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Insieme vivremo un anno di grazia


 

Con la celebrazione dell’8 settembre 2011 si è aperto per la nostra Chiesa locale un anno di grazia, durante il quale siamo invitati a fissare con più attenzione lo sguardo della mente e del cuore sulla Vergine Maria, perché ci conduca al suo Figlio Gesù. «Riguarda ormai ne la faccia che a Cristo più si somiglia, ché la sua chiarezza sola ti può disporre a veder Cristo» (La Divina Commedia, Il Paradiso, canto XXXII).

 

È guardando a Lei, trasparenza luminosa e prima discepola del suo Figlio, che impariamo l’alfabeto della vita cristiana. Nell’Annunciazione, infatti, Maria vive l’attesa di Dio nella vigilanza pronta all’ascolto, nell’accoglienza della Parola venuta, nell’adesione generosa e festosa al divino volere. A Nazaret, è la Madre che vive la piena comunione con Gesù nel feriale procedere di un’esistenza di umile, quotidiano lavoro. Visitando, poi, la cugina Elisabetta, Maria si mostra sollecita per il bene degli altri, segno di fraternità e condivisione. A Cana di Galilea, affretta con la sua preghiera i tempi di Dio. Durante il ministero di Gesù, è la discepola che ascolta ed apprende il Vangelo del Regno da colui che è insieme suo figlio e suo maestro. Nella passione di Gesù, ella vive l’offerta e il dono nel segno del dolore e dell’amore. Dopo l’ascensione, Maria vive e prega nella Chiesa ed insieme con la Chiesa implora lo Spirito rinnovatore e santificatore. Assunta alla gloria del cielo, è la Regina di misericordia, che senza posa implora  il perdono e la grazia per coloro che sono suoi figli e fratelli del suo figlio, affinché possano più facilmente raggiungere il Regno nel quale ella già regna gloriosa.

 

Dall’antica nicchia della chiesetta di San Bartolomeo, la Vergine Maria rivolge ai suoi figli, con insistenza e delicatezza, la stessa raccomandazione che diresse a Righetto: «Sii buono!». E per mezzo delle diverse iniziative che segneranno questi dodici mesi noi ci impegniamo a raccogliere tale esortazione materna, semplice e profonda ad un tempo. Nel termine “bontà”, infatti, è compendiato tutto un itinerario: si tratta di passare dal buio alla luce, dal peccato alla grazia, dall’egoismo alla generosità, dal risentimento alla riconciliazione, dalla chiusura in sé all’accoglienza dell’altro, dall’autosufficienza alla fraternità. In una parola, si tratta di orientare ed organizzare la propria vita alla luce del Vangelo perché divenga, ogni giorno di più, buona e bella. Tutto ciò non è forse traduzione dell’invito di Gesù: «Convertitevi e credete al vangelo»? (Mc 1, 15).

 

Apparendo a Righetto ed esortandolo alla bontà, la Vergine Maria ci indica il cammino, lungo il quale ci precede e ci accompagna. Lo hanno compreso, con quella intuizione di fede che caratterizza il popolo cristiano, le genti della Fratta e di Turrita, all’inizio, e poi, gradualmente, gli abitanti della nostra Regione, che da 150 anni accorrono ai piedi della Madonna della Stella. Presso di Lei essi hanno trovato comprensione e soccorso nei momenti della prova ed hanno ottenuto dal suo patrocinio la forza necessaria per continuare nel pellegrinaggio della vita e della fede.

 

Anche noi, pellegrini del terzo millennio, veniamo come Righetto a mettere le nostre mani (cioè la nostra vita) nelle mani materne di Maria, ad accogliere il suo invito alla bontà e alla santità, a chiedere il coraggio e la sapienza per vivere bene il tempo che ci è dato.

 

In questo anno di grazia, la Vergine della Stella ci sia vicina e continui a brillare sul nostro cammino come segno di consolazione e di sicura speranza.

 

+ Renato Boccardo
Arcivescovo di Spoleto-Norcia

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