Omelia per la riapertura della Basilica di S. Benedetto in Norcia, 31 ottobre 2025

Omelia per la riapertura della Basilica di S. Benedetto in Norcia, 31 ottobre 2025

Omelia per la riapertura della Basilica di S. Benedetto in Norcia, 31 ottobre 2025

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Omelia per la riapertura della Basilica di S. Benedetto in Norcia, 31 ottobre 2025

Omelia dell’Arcivescovo per la riapertura della Basilica di S. Benedetto 

Norcia, 31 ottobre 2025

«Questo giorno è consacrato al Signore nostro; non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra forza», ha detto lo scriba Neemia agli israeliti tornati dall’esilio babilonese, quando inaugurava il Tempio di Gerusalemme ricostruito (Ne 8, 10). Anche noi siamo stati come “in esilio” per nove anni, e questa sera sentimenti di gioia, soddisfazione e legittimo orgoglio abitano i nostri cuori nell’ammirare la Basilica di San Benedetto restituita al suo originario splendore dopo le gravi ferite provocate dal terremoto del 2016. E il vescovo si fa volentieri interprete della comune ammirazione e gratitudine verso tutti coloro che, in modi e con responsabilità diversi, con impegno d’amore e sapienza architettonica, hanno portato a compimento l’ambiziosa opera della ricostruzione. E rivolge un deferente e cordiale saluto a tutti voi qui convenuti: al Sig. Cardinale Gualtiero Bassetti e ai Vescovi; al Rev.mo Padre Abate Primate dell’Ordine Benedettino con gli Abati e le Abbadesse, al Signor Ministro rappresentante del Governo Italiano, all’On.le Vice Presidente del Parlamento Europeo e alle altre distinte Autorità regionali e locali che hanno accolto l’invito a condividere con noi questo giorno di festa; alla popolazione di Norcia, in particolare, che si rallegra di ritrovare un monumento così caro alla sua storia e alla sua coscienza religiosa e civile. Mentre un pensiero di solidale vicinanza raggiunge quanti ancora attendono di fare ritorno alle proprie case e di ritrovare una vita sicura e serena.

Le porte della Basilica si aprono oggi per accogliere quanti qui verranno ad attingere luce e forza per il cammino della vita cristiana. Come credenti siamo ben consapevoli che uno splendido edificio non è però sufficiente per farne la casa di Dio tra le case degli uomini. Solo una comunità che nello scorrere dei giorni viva appassionatamente la ricerca sincera di ciò che è vero, buono e giusto ai suoi occhi potrà avere il Signore vicino. Guai a noi se ci limitassimo ad offrirGli la bellezza di questa chiesa se ad essa non corrispondesse la bellezza di un popolo che si edifica attorno alla Parola e all’Eucaristia, costruisce relazioni fraterne, si impegna per una società più accogliente e misericordiosa verso tutti, ricerca senza stancarsi quella sapienza che distingue il bene dal male, separa ciò che costruisce da ciò che distrugge, ciò che resta da ciò che passa, e si coinvolge in un quotidiano esercizio di amore cristiano.

Ce lo ha ricordato l’apostolo Pietro quando ci ha detto: «Anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale» (cf 1 Pt 2, 4-5). Non possiamo dimenticare infatti che nessun credente – come nessuna comunità – potrà essere credibile se non è prima di tutto “rivolto al Signore”, raccolto cioè non nella contemplazione di se stesso ma di Dio, testimone gioioso del Risorto, fermento di fraternità e di servizio nella società degli uomini. Perché solo chi si lascia trasformare interiormente può trasformare il mondo. Come insegna l’episodio di Zaccheo, di cui ci ha parlato la pagina evangelica (Lc 19,1-10): se l’uomo accoglie Dio, se permette che Cristo viva nel suo cuore, sarà capace anche di liberarsi delle proprie schiavitù e di vivere una vita che genera vita.

È la storia di Benedetto da Norcia, che ha «brillato per virtù in un tempo di rovina», come scrive San Gregorio Magno (Dialogorum libri quattuor, II, Prologus: PL 66, 125). In un’Europa percorsa da invasioni barbariche, lotte dinastiche e crollo delle istituzioni, la sua figura è stata segno di stabilità, ordine e pace. Per questo le porte spalancate della Basilica invitano anche ad allargare lo sguardo fino ad abbracciare il nostro Continente, al quale 60 anni fa Papa Paolo VI indicò Benedetto come maestro di sapienza e lo donò come Patrono.

L’Europa porta oggi le cicatrici di ferite ideologiche e morali che ne hanno minato l’anima: l’evaporarsi progressivo della coscienza religiosa, il relativismo etico che rende fragile la coesione sociale, la guerra che bussa con violenza alle sue porte, la corsa al riarmo investendo energie e risorse che potrebbero essere destinate allo sviluppo solidale, il riaffiorare dell’antisemitismo, la tentazione ricorrente di erigere muri che dividono anziché l’impegno a costruire ponti che uniscono. Anche sul versante politico si moltiplicano i segnali di fragilità: governi instabili, polarizzazione ideologica, crescita del populismo e del nazionalismo, perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche. A ciò si aggiunge un crescente individualismo che indebolisce il senso di comunità e la perdita della memoria culturale che rende impreparati di fronte alle sfide del presente.

In questo contesto, il ritorno a Benedetto non è un gesto di nostalgia, ma un atto di profezia. Il Santo di Norcia fu padre di una comunità che raccoglie nella carità fratelli diversi tra loro, componendo i conflitti non con autoritarismo ma con pazienza e discernimento. La pace che egli promuove non è fondata su accordi formali o su equilibri precari, ma sulla conversione interiore, sulla trasformazione dei cuori; una pace che diventa stile di vita e fondamento di convivenza. Perché l’unità non si edifica annullando ciò che siamo, ma radicandoci in ciò che ci unisce, per poi accogliere e integrare ciò che è diverso. La vera pace, infatti, non si firma, si vive.

L’opera che oggi inauguriamo ripropone la necessità di riconoscere un bene comune e chiama ad operare insieme per costruire una “casa di tutti” fondata non sul calcolo ma sul senso, non sulla sola tecnica ma sulla sapienza, non sull’effimero ma sull’eterno. I valori che hanno plasmato l’Europa restano i cardini di una civiltà solida e riguardano le basi stesse del vivere sociale: la dignità della persona, la solidarietà tra i popoli, la ricerca del vero e del bene. La dignità della persona è il fondamento di ogni comunità giusta, non deriva dal ruolo sociale, dal successo o dal potere, ma dall’essere creata a immagine di Dio (cf Gn 1, 27). La solidarietà tra i popoli non può ridursi a strategia diplomatica o a strumento economico: richiede il riconoscimento dell’altro come fratello. La ricerca sincera del vero e del bene è ciò che impedisce a politica, finanza e cultura di piegarsi all’arbitrio o all’interesse di parte; perché senza un orientamento al vero e al bene di tutti, la convivenza si degrada in conflitto permanente. È questa forza interiore che manca oggi a molte istituzioni: Benedetto ci dice che, senza un’anima, l’Europa rischia di ridursi a un’aggregazione funzionale di interessi economici e tecnici, priva di coesione profonda. Ritrovare un’anima significa riconoscere la necessità di un bene comune più grande dei singoli interessi e di una speranza che unisce oltre le differenze. Il ritorno a questi valori essenziali non è un lusso culturale, ma un’urgenza per evitare che la nostra “casa europea” si trasformi in un insieme di stanze senza un tetto unitario e condiviso.

San Benedetto, «messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà» (Paolo VI, op. cit.), indica ancora oggi una via sicura: non quella del conflitto sterile, che logora le energie morali e materiali dei popoli, né quella del compromesso debole, che svuota la verità per salvare le apparenze, ma quella di una visione alta, capace di unire cuore e mani, preghiera e lavoro, ragione e fede. E alla nostra assemblea è affidato questa sera il compito di custodire e promuovere la sua eredità spirituale e culturale. Custodire senza proporre è immobilismo; proporre senza custodire è perdita di radici. Perché «la memoria non è guardare indietro con nostalgia, ma custodire il fuoco per accendere il futuro» (Francesco, Omelia nella Veglia di Pentecoste, 19 maggio 2018). Solo così il carisma benedettino continuerà ad essere una sorgente di vita. Per la comunità di Norcia, per tutti noi, per l’Europa tutta.

A San Benedetto affidiamo il nostro cammino, perché la sua benedizione continui a fecondare la nostra storia e a trasformare il nostro presente in un futuro di speranza.

 

 

 

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