Grotti di Santa Anatolia di Narco: riapertura al culto della chiesa di S. Pietro. L’Arcivescovo: «Ritrovare questa chiesa vuol dire anche ritrovare il coraggio della vita cristiana, far vedere che il Vangelo porta frutto».

Grotti di Santa Anatolia di Narco: riapertura al culto della chiesa di S. Pietro. L’Arcivescovo: «Ritrovare questa chiesa vuol dire anche ritrovare il coraggio della vita cristiana, far vedere che il Vangelo porta frutto».

Grotti di Santa Anatolia di Narco: riapertura al culto della chiesa di S. Pietro. L’Arcivescovo: «Ritrovare questa chiesa vuol dire anche ritrovare il coraggio della vita cristiana, far vedere che il Vangelo porta frutto».

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Grotti di Santa Anatolia di Narco: riapertura al culto della chiesa di S. Pietro. L’Arcivescovo: «Ritrovare questa chiesa vuol dire anche ritrovare il coraggio della vita cristiana, far vedere che il Vangelo porta frutto».

Sabato 29 giugno 2024 l’Arcivescovo ha riaperto al culto la chiesa di S. Pietro a Grotti di Santa Anatolia di Narco. Una bella e attesa festa per questa comunità della Valnerina. Col Presule hanno concelebrato don Luis Vielman, Pievano dei Santi Felice e Mauro, e don Sebastian Devasia Urumbil, in servizio nella Pievania dei Santi Felice e Mauro. Ha animato la liturgia la corale della Pievania. Presenti numerosi fedeli e il sindaco Tullio Fibraroli.

Nell’omelia mons. Boccardo, ricordando il coraggio e la coerenza nella vita cristiana dei Santi Pietro e Paolo fino a dare la vita per il Signore, ha riflettuto con i presenti su tre “coraggi” importanti nella vita di ciascuno. «Anzitutto il coraggio della verità. Non sempre la verità – ha detto l’Arcivescovo – coincide con i nostri gusti; non sempre quello mi piace fa anche bene ed è buono; e non sempre quello non mi piace necessariamente non porta frutto nella mia vita. Dobbiamo chiamare le cose con il proprio nome, senza preclusioni e senza illusioni. Di fronte alla nostra coscienza non possiamo nascondere quello che è e quello che non è». Poi, il Presule ha parlato del coraggio del bene: «Il vivere e il fare bene talvolta sembra non produrre nulla nell’immediato, ma invece contribuisce sempre al bene proprio, della famiglia, al bene delle persone che ci stanno vicino, al bene della società e della Chiesa. Non basta non fare il male, bisogna fare il bene. Domandiamoci: qual è il bene che io posso fare? Come ricerco il bene? Qual è il bene che faccio e quello che posso realizzare?». Infine, il coraggio della riconciliazione e del perdono. «È tanto difficile perdonare e domandare perdono. Eppure – ha detto il Presule – sappiamo che se non viviamo perdonarti e capaci di perdonare ci porteremo sempre dentro una ferita che sanguina, ci richiude sempre più nel nostro piccolo mondo e ci impedisce di guardare in alto».

Poi, l’Arcivescovo si è soffermato sulla riapertura della chiesa di S. Pietro. «Oggi ritroviamo questa bella chiesa e ringrazio i tecnici e l’impresa, così come l’ufficio tecnico della Curia e tutti coloro che hanno contribuito a riaprire al culto questo edificio. Noi cristiani non siamo i custodi di un museo: questa chiesa è la casa di Dio in mezzo alle case degli uomini. Non basta rimettere in piedi se non c’è una comunità, della gente che mette in pratica il Vangelo di Gesù, che prova con lo stile della vita quotidiana a far vedere che essere cristiani è possibile ancora oggi. Allora ritrovare questa chiesa vuol dire anche ritrovare il coraggio della vita cristiana, far vedere che il Vangelo porta frutto e che seguire Gesù non è riservato a delle donne e a degli uomini straordinari che hanno dei poteri particolari. La Parola di Dio, infatti, è per ciascuno».

I lavori. Dopo i terremoti del 2016 la chiesa è stata dichiarata inagibile. Si è intervenuti per rinforzare i cantonali attraverso la muratura scuci-cuci per tutta l’altezza delle pareti e per ogni lato, con ripristino delle superfici intonacate; si è provveduto alla chiusura della nicchia ubicata sul lato posteriore sinistro della parete di fondo e completamento superficiale con intonaco; si è provveduto alla ricucitura della trabeazione dell’altare sinistro attraverso l’inserimento di barre elicoidali in acciaio. Il costo per i lavori è stato di circa 40.000,00 euro: erano fondi propri dell’Archidiocesi provenienti dall’assicurazione. I progettisti sono stati; arch. Massimiliano Fabiano e ing. Francesco Flavoni. La ditta, quella di Murasecco Piero di Terzo la Pieve di Spoleto (PG).

Storia della chiesa. Le origini della chiesa di San Pietro si debbono comunque far risalire al secolo XIV, quando fu edificata come cappella devozionale fuori delle mura castellane, lungo la strada pubblica, ma nel corso dei secoli successivi essa ha subito diversi rifacimenti e restauri, anche per la successiva crescente importanza per cui l’interno si presenta in stile barocco e con campanile a torre sul retro, anche se l’esterno conserva ancora parte della cortina romanica originaria.

 

 

 

 

 

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