Omelia nella solennità dell’Assunta, 15 agosto 2025

Omelia nella solennità dell’Assunta, 15 agosto 2025

Omelia nella solennità dell’Assunta, 15 agosto 2025

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Omelia nella solennità dell’Assunta, 15 agosto 2025

Omelia per la solennità dell’Assunta

Spoleto, Basilica Cattedrale, 15 agosto 2025

«Se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo» (cf 1Cor 15, 21. 23), ci ha appena detto San Paolo.

Maria è la primizia di coloro che “sono di Cristo”, di quanti cioè sono entrati nel cammino del discepolato. E proprio perché ha vissuto fin dall’inizio con la volontà di seguire il Signore – quel Figlio che Ella aveva portato nel grembo e che ha donato a noi e al mondo -, la Chiesa crede che Maria condivide la pienezza della risurrezione di Cristo e con lui partecipa della vita che non muore.

Gli affreschi della parete di fondo della nostra Basilica Cattedrale ci aiutano a comprendere un poco il mistero che celebriamo. Al centro dell’abside vediamo la Dormizione di Maria, mirabilmente raffigurata secondo la tradizione orientale da Filippo Lippi nella seconda metà del Quattrocento, mentre lo stesso autore, su in alto, ha rappresentato secondo la tradizione occidentale la scena dell’Assunzione. Ci vengono così proposte due immagini del compimento della vicenda terrena della Madonna.

La prima: se viviamo nella fedeltà al Signore, se interpretiamo la vita del discepolo, se la percorriamo con e come Gesù, non dobbiamo avere paura della morte. Perché, quando l’esistenza è vissuta così, la morte è un passaggio; è una dormizione come quella di Maria. Tutti coloro che vivono la vita cristiana e sono capaci di trasfigurare i loro gesti umani all’interno della fede non possono temere la morte; chi fa continuamente la spola tra l’intenzione del cuore e i gesti dell’esistenza sa che tutto ciò che compie (sul Iavoro, in famiglia, nella società) entrerà nel compimento della vita.

Gesù risorto ci salva infatti dalla paura della morte; non tanto dalla paura di morire, perché la vita ha un inesorabile exitus biologico, ma dall’angoscia di morire intesa come un precipitare nel nulla, con il timore che tutto finisca. Ci domandiamo: quanti fra noi, che pur professiamo la fede in Cristo risorto, non hanno paura della morte e credono effettivamente che sia un passaggio? Ammirando la serenità della scena della dormizione della Vergine, possiamo intuire che non è la morte in sé a farci paura quanto piuttosto il nostro rapporto con la morte. Questo ha a che fare con un modo di pensare e di rapportarsi con la vita: ogni giorno possiamo superare una tale paura quando, con il nostro comportamento concreto, vogliamo essere più vita che morte per noi e per gli altri, per la famiglia e per la società.

Troviamo l’altro aspetto del compimento della vita di Maria nell’affresco del catino absidale, dove vediamo la Vergine circondata da angeli e santi e incoronata dal Padre regina del cielo e della terra. «Chiunque crede in me, anche se muore, vivrà» (Gv 11, 25), ha detto Gesù.

Appartiene alla fede credere che Maria è già stata per così dire “trascinata dentro”, cioè “assunta” nella vita nuova della risurrezione.

Così sarà anche per noi: tutto ciò che è bello, amabile, buono, degno di lode, tutto ciò che di santo viene realizzato nella vita di ogni uomo e donna, verrà portato in alto! Non verrà assunta solo la parte spirituale, ma tutta la vita umana, nella misura in cui è stata vissuta come e con Gesù, verrà innalzata accanto a Dio, nel posto più importante presso di Lui. Questa non è solo una notizia, ma è un’affermazione di valore; anzi, è il contenuto della nostra speranza! Tutto ciò che è umano, profondamente umano, autenticamente umano, è innalzato accanto a Dio.

Guardiamo dunque a Maria, che ci precede nel Regno dei cieli e ci apre alla speranza, ad un futuro pieno di gioia e ci indica la via per raggiungerlo: accogliere nella fede il suo Figlio; non perdere mai l’amicizia con Lui ma lasciarci illuminare e guidare dalla sua parola; seguirlo ogni giorno, anche nei momenti in cui sentiamo che le nostre croci si fanno pesanti.

Stretti dall’abbraccio materno della Madre del Signore e Madre nostra, continuiamo allora fiduciosi il pellegrinaggio terreno, nel tempo della festa e nel tempo del lavoro, in quello della sofferenza e in quello della gioia, così da fare della nostra vita un continuo progredire verso la beatitudine eterna, verso la comunione piena con Dio, nella gloria del Cristo risorto.

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