Più di 150 coppie di sposi hanno partecipato alla “Festa della fedeltà”. Semplice e carico di significato il messaggio della giornata: “È bello e possibile vivere nella fedeltà per 65, 60, 50 o 25 anni di matrimonio”. Omelia. Video. Foto.

Più di 150 coppie di sposi hanno partecipato alla “Festa della fedeltà”. Semplice e carico di significato il messaggio della giornata: “È bello e possibile vivere nella fedeltà per 65, 60, 50 o 25 anni di matrimonio”. Omelia. Video. Foto.

Più di 150 coppie di sposi hanno partecipato alla “Festa della fedeltà”. Semplice e carico di significato il messaggio della giornata: “È bello e possibile vivere nella fedeltà per 65, 60, 50 o 25 anni di matrimonio”. Omelia. Video. Foto.

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Più di 150 coppie di sposi hanno partecipato alla “Festa della fedeltà”. Semplice e carico di significato il messaggio della giornata: “È bello e possibile vivere nella fedeltà per 65, 60, 50 o 25 anni di matrimonio”. Omelia. Video. Foto.
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“È bello e possibile stare insieme tutta la vita, vivere il matrimonio in pienezza, ripetere ogni dì quel per sempre pronunciato il giorno delle nozze”. Questa è la sintesi della “Festa della fedeltà” celebrata domenica 2 ottobre al Santuario della Madonna della Stella in Montefalco, dove si sono ritrovate oltre 150 coppie di sposi dell’archidiocesi di Spoleto-Norcia che in questo 2011 festeggiano 25, 50, 60 o 65 anni di matrimonio. L’evento, inserito nel programma del 150° anniversario delle apparizioni della Madonna a Federico Cionchi (1861-1862), è stato organizzato dalla Pastorale familiare della Diocesi, guidata da don Sem Fioretti. La super visione generale dell’evento è stata garantita dal Commendator Filippo Pupella, economo diocesano.

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Gli “sposi” sono stati accolti in Santuario dalle parole e note della canzone Come ti ama Dio interpretata dalla giovane spoletina Daniela Pupella. Un testo significativo che ha fatto riavvolgere il nastro della memoria alle coppie presenti, in particolare quando dice «Io vorrei saperti amare come ti ama Dio, che ti prende per mano, ma ti lascia anche andare. Vorrei saperti amare, senza farti mai domande, felice perché esisti e così io posso darti il meglio di me».

L’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, nel saluto di benvenuto ha sottolineato come la società e la Chiesa hanno bisogno dell’esempio di queste coppie. «Voi – ha detto il Presule – siete l’esempio di famiglia da seguire. Voi ci testimoniate che è possibile condividere e superare le difficoltà. È bello vedere nei vostri volti, nonostante il naturale logorio del tempo, lo stesso entusiasmo di 65, 60, 50 o 25 anni fa. Siamo gelosi di una famiglia come la vostra e vorremmo proporla ai giovani fidanzati che accompagniamo al matrimonio, tentati da una visione superficiale ed estetica del giorno delle nozze. Grazie, dunque, della vostra fedeltà e coerenza; grazie, perché a distanza di anni, ripetete: “valeva la pena”».

Terminato il saluto di mons. Boccardo ci sono state due testimonianze sulla fedeltà. I coniugi spoletini Dalilla e Tito Bizzarri (lui è stato Presidente diocesano dell’Azione Cattolica e Direttore Generale della Banca Popolare di Spoleto, ndr) hanno condiviso i loro 60 anni di matrimonio. «Il nostro segreto – hanno affermato – è stato quello di non mettere mai “io” davanti ad un discorso, ma sempre “noi”. Quello, però, che ci ha unito maggiormente in questi dodici lustri è stato il pregare insieme». L’altra testimonianza l’ha portata una monaca di clausura di trentanove anni, la badessa delle Clarisse di Trevi madre Milena Russo. «La fedeltà – ha detto – ha le sue complicazioni anche in monastero tutte le volte che non si mette al primo posto Dio. È necessario, allora, un continuo cammino di conversione. Da soli non possiamo fare nulla, non possiamo essere fedeli: dobbiamo, dunque, metterci in ascolto della Parola di Dio. Questo vale nella vita consacrata come nel matrimonio».

La lettura di alcuni testi sul matrimonio dell’umorista e poeta spoletino Alberto Talegalli a cura di Mario Leone hanno chiuso la fase delle testimonianze e avviato quella del dibattito, moderato dalla giornalista Giovanna Grieco. «È importante – ha detto una coppia di sposi – saper camminare insieme nel bene e nel male. Noi dopo cinquanta anni ci prendiamo ancora per mano e andiamo avanti». Una donna ha affermato: «Dopo cinquanta anni ringrazio ogni giorno il Signore di avermi fatto incontrare mio marito». L’importanza della comunità nella vita matrimoniale è stata testimoniata da una coppia che celebra i 25 anni di matrimonio: «le difficoltà che si sono insinuate dall’esterno nella nostra famiglia le abbiamo superate grazie alla comunità parrocchiale. Da soli non si può superare ogni problema».

Alle ore 18.00 è iniziata la concelebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo e animata dal coro diocesano dei giovani. Con il presule hanno concelebrato: il Vicario generale mons. Luigi Piccioli, il direttore dell’Ufficio di pastorale familiare don Sem Fioretti e il Priore di Montefalco mons. Dino Pallucchi. Mons. Boccardo soffermandosi sulla Parola di Dio proposta dalla liturgia sotto forma dell’immagine della vigna (“Io sono la vite, voi i tralci” – Gv 15, 5), che ricorda la tenerezza di Dio nei confronti dell’uomo, richiamandolo alle sue responsabilità, ha esortato i presenti ad essere la vigna buona che produce frutti rigogliosi e non quella sterile che produce uva selvatica. «È guardando a questa bella immagine – ha affermato – che mi rivolgo a voi, cari amici, “cari sposi”, convenuti con gratitudine in questa casa della Madonna per ricordare il 25°, il 50° o un altro felice anniversario del vostro matrimonio. Sappiamo bene che gli impegni professionali, gli adempimenti di famiglia, le condizioni di salute, l’inerzia della vita con le sue frenesie e le sue noie, il logorio della convivenza, gli inevitabili difetti e delusioni, non sempre aiutano a vedere con lucidità la bellezza e la grandezza della vostra vocazione, la benedizione del volersi bene, del vivere insieme, del mettere al mondo i figli e introdurli nella vita. In questa felice circostanza, vogliamo allora con voi “fare memoria” grata e riconoscente di quel giorno più o meno lontano, mentre nel cuore ricomponete i momenti lieti e tristi degli anni vissuti insieme, la storia di tutta una vita». L’Arcivescovo ha invitato gli “sposi” presenti ad essere protagonisti nella Chiesa e nella società di oggi e di domani. «È una necessità – ha detto – che sgorga dalla stessa vostra condizione di chiesa domestica, dal ministero coniugale che vi caratterizza, dal vostro essere, come famiglia, la cellula originaria della società. A voi spetta proporre, innanzitutto con la vostra testimonianza di vita, una concezione e una forma di famiglia il cui fondamento sta nel matrimonio quale unione stabile e fedele di un uomo e di una donna, fondata sull’amore coniugale, con tutte le sue note e caratteristiche, e pubblicamente manifestata e riconosciuta. Come pure tocca a voi testimoniare a tutti che anche in un contesto come il nostro, pur tra tutte le difficoltà e gli ostacoli, è possibile vivere in pienezza il matrimonio cristiano come esperienza piena di senso e come “buona notizia” per tutte le famiglie e per tutta la società».

Al termine della celebrazione eucaristica mons. Boccardo ha consegnato a tutte le coppie un tacchetto in legno con su stampata l’immagine della Madonna della Stella e la preghiera composta per il 150° anniversario delle apparizioni.

La serata si è conclusa nell’auditorium del santuario del Beato Pietro Bonilli a Cannaiola di Trevi con una cena a buffet, musica, balli, canti e poesie.

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