Omelia nella Notte di Natale, 24 dicembre 2015

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Omelia nella Notte di Natale, 24 dicembre 2015
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Notte di Natale
Spoleto, Basilica Cattedrale, 24 dicembre 2015

 

La storia millenaria dell’umanità ha sempre conosciuto momenti di lotta e di incertezza, di sconfitte cocenti e di fugaci vittorie; tanto da farla apparire unicamente come una storia di guerra, di lotta, di morte. Gli uomini – quelli di ieri e quelli di oggi – si domandano angosciati: perché il dolore? Perché l’umiliazione? Perché la piccolezza così sentita e sofferta? Quale il senso della sofferenza degli ultimi della terra? Ieri, questa “realtà di morte” aveva passi lenti, ritmati dai secoli; oggi, anche la morte sembra essersi “aggiornata” ai ritmi frenetici della nostra epoca e l’uomo pare abbia perduto il senso della propria esistenza e il gusto della vita.

A questo uomo che anela una certezza capace di dare un significato alla vita, la Chiesa ripropone Cristo. Perché in Gesù, che nel Natale riveste la nostra natura mortale, Dio parla. E l’uomo ascolta il racconto dell’evento colmo di dolcezza divina e umana: Dio è nato bambino; Dio si è fatto storia. Dio non risponde al perché della sofferenza; soffre insieme a noi. Dio non risponde al perché del dolore; si è fatto l’uomo dei dolori. Dio non risponde al perché dell’umiliazione; si umilia. Non siamo più soli nella nostra solitudine; Dio è con noi, l’Emmanuele. Non siamo più solitari, ma solidali. Questa sera ci viene narrata la storia di un Dio che si è fatto bambino, che invece di interrogare agisce, che invece di rispondere vive una risposta. E così, la notte dell’uomo diventa luminosa: il Bambino che nasce a Betlemme ci rivela che tutto possiede un senso segreto e talmente profondo che Dio stesso ha voluto assumerlo; la ristrettezza del nostro mondo ha una via d’uscita benedetta e una conclusione felice. Non siamo un gregge abbandonato né una massa anonima e senza direzione. Dio non assiste impassibile alla tragedia umana; vi entra dentro; vi partecipa e ci rivela che vale la pena vivere questa vita fedeli nella lotta per essere ogni giorno migliori, esigenti nella pazienza verso noi stessi e verso gli altri, forti nel sopportare le contraddizioni e saggi da ricavarne una lezione.

Gesù però non è un modello lontano nel tempo, quasi un oggetto prezioso che ogni tanto rispolveriamo, riprendiamo tra le mani e contempliamo con gusto estetico. Egli è la Luce da cui dobbiamo lasciarci inondare perché le tenebre del cuore siano vinte e le cose, ritrovato il significato loro proprio, ritornino ad essere al servizio dell’uomo. Egli è la Gioia per la vittoria dello Spirito che non fa vittime, ma rende tutti vittoriosi. Egli è la Pace, che non è quietismo per paura di violenze ma comunione piena con il Padre e con gli uomini riscoperti come fratelli.

Questa notte risuona l’annuncio dell’umanità, della benevolenza e dell’amore di Dio per gli uomini, rivelati e realizzati in Gesù Cristo (cf Tt 3, 4). Nell’incontro con Lui, “volto della misericordia del Padre”, riceviamo luce e forza per aprire il cuore, la mente e le mani ai fratelli, a partire da quanti si trovano in necessità. «La Chiesa – dice Papa Francesco – sente in maniera forte l’urgenza di annunciare la misericordia di Dio… Essa sa che il suo primo compito, soprattutto in un momento come il nostro colmo di grandi speranze e forti contraddizioni, è quello di introdurre tutti nel grande mistero della misericordia di Dio, contemplan­do il volto di Cristo» (cf MV 25).

Ciò che abbiamo questa sera da condividere è la gioia intima, folgorante, di quelli che sono stati raggiunti dalla misericordia di Dio e sono chiamati, nella notte del mondo, a portare come una fragile fiamma questa certezza: Dio non si dimentica di me, mi ama, mi rinnova continuamente la sua fiducia, mi dona se stesso nella persona e nella parola di Gesù, manifesta pienamente la sua onnipotenza quando perdona la mia miseria e il mio peccato. Se riconosciamo con umiltà e sano realismo che spesso ci allontaniamo da lui e dal suo amore considerato troppo esigente, e  facciamo ritorno a lui, riceviamo conforto, perdono, speranza: poiché il popolo che è la Chiesa non è fatto di santi, di perfetti, di impeccabili; è fatto di peccatori perdonati, di vigliacchi riconciliati, di fuggiaschi ricuperati, di gente di poca fede che riceve una forza che non le appartiene. Scopriamo così di essere portatori della ricchezza di Dio, e la nostra vita riceve tutto il suo peso e tutto il suo senso, che nessuno può toglierci, da quell’amore e da quella misericordia che ci sono stati donati gratuitamente e dei quali siamo costituiti testimoni.

È questo il senso vero del Giubileo della Misericordia, che da qualche giorno stiamo vivendo «per sentire forte in noi la gioia di essere stati ritrovati da Gesù, che come Buon Pastore è venuto a cercarci perché ci eravamo smarriti; per percepire il calore del suo amore quando ci carica sulle sue spalle per riportarci alla casa del Padre; per essere toccati dal Signore Gesù e trasformati dalla sua misericordia, per diventare noi pure testimoni di misericordia» (cf Papa Francesco, Omelia 11 aprile 2015).

E tutto ciò si realizza oggi, dove “oggi” non significa solo una realtà temporale ma la continuità della salvezza (perché l’oggi di Dio è eternità), dono del Padre agli uomini che sanno accettarlo. Chi sa accettare il dono del Padre? Il Vangelo ci dice che Maria, la Madre Vergine, Giuseppe, l’uomo fedele, e i pastori in veglia, «lo accolsero». Pur nella diversità delle loro esperienze personali, la loro risposta di fede nasce dall’ascolto della Parola del Padre recata dagli angeli, che aveva preparato il loro cuore e la loro vita a saper riconoscere nella realtà del Bambino di Betlemme il Dio presente tra gli uomini.

Nella misura in cui, oggi, noi accogliamo questa salvezza, dobbiamo operare perché altri siano inondati da questa Luce, esperimentino questa Gioia, gustino questa Pace. Luce, Gioia e Pace che non sono per noi ricordi di infanzia o momenti estetici, ma una Persona viva, Cristo Gesù che viene, oggi, a salvarci donandoci la sua misericordia e chiedendoci di diventarne strumento efficace.

Con questo auspicio, ci diciamo reciprocamente: Buon Natale!

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