Secondo dialogo, 12 novembre 2010: Card. Angelo Bagnasco

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Un lunghissimo applauso ha accolto, venerdì 12 novembre 2011 all’auditorium della Scuola di Polizia di Spoleto, il Cardinale Angelo Bagnasco, ospite dell’iniziativa culturale dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia “I Dialoghi del venerdì”. Ad ascoltare l’Arcivescovo di Genova e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana sul tema “Rapporto Chiesa e mondo nella modernità” c’erano oltre quattrocento persone. Nutrita la schiera di autorità civili e militari giunte da tutta l’Umbria per salutare il Porporato.

«Siamo onorati della presenza del card. Bagnasco a Spoleto», ha esordito nell’indirizzo di saluto l’Arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo. «Con questa nostra iniziativa – ha proseguito –vogliamo compiere un piccolo passo in avanti nella costruzione del bene comune. Voglio ringraziare il cardinale per aver accettato immediatamente il mio timido invito». E Bagnasco prima di iniziare la sua relazione si è detto molto contento di poter scoprire la bellezza spirituale, storica e artistica dell’antica comunità cristiana spoletina. «È la prima volta – ha detto – che vengo in questa città. Devo dire che è veramente splendida. Grazie a mons. Boccardo per l’invito. Al vostro Arcivescovo mi lega una lunga amicizia».

L’Arcivescovo di Genova nella sua relazione ha approfondito e spiegato con chiarezza e semplicità, senza giri di parole, tematiche attuali e a volte di difficile comprensione come il dibattito sulle radici cristiane dell’Occidente, sulla separazione tra fede e ragione, sul mito del progresso, sulla differenza tra secolarizzazione e secolarismo, sulla presenza dei cattolici nella modernità. Bagnasco nell’affermare che il fattore religioso incide nella formazione dei valori e della cultura, ha anche condiviso la preoccupazione di come la modernità si sia appiattita escludendo il trascendente, la grazia. «Nella nostra società – ha affermato il cardinale – tende a prevalere il fascino del nichilismo, dove l’effimero ha il primato su tutto, dove non si assumono più impegni definitivi, dove ogni cosa è fugace e provvisoria. Oggi l’uomo è prigioniero della propria libertà, è chiuso in se stesso, contribuisce a generare una società vecchia. Il mito del progresso senza limiti, inarrestabile, toglie la speranza all’uomo, lo avvolge di delusione».

Per contrastare questa secolarizzazione, che inevitabilmente porta ad una solitudine senza futuro, i cristiani metteranno in campo tutto quello che possono in termini di passione educativa, di dedizione per la vocazione e la felicità delle società, in particolare delle nuove generazioni e nelle famiglie. «È però necessario – ha ricordato l’Arcivescovo di Genova – riscoprire la purezza della fede, della dottrina della Chiesa, dell’ortodossia. Non dobbiamo tacere le verità della nostra fede, ridurle, naturalizzarle. Al Vangelo non va tolta quella linfa di grazia che lo caratterizza. Dobbiamo, innanzitutto, rimettere al centro della nostra vita la preghiera e l’allenamento a pensare. Così la nostra presenza nella modernità sarà efficace, sarà veramente simile al sale che penetra nella terra e alla luce che illumina il mondo. Nella società civile noi cristiani ci stiamo con passione e convinzione». E qui il Presidente dei Vescovi Italiani si è complimentato con l’iniziativa culturale “I dialoghi del venerdì” proposti dalla Diocesi di Spoleto. «Sono momenti di confronto come questi che ci permettono di stare all’interno della storia, di essere quel sale che penetra per far emergere la grazia».

Poi, Bagnasco ha ribadito il ruolo fondamentale delle parrocchie. Lui che per trenta anni vi ha svolto il suo servizio pastorale in quelle di Genova, ha affermato che se non ci fossero mancherebbe, tanto alla Chiesa quanto alla società civile, quella fantasia e quell’originalità che va oltre gli uomini, oltre le loro fragilità e preoccupazioni. E secondo il cardinale è proprio nelle parrocchie che «i ragazzi devono sperimentare la bellezza dei rapporti in famiglia, che pongono limiti alla libertà. Con questi limiti, però, i nostri giovani cresceranno ancora più liberi, realizzeranno se stessi, saranno felici. Lo so che si tratta di un capovolgimento relazionale – ha detto il cardinale – ma è morendo nella relazione che l’uomo si ritrova».

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