Omelia per le ordinazioni diaconali di Paolo Massi e Massimo Fioroni, 5 settembre 2026

Omelia per le ordinazioni diaconali di Paolo Massi e Massimo Fioroni, 5 settembre 2026

Omelia per le ordinazioni diaconali di Paolo Massi e Massimo Fioroni, 5 settembre 2026

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Omelia per le ordinazioni diaconali di Paolo Massi e Massimo Fioroni, 5 settembre 2026

Omelia per le ordinazioni diaconali di Paolo Massi e Massimo Fioroni
Spoleto, Basilica Cattedrale, 5 settembre 2026

Scrivendo ai cristiani di Roma, San Paolo afferma che I’amore per il prossimo è la pienezza della legge e costituisce per il credente il vero “debito” nei confronti del suo prossimo. Le nostre relazioni sono spesso compromesse dalla logica mercantile: sono disposto a dare a condizione di poter ricevere. Di conseguenza, i rapporti che si instaurano tra noi vengono determinati da quanto I’altro mi deve restituire o ricompensare per ciò che ha ricevuto da me. L’Apostolo capovolge la prospettiva: ciò che debbo all’altro è I’oblatività di un amore che non attende ricompensa ma trova la propria gratificazione nella gratuità del dono; è ciò che gli debbo non perché egli lo meriti o per quanto ha fatto, ma per ciò che egli è: un fratello per il quale il Signore Gesù ha donato la vita così come I’ha donata per me.

Impariamo così che il discepolo di Cristo non può misurare ogni scelta domandandosi soltanto quanto perderà. Si domanderà piuttosto per chi e per che cosa vale la pena spendere ciò che ha ricevuto, sapendo che quanto viene consegnato a Dio nell’amore non andrà mai perduto. Solo chi si lascia sostenere dal Signore è capace di donarsi senza trasformare il sacrificio in una prova della propria forza: prima siamo afferrati da Cristo; poi, dentro questa appartenenza, impariamo lentamente a consegnare ciò che siamo (cf 2 Cor 15, 14-15). È I’amore che ricevo da Lui a fondare I’esigenza e, nello stesso tempo, a donare la possibilità del mio amore per I’altro.

Scrivendo ai cristiani di Roma, San Paolo afferma che I’amore per il prossimo è la pienezza della legge e costituisce per il credente il vero “debito” nei confronti del suo prossimo. Le nostre relazioni sono spesso compromesse dalla logica mercantile: sono disposto a dare a condizione di poter ricevere. Di conseguenza, i rapporti che si instaurano tra noi vengono determinati da quanto I’altro mi deve restituire o ricompensare per ciò che ha ricevuto da me. L’Apostolo capovolge la prospettiva: ciò che debbo all’altro è I’oblatività di un amore che non attende ricompensa ma trova la propria gratificazione nella gratuità del dono; è ciò che gli debbo non perché egli lo meriti o per quanto ha fatto, ma per ciò che egli è: un fratello per il quale il Signore Gesù ha donato la vita così come I’ha donata per me.

Impariamo così che il discepolo di Cristo non può misurare ogni scelta domandandosi soltanto quanto perderà. Si domanderà piuttosto per chi e per che cosa vale la pena spendere ciò che ha ricevuto, sapendo che quanto viene consegnato a Dio nell’amore non andrà mai perduto. Solo chi si lascia sostenere dal Signore è capace di donarsi senza trasformare il sacrificio in una prova della propria forza: prima siamo afferrati da Cristo; poi, dentro questa appartenenza, impariamo lentamente a consegnare ciò che siamo (cf 2 Cor 15, 14-15). È I’amore che ricevo da Lui a fondare I’esigenza e, nello stesso tempo, a donare la possibilità del mio amore per I’altro.

Mentre oggi ricevete il ministero del diaconato, è proprio questa stessa carità di Cristo (cf 2 Cor 5, 14), dono dello Spirito operante nei segni sacramentali, che viene infusa nel vostro cuore, cari Paolo e Massimo. E la Chiesa vi invita maternamente a lasciarvi plasmare dal Signore perché la vostra vita diventi testimonianza viva del suo amore. Non vi viene richiesto di fare tutto, di risolvere tutto, di essere presenti dappertutto. Vi viene domandato qualcosa di più semplice e, nello stesso tempo, di più esigente: divenire un uomo che serve con il cuore di Cristo. Perché il servizio cristiano nasce dall’incontro con Lui. Se perdiamo questo centro, il servizio può trasformarsi in attivismo, in ricerca di riconoscimento, perfino in stanchezza e amarezza.

Questa sera non ricevete una posizione, ma una missione; non ricevete un titolo, ma una chiamata; non venite innalzati sopra gli altri, ma mandati più vicino agli altri. È la grandezza del ministero cristiano: quanto più ci avviciniamo a Cristo, tanto più impariamo a scendere. Per questo il primo servizio del diacono è quello di rimanere vicino al Signore: prima di parlare agli altri di Dio, ascoltate la sua Parola; prima di portare gli altri sulle vostre spalle, lasciatevi portare da Lui; prima di servire la comunità, lasciatevi servire da Cristo.

E quando un giorno sarete stanchi, quando la missione sembrerà non dare frutto, quando non sarete compresi o riconosciuti, tornate al Cenacolo e guardate Gesù che si inginocchia. E ricordate: il nostro ministero non nasce dalla nostra forza, ma dalla sua grazia. La Chiesa non ha bisogno di diaconi che cerchino se stessi; ha bisogno di uomini che sappiano indicare Cristo. Non dovrete dire: «Guardate me». La vostra vita dovrà poter dire: «Guardate Lui». E allora il vostro ministero sarà fecondo.

Mistero grande quello che oggi si realizza in voi, e anche in me, che ho il peso formidabile di comunicarvi il dono del Signore. Mistero di ricchezza per la Chiesa tutta, sottoposta agli attacchi subdoli del Maligno artefice della divisione, ma confortata dalla generosa donazione che voi oggi compite, Paolo in cammino verso il sacerdozio ministeriale, Massimo vivendo l’amore coniugale e il servizio diaconale come due espressioni della stessa chiamata cristiana a donare la propria vita (cf CCC 1534-1535). E mistero ancora di ricchezza per questa Chiesa di Spoleto-Norcia che vi accoglie oggi nel suo Presbiterio come dono grande del Signore e vi abbraccia come figli e fratelli.

Dio, unica fonte di ogni dono perfetto, infonda nei vostri cuori l’amore per il suo Nome, accresca la dedizione a Lui, faccia maturare ogni germe di bene e lo custodisca con vigile cura (cf Orazione colletta, XX domenica T. O.); benedica le vostre famiglie che vi hanno dato la libertà di questa scelta e conforti quanti vi hanno preparato a compierla: penso al Seminario Regionale e alle comunità di Cannaiola e di Trevi, di Castel Ritaldi, di Montefalco, di Bevagna e di San Cassiano in Grugliasco, che oggi si rallegrano con voi. Il sì umile e trepidante che ora pronunciate vi accompagni per tutta la vita, come croce e come gloria, e faccia di voi un segno credibile dell’amore del Signore. È il nostro augurio e la nostra preghiera.

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