Omelia nella Veglia di Pasqua, 4 aprile 2026

Omelia nella Veglia di Pasqua, 4 aprile 2026

Omelia nella Veglia di Pasqua, 4 aprile 2026

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Omelia nella Veglia di Pasqua, 4 aprile 2026

Omelia dell’Arcivescovo alla Veglia Pasquale

Spoleto, Basilica Cattedrale, 4 aprile 2026

«Gesù, il crocifisso, non è qui. È risorto». Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci parla di un evento misterioso, che non viene descritto né raccontato ma semplicemente proclamato. È l’avvenimento straordinario che questa notte riviviamo nella fede e nella speranza.

Ci vengono però indicati dei segni, delle realtà che lo manifestano: il terremoto, la luce sfolgorante, la parola dell’angelo. Poi saranno le apparizioni di Gesù stesso, i suoi incontri con gli apostoli, che mostreranno ciò che è avvenuto. Attraverso queste manifestazioni ci viene detto che il fatto sconvolgente della risurrezione di Gesù è sì un mistero, ma che questo mistero irrompe nella nostra storia per la potenza amorosa di Dio, che crea e ricrea la vita. La stessa azione potente descritta nella lettura della Genesi, attraverso la quale viene data la vita a tutto ciò che esiste, si ripete con la pienezza della forza di Dio, che ridona vita a Cristo morto nel sepolcro e in lui ridona vita al mondo.

Il fatto annunciato dal Vangelo è stato da noi rivissuto attraverso un itinerario di letture bibliche che ci ha presentato le principali tappe della storia della salvezza. La luce di Cristo che è stata acclamata e che risplende in questa notte ci fa abbracciare l’arco complessivo del tempo per comprenderne il senso profondo, così come è stato cantato anche nel preconio pasquale: «Questa è la notte che salva su tutta la terra i credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce nella comunione dei santi».

La risurrezione di Cristo ci rivela la direzione della realtà umana, che è tesa verso la vita; rigenera la nostra libertà, guarisce le sue illusioni, le assegna nel tempo mete autentiche e costruttive. E ci dispone a collaborare con l’amore di Dio che a tutto dà la vita, nell’attesa umile ed operosa di quella risurrezione di tutto l’essere umano e di tutto l’universo, che è già iniziata con la risurrezione di Cristo ma che avrà il suo pieno compimento e la sua luminosa manifestazione quando e come il Padre vorrà.

La rigenerazione della nostra libertà trova un concreto punto di riferimento neI Battesimo, che è la comunicazione della vita stessa di Cristo risorto, che ci apre la strada, ci dona la compagnia con Lui e la certezza che egli ci sarà vicino sempre, senza mai allontanarsi da noi. L’assicurazione del Risorto che conclude il Vangelo di Matteo è stata pronunciata su di noi il giorno del nostro Battesimo: «Ecco, io, Cristo Gesù, Signore risorto, sarò con voi, tutti i giorni, fino alla fine dei tempi» (cf Mt 28, 20).

Le promesse battesimali che fra poco rinnoveremo ci dicono tutta l’intensità del dono ricevuto, e si svolgono secondo una duplice linea: di rinuncia e di professione di fede. Cristo viene in noi, vive e cammina con noi, ma ci chiede di pronunciarci chiaramente nella storia per cambiarla, così come la sua risurrezione ne cambia il corso dalla linea della morte nella linea della vita. E ci chiede di farlo coraggiosamente, con la rinuncia a tutto ciò che in noi è alleato della morte, a tutto ciò che è prepotenza e oppressione e possessività frettolosa, a tutto ciò che è egoismo, desiderio di soddisfare unicamente noi stessi, a tutto ciò che è disimpegno, disfattismo, disperazione e tristezza. E poi con una piena professione di fede: una fede costruita e vissuta attorno alla figura di Cristo morto e risorto, una fede non soltanto professata con le parole e viva nel fondo del cuore ma portata con le mani nell’esistenza quotidiana, a confronto con la storia, nei problemi di ogni giorno, espressa in scelte coraggiose e coerenti.

Questa notte, che ha segnato l’inizio dei tempi nuovi, questa notte alla quale facciamo richiamo tutte le volte che vogliamo riportarci a pensieri di speranza, sia per tutti noi l’inizio di un impegno serio. E, mentre rinnoviamo le promesse del nostro Battesimo, diciamo: «Signore risorto, tu sei con noi tutti i giorni fino alla fine dei tempi. Insegnaci e aiutaci a rimanere con te, mediante la rinuncia al male e al peccato e con la testimonianza gioiosa della nostra fede». 2

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