Messa nella festa della Chiesa locale: deposizione di una reliquia di S. Carlo Acutis in Duomo e istituzione di nuovi Lettori. Omelia Arcivescovo. Video clip. Foto.

Messa nella festa della Chiesa locale: deposizione di una reliquia di S. Carlo Acutis in Duomo e istituzione di nuovi Lettori. Omelia Arcivescovo. Video clip. Foto.

Messa nella festa della Chiesa locale: deposizione di una reliquia di S. Carlo Acutis in Duomo e istituzione di nuovi Lettori. Omelia Arcivescovo. Video clip. Foto.

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Messa nella festa della Chiesa locale: deposizione di una reliquia di S. Carlo Acutis in Duomo e istituzione di nuovi Lettori. Omelia Arcivescovo. Video clip. Foto.

Nel pomeriggio di domenica 18 ottobre 2026, XXIX del Tempo Ordinario, dopo l’incontro di Cannaiola di Trevi della mattina di sabato 17, si è tenuta la seconda parte dell’Assemblea diocesana, la più importante: la celebrazione eucaristica in Duomo presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo nella festa della Chiesa diocesana. Con il Presule hanno concelebrato diversi sacerdoti, la liturgia è stata animata dalla corale diocesana diretta da Mauro Presazzi con all’organo Angelo Silvio Rosati, il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi e ministranti coordinati dal cerimoniere don Pierluigi Morlino. Lungo la navata centrale era stati posti gli stendardi dei Santi e Beati e della Diocesi.

OMELIA ARCIVESCOVO / FOTO-GALLERY

L’omelia dell’arcivescovo Boccardo ha trovato il suo fondamento nel Vangelo del giorno, soprattutto nel passaggio in cui Gesù dice: “Rendete a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”. «Gesù non invita i suoi discepoli a fuggire dal mondo, a disinteressarsi della società o a considerare irrilevanti le responsabilità quotidiane. … Non possiamo pregare il Padre nostro e poi vivere come se gli altri fossero estranei; non possiamo celebrare l’Eucaristia e rimanere indifferenti davanti a chi ha fame, a chi è solo, a chi non trova ascolto e accoglienza. Dare a Cesare ciò che è di Cesare significa anche riconoscere che la vita ci affida responsabilità concrete». Rendere a Dio ciò che è di Dio, invece, significa riconoscere che la nostra vita non ci appartiene: «Significa consegnargli – ha detto mons. Boccardo – non soltanto qualche momento della giornata, ma il nostro cuore, cioè le nostre scelte, le nostre paure, i nostri desideri, le nostre relazioni». Questo Vangelo chiaramente interpella anche le comunità dell’Archidiocesi, le Pievanie. Così l’Arcivescovo: «La domanda decisiva è: le persone della nostra Pievania si sentono amate? trovano qualcuno disposto ad ascoltarle? scoprono che Dio è vicino alla loro vita concreta? Una Pievania non può misurare la propria fecondità soltanto con il numero delle iniziative che realizza. Deve domandarsi se sa generare fraternità, se aiuta a crescere nella fede, se sa accogliere chi si sente lontano, se si prende cura di chi è più fragile. Perché il rischio è quello di custodire le strutture e perdere lo spirito, di conservare le attività e dimenticare le persone, di difendere le abitudini senza accorgerci che il Signore ci sta chiamando a camminare insieme. La Chiesa appartiene a Dio, e proprio per questo non può vivere per se stessa: esiste per annunciare Cristo, servire gli uomini e rendere visibile l’amore del Padre».

Istituzione di nuovi Lettori. L’arcivescovo Boccardo durante la festa della Chiesa locale ha istituito dei nuovi Lettori, ossia fedeli chiamati a proclamare la Parola di Dio nell’assemblea liturgica e a portare agli uomini l’annunzio missionario del Vangelo di salvezza: Giuseppe Benedetti della Pievania del Beato Pietro Bonilli; Antonio Cuozzo, Luciano Natalizi e Danilo Trappetti della Pievania di San Giovanni Paolo II; Francesco Tordoni della Pievania di Santa Chiara della Croce. Mons. Boccardo gli ha consegnato il libro della Sacra Scrittura dicendo: “Ricevi il libro delle sante Scritture e trasmetti fedelmente la Parola di Dio, perché germogli e fruttifichi nel cuore degli uomini”.

La reliquia di S. Carlo Acutis. Nel corso della celebrazione c’è stata la deposizione, su un altare laterale della navata destra del Duomo, di una reliquia di S. Carlo Acutis, donata dall’arcivescovo Domenico Sorrentino, emerito di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno. Durante la Messa era stata posta sul presbiterio; prima della benedizione finale alcuni giovani l’hanno portata nella cappella dove è stata deposta e dove, da oggi, è venerata. L’hanno quindi consegnata a mons. Boccardo, che l’ha collocata nell’altare: «La sua vita, giovane e semplice, innamorata di Gesù e dell’Eucaristia, – ha detto il Presule – ci invita a camminare nella santità e a testimoniare ogni giorno la gioia del Vangelo. Affidiamo a S. Carlo le nostre comunità, le nostre famiglie e soprattutto i giovani perché, seguendo il suo esempio, sappiano accogliere il Signore nella loro vita e crescere nella sua amicizia». Mons. Boccardo ha quindi incensato la reliquia ed ha recitato con i fedeli la seguente preghiera a S. Carlo Acutis: Carlo, sorriso di cielo per questa terra ferita e senza pace, noi lodiamo Dio per la tua vita semplice, gioiosa e santa. Tu hai accettato di essere spogliato della tua giovinezza per dedicarti in cielo ad una missione di amore senza confini. Giovane pieno di sogni, attratto dalla natura, dallo sport, da internet, ma ancor più rapito dal miracolo di Gesù realmente presente nell’Ostia Santa, aiutaci a credere che Egli è lì vivo e vero, mistica “autostrada” che conduce al cielo. Spiegaci, Carlo, che solo Gesù ci rende “originali e non fotocopie”, liberi davvero. Ottienici di saperlo incontrare in ogni creatura, perché l’umanità sia più giusta e fraterna, ricca di bellezza e di speranza, a gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Mentre l’Arcivescovo, i presbiteri e i fedeli uscivano dalla Cattedrale, alcuni fiati ed ottoni della Banda Musicale “Città di Spoleto” hanno eseguito, dalla loggia centrale, alcuni brani, tra cui “Bella al sol”, inno tradizionale alla Santissima Icone.

 

 

 

 

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