La comunità di S. Luca di Montefalco nel pomeriggio di sabato 17 ottobre 2026, vigilia della festa di S. Luca, è stata in festa per la riapertura al culto della chiesa dedicata proprio all’evangelista. L’edificio di culto era chiuso dal terremoto del 2016 ed è stato necessario intervenire per consolidare la torre campanaria, l’abside e la copertura. È stato l’arcivescovo Renato Boccardo a presiedere la solenne Messa per la riapertura della chiesa.
Con il presule hanno concelebrato: mons. Sem Fioretti, vicario generale e pievano della Pievania di Santa Chiara della Croce, don Luca Gentili in servizio nella stessa Pievania, don Angelo Nizi (nato nella vicinissima Fabbri), don Artemio Bastianini (nato proprio a S. Luca), padre Roberto Cecconi, cp, rettore del Santuario della Madonna della Stella, padre Marco Antonio Maria Uras, ofm, guardiano del convento di S. Fortunato in Montefalco e altri due religiosi francescani dello stesso convento. Il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi e dai postulanti della Custodia di Terra Santa. C’erano anche il sindaco Alfredo Gentili, altre autorità civili e militari, così come il progettista, arch. Giampiero Piras, e Danilo Scacaroni della ditta che ha eseguito i lavori. All’avvio della celebrazione mons. Boccardo ha salutato con particolare affetto don Angelo Nizi che quest’anno ha festeggiato 50 anni di sacerdozio: «Ringraziamo con lui il Signore per questi anni di ministro pieni di fedeltà e di dedizione al Vangelo e alla Chiesa».
Nell’omelia l’Arcivescovo, commentando le Letture della festa di S. Luca, si è soffermato sul fatto che già quando S. Paolo ha iniziato a scrivere le lettere, circa venti anni dopo la morte di Cristo, c’erano difficoltà nello stare insieme, c’era chi diceva male dell’altro e chi seminava zizzania. Solo Luca, dice S. Paolo, è rimasto con Cristo. «Anche coloro che sono stati a contatto diretto con Gesù – ha detto mons. Boccardo – hanno sperimentato le conseguenze del peccato originale. Ma il Signore ci prende così come siamo, non pretende che siamo perfetti, si fida di noi e ci affida una missione: andare e raccontare che il Regno di Dio è vicino. Nel Vangelo abbiamo ascoltato che li manda a due a due, senza bisaccia né bastone: la sicurezza degli apostoli non è data da cosa portano con loro, dall’abito che indossano, dallo zaino pieno. Ciò che li rende forti – ha detto il Presule – è il messaggio di cui sono depositari. Anche a noi il Signore dice: fate vedere che è possibile vivere secondo quanto il Vangelo suggerisce. Celebrare S. Luca è allora per noi una scuola: lui ha raccontato ciò che ha visto e ascoltato dai primi compagni di Gesù e lo ha messo per iscritto. Viene definito lo scriba della mansuetudine di Cristo: racconta, infatti, la sua misericordia verso i poveri e i sofferenti e come ha avuto parole di conforto e resurrezione per tanti. Anche noi possiamo raccontare la mansuetudine di Cristo con il nostro comportamento, anche se la nostra alterigia e superbia a volte lo impediscono». Poi, un passaggio sulla riapertura della chiesa: «Ritrovarla vuol dire impegnarsi a volersi bene, a costruire delle relazioni che scaldino cuore, a prendersi cura di chi è meno
fortunato e di chi è solo, ad ascoltare chi cerca comprensione. Questo è il luogo dove possiamo frequentare Dio: non basta aprire la porta e accendere le luci, ci vuole la disponibilità a seguire Cristo». Al termine della Messa, don Sem Fioretti ha ringraziato tutti i presenti, l’Arcivescovo per aver accolto con gioia l’invito a presiedere l’Eucaristia, quanti si sono impegnati per la riapertura della chiesa, su tutti don Luca Gentili, le autorità civili, il coro, i confratelli, in particolare don Angelo Nizi che, in occasione dei suoi cinquanta anni di sacerdozio, ha donato alla chiesa di S. Luca tre belle casule rosse.
La chiesa di S. Luca. La collocazione dell’edificio risalente al XIV secolo era centrale rispetto all’insediamento originario di un probabile pagus (villaggio rurale) romano. La chiesa è stata integralmente demolita e riedificata a partire dal 1934, su progetto di Girolamo Zuccari. A navata unica, sorge solo in parte sull’area occupata dalla precedente chiesa, dalla quale sembrerebbero provenire alcuni affreschi risalenti al XV-XVI secolo, staccati e ricollocati nell’edificio dopo la sua completa ricostruzione: una Madonna con Bambino e i gemelli siamesi. La nelle forme slanciate si avvicina agli stilemi dell’architettura gotica, caratterizzata, appunto da una forte elevazione verticale, così come la presenza nel timpano di un motivo decorativo a maioliche che fa da richiamo al timpano mosaicato del Duomo di Orvieto. L’edificio è impostato su una
croce latina con il transetto che risulta costituito da due semplici cappelle di poco aggettati la sagoma dell’edificio, così come l’abside. Internamente la chiesa è caratterizzata da una semplice navata con copertura a capriate lignee, con due cappelle laterali in corrispondenza del transetto. L’abside, di dimensioni ridotte e a base regolare, è sormontato da un grande arcone che si contrappone a quello della controfacciata. La navata è illuminata da semplici finestrature regolari che scandiscono la lunghezza della stessa. Alla struttura sono collegati altri due corpi: il campanile e la sacrestia. Da quanto rinvenuto nei registri del Santuario di Madonna della Stella la costruzione fu finanziata dal parroco protempore ed ogni famiglia della frazione diede disponibilità a prestare le proprie opere nel cantiere.



















