Festa della Conversione di S. Francesco. L’Arcivescovo: «S. Francesco ci dice che essere santi è possibile qui e oggi, nella semplicità, nella monotonia, nell’ordinarietà e nella debolezza della vita di ogni giorno». Foto.

Festa della Conversione di S. Francesco. L’Arcivescovo: «S. Francesco ci dice che essere santi è possibile qui e oggi, nella semplicità, nella monotonia, nell’ordinarietà e nella debolezza della vita di ogni giorno». Foto.

Festa della Conversione di S. Francesco. L’Arcivescovo: «S. Francesco ci dice che essere santi è possibile qui e oggi, nella semplicità, nella monotonia, nell’ordinarietà e nella debolezza della vita di ogni giorno». Foto.

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Festa della Conversione di S. Francesco. L’Arcivescovo: «S. Francesco ci dice che essere santi è possibile qui e oggi, nella semplicità, nella monotonia, nell’ordinarietà e nella debolezza della vita di ogni giorno». Foto.

Nel pomeriggio di domenica 7 luglio 2024, presso la chiesa di S. Sabino in Spoleto, l’Arcivescovo ha presieduto la Messa nella festa della Conversione di S. Francesco.

Il sogno di Spoleto. Nel 1205 Francesco, desideroso di successo e di gloria, decide di unirsi alla spedizione in Puglia. Ma a Spoleto è visitato da un altro sogno, che troviamo scritto nelle Fonti Francescane (n. 1401): […] mentre stava riposando, nel dormiveglia intese qualcuno che lo interrogava dove voleva andare. Francesco gli espose per intero il suo progetto. E quello: “Chi può esserti più utile: il padrone o il servo?”. E avendo lui risposto: “il padrone”, quello riprese: “Perché, dunque, abbandoni il padrone per il servo, e il principe per il suddito?”. Allora Francesco domandò: Signore cosa vuoi che io faccia? E la voce: “Ritorna nella tua città e ti sarà detto che cosa devi fare”.

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Ed ogni anno a S. Sabino si celebra tale ricorrenza. Con mons. Boccardo hanno concelebrato il Pievano di S. Giovanni Paolo II don Claudio Vergini, gli altri presbiteri in servizio nella Pievania, un frate minore del convento di Monteluco, don Davide Travagli parroco di Cascia e assistente spirituale dell’Ordine Francescano Secolare d’Italia di Spoleto. La liturgia è stata animata nel canto dagli animatori dell’oratorio. Molti i fedeli presenti.

Nell’omelia l’Arcivescovo ha sottolineato come «Francesco era un giovane bramoso di gloria mondana, voleva essere onorato in tutto il mondo. E allora si mise in cammino per andare in Puglia e dopo un giorno si ferma a Spoleto, nei pressi di S. Sabino dove ci troviamo questa sera, e trova il Signore. È stato Dio a prendere l’iniziativa con Francesco dicendogli in sogno: “Chi può esserti più utile: il padrone o il servo?”. Anche con noi Dio fa la stessa cosa, ossia prende l’iniziativa dell’incontro: quando lui vuole non ci sono ostacoli perché è lui che sceglie noi. Dopo il sogno di S. Sabino Francesco capisce che la vera grandezza è lasciarsi trasformare da Colui che lo aveva chiamato». E la storia del poverello di Assisi è simile a quella di S. Paolo. «L’Apostolo delle genti – ha sottolineato mons. Boccardo – si definiva debole, con tanti limiti e pieno di contraddizioni. Ma Dio gli dice: ti basta la mia grazia, la forza, infatti, si mostra nella debolezza. E Paolo accetta di essere debole, cioè di non riuscire da solo ad essere discepolo di Gesù. Per S. Paolo e S. Francesco la debolezza è segno della loro appartenenza a Cristo. Entrambi ci esortano a non abituarci alla presenza del Signore come fosse una consuetudine. Dio, ci ripetono, non si può dare mai per scontato: è, come diceva S. Agostino, sempre più giovane di ogni giovinezza, più nuovo di ogni novità. Francesco e Paolo ci dicono che essere santi è possibile qui e oggi, nella semplicità, nella monotonia, nell’ordinarietà e nella debolezza della vita di ogni giorno».

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