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Chiusura della Visita Pastorale

Cattedrale di Spoleto – Santi Domenico e Francesco

Corpus Domini, 19 giugno 2014

 

La Chiesa d’occidente, con una tradizione antica ormai di sette secoli, celebra il grande mistero del Corpo e del Sangue del Signore due volte nell’anno liturgico: il giovedì santo e a conclusione del tempo pasquale, in questa festa del Corpus Domini. Nel giovedì santo meditiamo sul mistero dell’Eucarestia soprattutto nel suo essere riassuntivo della Pasqua, cioè della passione, morte e resurrezione di Gesù. Nell’odierna solennità lo stesso mistero è celebrato in particolare nella sua funzione ecclesiale, come mistero che genera la Chiesa e costruisce la comunità dei fedeli. Attorno all’Eucaristia noi ci ritroviamo questa sera come Chiesa diocesana, accompagnati – quasi circondati – dai nostri Santi ai quali guardiamo come ai figli migliori delle nostre comunità, per concludere in preghiera, nel nome del Signore, un evento di grazia quale è stato – sicuramente per me, ma oso sperare anche per voi – la Visita Pastorale che in questi due anni ho avuto la gioia di compiere alla nostra Chiesa diocesana.

Dalle pagine bibliche che sono state proclamate attingo qualche spunto di riflessione, che ci aiuti ad illuminare ulteriormente la forte esperienza ecclesiale che abbiamo vissuto e a trarne qualche insegnamento.

La prima lettura dal libro del Deuteronomio (Dt 8, 2-3.14-16) riporta uno dei discorsi di Mosè. Il popolo d’Israele sta correndo il rischio di dimenticarsi dell’alleanza, dell’amore del Signore, e allora Mosè lo richiama con forza: «Ricordati», ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere, ricordati che dopo averti fatto provare la fame, ti ha nutrito con la manna, per insegnarti che l’uomo vive non di solo pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore (cf Mt 4, 4). L’Eucaristia è appunto il «ricordati» di ciò che Dio ha compiuto per noi, a partire dal battesimo fino ad oggi, è il ricordo delle innumerevoli grazie che ci vengono dal mistero pasquale di Cristo.

 

Il primo messaggio che raccogliamo dalla Visita Pastorale sta dunque in questa parola: «Ricordati». Si tratta innanzitutto di “fare memoria”, di prendere cioè rinnovata coscienza del ricco patrimonio costituito dalla stessa vita quotidiana delle nostre comunità, sostenute dalla sapienza evangelica e guidate dalla provvidenza di Dio. In questi due anni, ho avuto modo di percorrere come pellegrino le strade della Valle spoletana e della Valnerina. Andando incontro ad un popolo dai mille volti, testimone del Cristo ad un tempo sfigurato sulla croce e splendente il mattino di Pasqua, ho potuto constatare la fecondità di una lunga tradizione di fede, di cultura cristiana e di santità. Che meraviglia vedere e conoscere così, “dal di dentro”, la Chiesa che il Signore mi ha affidato per un servizio d’amore!

Ho condiviso diverse giornate con i sacerdoti, fratelli carissimi e collaboratori preziosi, legati a me da un vincolo sacramentale e ministeriale nel portare il giogo soave del Vangelo (cf Mt 11, 29) ed ho ammirato la loro dedizione e generosità; ho dialogato con i catechisti e i ministri straordinari dell’Eucarestia, con i numerosi operatori pastorali e i volontari della Caritas; sono entrato in tante case per salutare i malati e gli anziani; ho incontrato e ascoltato tante persone: molte segnate dal peso della croce (perdita del lavoro e precarietà economica; malattia e solitudine; delusioni, fallimenti, abbandoni, rifiuti e mancanze d’amore, …); tante impegnate nella ricerca quotidiana del bene e della sua realizzazione, nella generosa sequela del Signore in una varietà di vocazioni e di carismi, animate dal vivo desiderio di trasmettere ad altri il tesoro prezioso della fede con la testimonianza della carità che rende credibile l’annuncio. In una parola: ho davvero visto e conosciuto «il santuario vivente del popolo di Dio»! Con tutti voi rendo grazie e benedico il Signore per questa nostra Chiesa diocesana di Spoleto-Norcia! E a voi dico la mia profonda gratitudine per l’accoglienza cordiale e familiare che ovunque mi avete riservato.

La seconda lettura ci riporta due brevi ma fondamentali versetti della prima lettera di san Paolo ai Corinti (1Cor 10,1 6-17). Il tema dominante è quello della comunione: il calice è comunione con il sangue di Cristo, il pane è comunione con il corpo di Cristo, noi che ci nutriamo di un unico pane siamo un solo corpo. Nell’Eucaristia Cristo ci attira a sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi tutti una cosa sola con lui. In questo modo, Egli ci inserisce anche nella comunità della Chiesa, ci raduna in un’assemblea di fraternità e di salvezza: la comunione con il Signore è sempre anche comunione con gli altri. Per questo la nostra vita spirituale dipende essenzialmente dall’Eucaristia; senza di essa la fede e la speranza si spengono, e la carità di raffredda.

Nel termine e nel concetto di «comunione» sta il secondo messaggio che intendo raccogliere con voi. Siamo chiamati a “fare uno”: cioè, da una parte, ad accogliere da Dio con stupore e gratitudine il dono misterioso dell’unità tra di noi che affonda le radici nel Battesimo ricevuto; dall’altra, a tessere e rinsaldare continuamente tra noi legami autentici di unità e fraternità e a crescere risolutamente nel “senso di appartenenza” a questa Chiesa diocesana.

L’impegno ad operare in comunione di intenti è quanto ci rende tutti insieme discepoli obbedienti del Signore Gesù. Questa obbedienza è richiesta a tutti, senza distinzioni: tutti infatti siamo chiamati ad essere membra vive e vivificanti di questa realtà territoriale, ad essere segno e fermento evangelico in questo campo di Dio che è la Chiesa di Spoleto-Norcia. Ciascuno cammini secondo il suo carisma e la sua ispirazione interiore, ma nessuno permetta che progetti o visioni parziali distolgano dal centro dell’attenzione e dell’azione la costruzione costante della comunione ecclesiale. È importante non confondere il buon grano con le erbe inutili o la zizzania, anche se esse non mancheranno mai nel campo della Chiesa. Sappiamo bene che potremo portare consolazione e speranza al mondo solo camminando umilmente dietro al Signore Gesù e rimanendo vitalmente uniti tra noi, con un vivo senso di appartenenza ecclesiale e con l’esercizio costante di una comunione affettiva ed effettiva con la diocesi tutta e con il Vescovo.

Il brano evangelico (Gv 6, 51-58) ci presenta la parte finale del lungo discorso pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao. Egli afferma, dapprima positivamente, di essere lui stesso «il pane di vita» e, in negativo, che se non mangiamo la carne del Figlio dell’uomo e non beviamo il suo sangue, non avremo in noi la vita, la vita eterna. Gesù dunque offre la sua persona come nutrimento della vita cristiana, come comunicazione di sé alla creatura. Dio vuole comunicarsi all’uomo, si dice e si dà a noi, e tale mistero ha il suo culmine nella carne di Gesù, cioè nell’incarnarsi del Verbo, nel suo vivere, morire e risorgere. L’uomo – ci dice – si nutre del Verbo fatto carne come esempio da seguire, come Parola in cui credere, come vittima salvifica alla quale aderire misticamente, in un’azione sacramentale che fa di tutti noi una cosa sola.

Gesù, maestro, pastore e salvatore, è il vero tesoro della Chiesa. Custodi e “amministratori” di questo mistero (cf 1 Cor 4, 1), ne siamo “debitori” nei confronti degli uomini e delle donne del nostro tempo (cf 1 Cor 9, 16; At 3, 6). La terza parola che ricavo da queste pagine è dunque «missione».

Nella sua Lettera sulla gioia del Vangelo, Papa Francesco ci ha detto: «Sogno una scelta missionaria capace di trasformare ogni cosa, perché le consuetudini, gli stili, gli orari, il linguaggio e ogni struttura ecclesiale diventino un canale adeguato per l’evangelizzazione del mondo attuale, più che per l’autopreservazione… La pastorale in chiave missionaria esige di abbandonare il comodo criterio pastorale del “si è fatto sempre così”. Invito tutti ad essere audaci e creativi in questo compito di ripensare gli obiettivi, le strutture, lo stile e i metodi evangelizzatori delle proprie comunità» (EG 27. 33).

È la grande opera dell’annuncio del Vangelo di Gesù, da sempre affidata ad ogni battezzato nella Chiesa. Anche noi vogliamo accogliere con concreta e serena disponibilità l’appello del Papa, impegnandoci ad una autentica “rigenerazione” nella fede e volgendoci con rinnovato slancio alla missione. Per realizzare questo compito, arduo ed entusiasmante ad un tempo, mi preme per ora rilevare che a tutti – sacerdoti, religiosi e fedeli laici – è richiesta una autentica “conversione pastorale”, che ci conduca ad individuare i percorsi e gli strumenti per aiutare gli uomini a «pensare secondo Dio» (cf Mt 16, 23) e a fare delle nostre comunità parrocchiali luoghi dove il Vangelo è interpretato e vissuto come sorgente di senso e germe di santità, che conduce i credenti a rendere sempre e dappertutto ragione della speranza che li abita (cf 1 Pt 3 15). Penso in particolare alla pastorale delle famiglie e dei giovani, alla grande opera della catechesi e della carità, e alla ormai prossima realizzazione delle Zone pastorali o Pievanie, che insieme con i sacerdoti abbiamo definito fino a ieri nella Assemblea di Roccaporena. Dobbiamo tutti formarci ad una “fede adulta”, che si manifesti come scelta personale, illuminata, convinta, testimoniante; dobbiamo seriamente impegnarci affinché la fede cristiana appaia non come nostalgia del passato ma come incarnazione nel presente, come apertura al futuro di Dio che si manifesta attraverso le vicende storiche, come assunzione di responsabilità personali e collettive. È questa la fede che nutre e fortifica la comunità dei discepoli del Signore e li edifica come Chiesa missionaria e profetica.

Il 14 ottobre 2012, aprendo la Visita Pastorale in questa Basilica Cattedrale, affidavo alla Madre di Gesù nella sua SS.ma Icone il percorso che iniziava e, mentre le chiedevo di prendersi cura di tutti noi, accendevo la lampada che ha brillato davanti alla sua immagine per questi due anni. Questa sera, insieme con voi, desidero deporre nel cuore materno della Vergine Maria ogni istante, ogni parola, ogni incontro, ogni celebrazione della Visita Pastorale, perché li presenti al suo Figlio Gesù e con la sua intercessione potente ottenga dal cammino compiuto qualche frutto di bene e per noi e per la nostra diocesi l’abbondanza delle benedizioni divine.

Ed ora:

Chiesa di Dio che cammini in Spoleto-Norcia, accogli il saluto commosso e riconoscente di questo ultimo dei tuoi servi, costituito tuo padre e pastore nell’ordine episcopale;

avanza fiduciosa sulle strade del mondo portando con gioia e coerenza agli uomini e alle donne di queste vallate l’unica tua ricchezza: il Signore Gesù e il suo Vangelo;

mantieni integra e convinta la tua fede, custodisci viva la tua speranza, sii credibile con la tua carità;

sostenuta dalla forza dello Spirito e dall’intercessione dei santi Ponziano e Benedetto, non ti stancare di costruire la città di Dio nella città degli uomini, perché si affermi finalmente la civiltà dell’amore.

Chiesa di Spoleto-Norcia, il Signore sia sempre con te. E ti conceda ogni giorno la forza e la gioia di rimanere con lui. Amen.

 

 

 

 

 

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