Solennità di S. Ponziano. Solenne pontificale in Duomo presieduto dall’Arcivescovo. Gioia e speranza le parole chiave dell’omelia di mons. Boccardo. Causa pioggia, annullata la processione. Resoconto, omelia e foto.

Solennità di S. Ponziano. Solenne pontificale in Duomo presieduto dall’Arcivescovo. Gioia e speranza le parole chiave dell’omelia di mons. Boccardo. Causa pioggia, annullata la processione. Resoconto, omelia e foto.

Solennità di S. Ponziano. Solenne pontificale in Duomo presieduto dall’Arcivescovo. Gioia e speranza le parole chiave dell’omelia di mons. Boccardo. Causa pioggia, annullata la processione. Resoconto, omelia e foto.

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Solennità di S. Ponziano. Solenne pontificale in Duomo presieduto dall’Arcivescovo. Gioia e speranza le parole chiave dell’omelia di mons. Boccardo. Causa pioggia, annullata la processione. Resoconto, omelia e foto.
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Gioia e speranza. Sono le parole chiave dell’omelia che l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, ha pronunciato martedì 14 gennaio nella Basilica Cattedrale per la solennità del martire Ponziano, patrono di Spoleto e dell’intera Chiesa diocesana. La pioggia non ha consentito la processione del Vescovo e dei presbiteri dalla chiesa di S. Eufemia; il solenne pontificale è così iniziato direttamente in Duomo. Molti gli spoletini che sono saliti in Cattedrale per rendere omaggio al Patrono. La liturgia è stata animata nel canto dalla Cappella musicale del Duomo; il servizio all’altare è stato garantito dal gruppo ministranti della Diocesi. Molte le autorità civili e militari, tra cui il presidente della Giunta regionale dell’Umbria Catiuscia Marini, il sindaco di Spoleto Daniele Benedetti, quello di Norcia Giampaolo Stefanelli e altri primi cittadini dei Comuni della Diocesi.

Foto-gallery Messa pontificale

Foto-gallery secondi vespri e ritorno Reliquia nella basilica di S. Ponziano

Quella della gioia, ha sottolineato mons. Boccardo nell’omelia, è una questione centrale per questo tempo. «Una cultura – ha detto – che identifica la gioia con il benessere materiale, con qualche esercizio di potere, con il piacere che non abbia altro scopo che se stesso, con l’affermazione di sé fino alla prevaricazione, è una cultura che conduce diritto all’infelicità. Una società che garantisce ai bambini vitamine e giochi e ai giovani telefonini e discoteche, ma che con le sue leggi e con i suoi costumi li va derubando sempre più del loro sacrosanto diritto di avere una famiglia unita e genitori che siano tali e continuino ad amarsi e a vivere insieme, è una società che non destina le nuove generazioni alla gioia, ma piuttosto all’amarezza, al cinismo, all’orrore di giorni immotivati». «Abbiamo bisogno di gioia», ha ribadito con forza l’Arcivescovo. «È vero: l’attuale situazione economica, con tutti i problemi che continua a creare per tante persone e tante famiglie, sembra generare un sentimento diffuso di inquietudine e tristezza. Tuttavia, noi sappiamo bene che si può anche vivere senza piaceri e senza agi, ma non si può vivere senza gioia, una gioia che non sia effimera e superficiale, ma che riscaldi il cuore. Abbiamo bisogno che ci venga offerta una gioia che valga sempre; valga non solo per i ventenni, ma anche per gli ottantenni; che dia senso e speranza non solo al tempo del lavoro, ma anche a quello del riposo; che possa essere assaporata non solo dai sani e dai validi, ma anche dai malati e dagli anziani. Noi cristiani crediamo che questa gioia è nel Signore, riconosciuto e accolto come Salvatore della nostra vita».

L’altro aspetto centrale dell’omelia di mons. Boccardo è stato quello della speranza. «La testimonianza di san Ponziano – ha affermato – ci dice che la presenza viva di Dio nell’esistenza quotidiana, oltre alla gioia, assicura anche il dono della speranza…Solo la certezza di avere una destinazione ultima, piena di luce può salvare dall’oscurità e dalla tristezza i giorni dell’esistenza, tutti, dal primo all’ultimo: i giorni dei sogni e quelli dei ricordi; i giorni del vigore e dell’intraprendenza e quelli della fiacchezza e della pena; i giorni riscaldati dall’amore e dall’amicizia e quelli raggelati dalla solitudine e dall’abbandono. C’è oggi nella società come una caduta di tensione; si sono bruciati molti degli ideali generosi e rispettabili che avevano infiammato i cuori e le fantasie: l’ideale di una patria nobilitata e resa grande dall’onestà e dalla passione di tutti i cittadini; l’ideale di una società dove le riforme delle strutture hanno debellato l’egoismo e la povertà; l’ideale di una convivenza umana senza ingiustizie, senza violenza, senza disperazione. Adesso si ha l’impressione che nessuno si proponga più niente di bello e di grande e ognuno viva alla giornata senza inseguire un futuro, accontentandosi unicamente di spremere ogni stilla di piacere dall’ora fuggevole che gli è donata. Abbiamo dunque bisogno di una speranza che valga non solo per le stagioni luminose e ferventi, ma per tutte le stagioni dell’uomo; abbiamo bisogno di una speranza che sappia sorreggerci in tutte le ore, anche le più difficili e buie. Ascoltiamo il nostro Patrono dire a noi, suoi lontani concittadini: “Ponete la vostra speranza nel Dio vivente, che è il salvatore di tutti gli uomini” (cf 1 Tm 4, 10)».

Nella festa del Santo Patrono non poteva, poi, mancare un segno di attenzione a chi vive situazioni difficoltà di vario tipo: al momento dell’offertorio, due rappresentanti per ogni parrocchia del Vicariato urbano, denominato proprio di S. Ponziano, hanno consegnato all’Arcivescovo un cesto di alimenti di vario genere per il sostentamento della Mensa della Misericordia.

Secondi Vespri e ritorno della reliquia del martire nella basilica a lui dedicata. Alle ore 16.00 nella Basilica Cattedrale di Spoleto l’arcivescovo Renato Boccardo ha presieduto i Secondi Vespri pontificali di S. Ponziano. Nell’omelia, ha sottolineato come S. Ponziano non ebbe paura di essere ucciso nel corpo, certo che chi si affida al Signore non può perdersi. «S. Ponziano – ha detto il Vescovo – ci ricorda che il più grande male non è perdere la vita, ma, per amore della vita fisica, perdere la gioia di vivere. In un mondo in cui si moltiplicano le persone pronte ai compromessi e a contraddire esigenze fondamentali della fede e della moralità pur di conseguire i propri piccoli interessi, in un’epoca in cui si esalta come una conquista civile la pluralità dei relativismi morali, il martire ci ricorda le parole sempre attuali del profeta Isaia: “Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene…”. La vera sentinella che vigila sulla vita – ha concluso il Presule – è la certezza che esistono norme morali intangibili e che di tutta l’esistenza si dovrà un giorno rendere conto davanti al tribunale di Dio». Al termine dei Secondi Vespri si sarebbe dovuta tenere la processione che dal Duomo riporta la reliquia del Santo nella Basilica a lui dedicata. L’incessante pioggia non ha permesso ciò. La sacra testa del martire, allora, vi è giunta con l’automobile ufficiale del Comune di Spoleto: nella vettura è salito l’Arcivescovo, che teneva in mano la reliquia, il Vicario generale mons. Luigi Piccioli e il parroco del Sacro Cuore mons. Alessandro Lucentini. Alcune vetture delle forze dell’ordine, su una delle quali è salito anche il sindaco Daniele Benedetti, hanno scortato il piccolo corteo. Giunti nella basilica di S. Ponziano, mons. Boccardo , dopo aver sistemato la reliquia sull’altare maggiore, si è così rivolto ai fedeli: «La processione mancata non toglie nulla alla freschezza del messaggio del Santo patrono e la vostra numerosa presenza lo dimostra. A S. Ponziano chiediamo ancora quel coraggio necessario per dare alla nostra vita personale e alla nostra Città di Spoleto un supplemento di ricchezza di umanità che ci faccia andare al di là delle cattiverie e dei calcoli e che ci insegni a perdonarci a vicenda». La giornata dedicata al Patrono si è conclusa con la Messa nella basilica a lui dedicata presieduta dal Vicario generale mons. Luigi Piccioli e animata nel canto dal coro della Parrocchia di S. Rita, che ha eseguito il nuovo inno a S. Ponziano composto e musicato da mons. Marco Frisina.

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