino del bene. Confido che saprete continuare a compatire e perdonare le mie povertà.

Quando si celebra un anniversario, viene spontaneo tracciare un bilancio del cammino percorso: lo lascio al buon Dio. A Lui affido il bene compiuto, perché lo moltiplichi e lo renda fecondo; a Lui rimetto inadempienze e mancanze, perché le colmi con l’abbondanza della sua misericordia. Tuttavia, due tempi particolarmente significativi mi piace ricordare con voi: la visita pastorale compiuta negli anni 2012-2014 e l’Assemblea sinodale del 2016-2017. Nella prima, sono venuto alle vostre comunità e alle vostre case per contemplare il mistero che Cristo plasma nelle anime dei credenti, per confermarvi nella fede e nella carità, per ricevere da voi l’incoraggiamento e l’esempio della vostra fedeltà e del vostro impegno cristiano. Nella seconda abbiamo guardato insieme “con intelletto d’amore” alla nostra diocesi e ai suoi abitanti, delineando e definendo i passi da compiere affinché tutti, nessuno escluso, possiamo vivere una autentica “conversione missionaria” per annunciare e condividere con gli uomini e le donne del nostro tempo “la gioia del Vangelo”. Sono stati due autentici “momenti di grazia”, due tappe qualificanti del nostro comune cammino, che hanno consolidato la comunione tra noi e hanno prodotto dei documenti che devono costituire il necessario punto di riferimento per ogni programma e azione pastorale che dobbiamo intraprendere.

Ed ora, mentre celebriamo questa Assemblea diocesana, siamo chiamati a guardare avanti e a continuare il cammino con lena rinnovata. Ci aspetta il consolidamento delle Pievanie con i diversi progetti pastorali da mettere in atto, ci sollecitano i bisogni morali e materiali dei nostri contemporanei, ci attende una testimonianza convinta e credibile del Signore Gesù, il solo che può dare senso e pienezza alla vita dell’uomo. Una pastorale “di conservazione” deve trasformarsi in una pastorale “di missione”, affinché la gioia della Buona Novella sia da tutti conosciuta, esperimentata e amata. Un solo programma dunque ci consegniamo reciprocamente questa sera: il Vangelo del Signore, come regola di vita e bussola di comportamento, da declinare nei pensieri e nelle azioni, per ridare slancio e vigore alle nostre comunità parrocchiali, per farle diventare sempre più luoghi di autentica umanità e fraternità, capaci di generare veri discepoli di Gesù, nella Chiesa, per il mondo.

Cari fratelli e sorelle, il vescovo si fa dunque mendicante e stende la mano verso ciascuno di voi e le comunità che qui rappresentate: non vi accontentate di trascinarvi appresso consuetudini e tradizioni religiose, riscoprite il fuoco del Vangelo di Gesù con un percorso adeguato di formazione alla vita cristiana; non vi lasciate addomesticare dal pensiero comune che spinge a rinchiudersi ciascuno nel proprio mondo, sperimentate la gioia della fraternità e della solidarietà; non abdicate alla novità che nasce incessante dal rapporto vitale con il Signore, siate membra vive e vivificanti di questa realtà territoriale, siate segno e fermento evangelico nel campo di Dio che è la nostra diocesi. Sappiamo bene che potremo portare consolazione e speranza al mondo solo se camminiamo umilmente dietro al Signore Gesù e rimaniamo vitalmente uniti tra noi, con un profondo senso di appartenenza ecclesiale e con l’esercizio costante di una comunione affettiva ed effettiva.

Infine, permettete che ancora una volta vi inviti a non stancarvi di implorare con me dal Signore il dono di nuove vocazioni al sacerdozio per la nostra diocesi. Voi genitori non abbiate paura di “perdere” un figlio se diventa prete; egli rimane vostro e vi coinvolge in una paternità e maternità che non ha eguali; voi giovani non abbiate paura di rispondere al Signore che chiama: Dio non toglie nulla, ma dona tutto! E le nostre comunità attendono con ansia qualcuno che per loro ripeta le parole e rinnovi i gesti di Gesù.

Ed ora:

Chiesa di Dio che cammini in Spoleto-Norcia, qui radunata nella Basilica Cattedrale, accogli il saluto commosso e riconoscente di questo ultimo dei tuoi servi, costituito tuo padre e pastore nell’ordine episcopale;

mantieni integra e convinta la tua fede, custodisci viva la tua speranza, sii credibile con la tua carità;

avanza fiduciosa sulle strade del mondo portando con gioia e coerenza agli uomini e alle donne di queste vallate l’unica tua ricchezza: il Signore Gesù e il suo Vangelo;

sostenuta dalla forza dello Spirito e dall’intercessione della Madre del Signore e dei santi Ponziano e Benedetto, non ti stancare di costruire la città di Dio nella città degli uomini, perché si affermi finalmente la civiltà dell’amore.

Chiesa di Spoleto-Norcia, il Signore sia sempre con te. E ti conceda ogni giorno la forza e la gioia di rimanere con lui. Amen.

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