Omelia per la Messa di ringraziamento per l’elezione di Leone XIV, 13 maggio 2025

Omelia per la Messa di ringraziamento per l’elezione di Leone XIV, 13 maggio 2025

Omelia per la Messa di ringraziamento per l’elezione di Leone XIV, 13 maggio 2025

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Omelia per la Messa di ringraziamento per l’elezione di Leone XIV, 13 maggio 2025

Omelia dell’Arcivescovo alla Messa di ringraziamento per l’elezione di Leone XIV

Cascia, Basilica di Santa Rita, 13 maggio 2025

Siamo ancora tutti colpiti dalla curiosità e dall’attesa suscitati dal Conclave e tutti abbiamo ammirato il volto mite, commosso e sereno di Papa Leone XIV: «Ha gli occhi umidi mentre guarda l’immensità della piazza, ma sorride», hanno scritto i giornali. Mentre ricordiamo che quel volto lo abbiamo conosciuto quando il P. Prevost, Priore Generale, è venuto a Cascia in visita alle Monache e ai Frati agostiniani e quando il Cardinale Prevost vi è tornato lo scorso anno per la festa di Santa Rita. Ora attendiamo fiduciosi di accoglierlo nuovamente qui come Sommo Pontefice, pellegrino presso la nostra Santa…

Ci siamo raccolti questa sera per rendere grazie. Rendere grazie innanzitutto a Dio e a Cristo che, come aveva promesso, non ci lascia orfani (cf Gv 14, 18), rimane con la sua Chiesa e la rinnova con la grazia preziosa di Pietro. Ma vogliamo rendere grazie anche a Colui che ha preso sulle proprie spalle il pesante ministero di pastore della Chiesa universale. Oltre ai suoi doni e talenti umani, intellettuali, morali e spirituali, è tutto il suo cuore che egli dona a Cristo, il vero e unico pastore e custode delle nostre anime (cf 1 Pt 2, 25). E Cristo ci dona Leone XIV come guida in una stagione difficile ed entusiasmante ad un tempo, in un mondo impaurito, mai così tanto frammentato, lacerato da vecchie e nuove ferite, dilaniato dalle guerre. Ringraziamo Leone XIV che ha accettato di salire sulla barca e di tenere il timone, mettendo le sue fragili mani in quelle forti e potenti del solo vero nocchiero, Cristo Signore. Noi gli diciamo dunque: «Grazie, Santo Padre! Lei è Pietro tornato in mezzo a noi, il pescatore che si è affidato a Dio cedendo al fascino irresistibile di una vita spesa a pescare uomini».

Affacciandosi al balcone della Basilica di San Pietro subito dopo l’elezione, lo scorso 8 maggio, il nuovo Papa ha detto: «Senza paura, uniti mano nella mano con Dio e tra di noi andiamo avanti! Siamo discepoli di Cristo. Cristo ci precede. Il mondo ha bisogno della sua luce. L’umanità necessita di Lui come del ponte per essere raggiunta da Dio e dal suo amore». È come se ci avesse affidato un impegno e una missione. Se è vero che la Chiesa è una grande famiglia, avverrà in essa ciò che avviene in ogni famiglia: i genitori educano i figli ma, di ritorno e per la loro parte, i figli educano i genitori; se è vero che il pastore dà forma al gregge (cf 1 Pt 5, 3), non è meno vero che, di ritorno e per la sua parte, il gregge – con la sua carità, il suo affetto e la sua lealtà – modella il pastore. Ciò che sarà il nuovo Papa per noi dipende anche da ciò che noi saremo per lui. Tocca a noi – «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato» (1 Pt 2, 9) -, tocca a noi, soprattutto attraverso il nostro amore filiale, garantirgli il buon habitat nel quale potrà vivere e portare frutto.

Domenica prossima, nel corso della solenne liturgia di inizio del suo ministero pontificale, Leone XIV sarà rivestito del pallio e riceverà l’anello del pescatore. Il pallio, quella specie di stola bianca che il Papa riceve sulle spalle, è l’immagine del giogo di Cristo (cf Mt 11, 29); tessuto con lana di agnello, è il simbolo della responsabilità di tutte le pecore del gregge. Le cinque croci che lo decorano sono di colore rosso, a dire che il pastore della Chiesa, come Cristo, prende sulle proprie spalle – anche e soprattutto – le pecore ferite dagli assalti del lupo o dalle spine dei rovi, o quelle che si sono spezzate una zampa e non possono più tenere il ritmo del cammino. Guardandolo, potremo dire con il profeta Isaia: «Perché rossa è la tua veste e i tuoi abiti come quelli di chi pigia nel torchio?». E l’uomo macchiato di sangue risponde: «Il loro sangue è sprizzato sulle mie vesti e mi sono macchiato tutti gli abiti» (63, 2-3). Dovremo pensarci, ogni vota che il Papa apparirà in pubblico nello splendore della liturgia: egli porta sulle spalle gli agnelli feriti ed è macchiato dal loro sangue.

Poi gli consegneranno l’anello del pescatore. Come Pietro e gli Undici, il Papa è pescatore di uomini. Non getta la rete confidando nella sua arte di pescatore ma unicamente sulla parola di Gesù, con una fiducia totale. E la pesca fu abbondante – «centocinquantatré grossi pesci» (Gv 21, 11) – non grazie all’abilità del pescatore, ma grazie a Gesù e a lui solo. I Padri della Chiesa ci hanno lasciato un commento molto particolare di questa pagina del vangelo: per il pesce, dicono, stare fuori dall’acqua equivale a morire. Per l’uomo avviene il contrario: farlo uscire dall’acqua significa salvarlo. Pietro, divenuto pescatore di uomini, maneggia la rete per tirarli fuori dall’acqua della sofferenza e della morte; non è dunque in nulla paragonabile agli altri pescatori; non trae il pesce dall’acqua per divenirne proprietario e poi venderlo a suo profitto. Egli non ha altra preoccupazione che quella di salvare e dare la vita ai pesci; ma non li trattiene per sé, li passa a Cristo, perché Lui li salvi dalla morte e doni loro la vita eterna.

Le folle hanno applaudito Leone XIV al momento della sua elezione. Abbondantemente e lungamente. Ma Leone non mendicava questi applausi, non li provocava, non li suscitava; anzi, appariva quasi sorpreso e intimorito. E ha domandato con insistenza due cose.

La prima: «Pregate per me». È proprio quanto noi stiamo facendo questa sera e abbiamo fatto da subito nella preghiera eucaristica di ogni Messa. E io vi domando, cari fratelli e sorelle, di continuare a pregare per il Papa ogni giorno, affidando alla intercessione potente di Santa Rita il suo servizio alla Chiesa e al mondo. È grazie alla nostra preghiera intensa e perseverante che aiuteremo Leone XIV ad essere ogni giorno di più il nostro Santo Padre, il Pietro per la Chiesa del nostro tempo. Ci confermerà nella fede. Confermiamolo a nostra volta con la preghiera.

C’è poi una seconda richiesta che ha rivolto esplicitamente, in particolare ai Cardinali: «Aiutatemi». In questo momento solenne, vorrei dire a nome vostro e a nome mio: «Santo Padre, noi preghiamo per Lei e La aiuteremo con il calore del nostro affetto filiale, con l’ascolto attento della Sua parola, con la docilità al Suo insegnamento. E Lei ci conduca verso Cristo, «via, verità e vita» (Gv 14, 6), il solo che ha «parole di vita eterna» (Gv 6, 68).

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