Omelia nella Veglia di Pasqua, 16 aprile 2022

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Omelia dell’Arcivescovo nella Veglia Pasquale

Spoleto, Basilica Cattedrale, 16 aprile 2022

«Il Cristo non è qui. È risuscitato dai morti». Il vangelo che abbiamo ascoltato ci parla di un evento misterioso, ma non lo descrive, non lo racconta, semplicemente lo proclama.

Ci vengono però indicati dei segni, delle realtà che lo manifestano: la luce sfolgorante, la parola degli angeli. Poi saranno le apparizioni di Gesù stesso, il suo incontrarsi con gli apostoli, che mostreranno ciò che è avvenuto. Attraverso queste manifestazioni ci viene detto che il fatto misterioso e sconvolgente della risurrezione di Gesù è sì il mistero di Dio, di Cristo e della sua gloria, ma anche un mistero che irrompe nella nostra storia per la potenza amorosa di Dio, che crea e ricrea la vita.

L’evento annunciato dal vangelo è stato da noi rivissuto attraverso un itinerario di letture bibliche che ci ha presentato le principali tappe della storia della salvezza. Questo ci suggerisce che la potenza di Dio – culminante nella risurrezione di Gesù – si attua come presenza e quindi come impegno nella storia, che è aperta al suo vero fine, definitivo e trascendente.

La luce di Cristo che è stata cantata e che risplende in questa notte ci dà la possibilità di abbracciare l’arco complessivo del tempo per comprenderne il senso profondo, così come è stato proclamato anche nel preconio pasquale: «Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce nella comunione dei santi».

La risurrezione di Cristo rigenera la nostra libertà, guarisce le sue illusioni, le assegna mete autentiche e costruttive. Ci dispone a collaborare con l’amore di Dio che dà la vita ad ogni creatura, nell’attesa umile ed operosa di quella risurrezione di tutto l’essere umano e di tutto l’universo che avrà il suo pieno compimento e la sua luminosa manifestazione quando e come il Padre vorrà.

La rigenerazione della nostra libertà trova un concreto punto di riferimento nel battesimo che abbiamo ricevuto e del quale faremo memoria quando verrà fra poco amministrato a questi catecumeni. Il battesimo, lo sappiamo, esprime la rinascita in Cristo e realizza la nostra collocazione nella Chiesa. Il battesimo è il dono della vita stessa di Dio in noi, che ci apre alla compagnia di Cristo, alla certezza che egli sarà vicino a noi tutti i giorni, fino alla fine. La parola di Gesù risorto al termine del vangelo di Matteo: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi» (Mt 28, 20), viene ora detta, mediante l’invocazione della SS. Trinità, su ciascuno di coloro che questa notte ricevono il battesimo: «Ecco, io, Cristo Gesù, Signore risorto, sarò con te, sarò con voi tutti i giorni, fino alla fine dei tempi».

Rinnoveremo anche le promesse battesimali. Sono promesse che ci dicono tutta l’intensità dell’impegno che da parte nostra deve corrispondere all’azione di Dio, e si svolgono secondo una duplice linea: di rinuncia e di professione di fede. Cristo viene in noi nel battesimo, vive e cammina con noi, ma ci chiede di pronunciarci chiaramente nella storia per cambiarla, così come la sua risurrezione ne cambia il corso dalla linea della morte nella linea della vita. E ci chiede di farlo coraggiosamente, con la rinuncia a tutto ciò che in noi è alleato della morte, a tutto ciò che è prepotenza e oppressione e possessività frettolosa, a tutto ciò che è egoismo, desiderio di soddisfare unicamente noi stessi, a tutto ciò che è disimpegno, disfattismo, disperazione e tristezza. E poi con una piena professione di fede. Una fede costruita, vissuta attorno alla figura di Cristo morto e risorto, una fede non soltanto professata con le parole e viva nel fondo del cuore, ma portata con le mani nella vita, a confronto con questo nostro tempo ferito, espressa in scelte coraggiose della nostra libertà.

Dunque questa notte, che ha segnato l’inizio dei tempi nuovi, questa notte alla quale noi facciamo richiamo tutte le volte che vogliamo riportarci a pensieri di speranza, sia per tutti noi l’inizio di un impegno coraggioso.

Come comunità credente, accogliamo e accompagniamo coloro che si preparano al battesimo, rinnovando la nostra dedizione a Cristo e al suo Vangelo nella Chiesa e diciamo: «Signore risorto, tu sei con noi tutti i giorni fino alla fine dei tempi. Noi vogliamo essere con te, mediante le nostre rinunce e la professione coraggiosa della nostra fede, tutti i giorni, fino alla fine dei tempi».

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