L’Archidiocesi di Spoleto-Norcia ringrazia vivamente la Compagnia dei Carabinieri di Tolentino (MC), guidata dal Maggiore Giulia Maggi (in passato in servizio nella Compagnia di Spoleto, ndr), e la Stazione Carabinieri di Caldarola, in particolare il Luogotenente Patrizio Tosti (originario di Sellano, ndr), per aver smascherato la banda di Youtuber che ha girato video in alcuni luoghi delle Marche e dell’Umbria danneggiati dal terremoto del 2016, tra cui la chiesa di S. Andrea a Campi di Norcia.
Tutto ha avuto inizio nell’ottobre 2025 quando undici persone furono deferite per tentativi di furto e intrusioni in edifici resi inagibili dal sisma del 2016. Secondo quanto emerso, il movente dietro queste incursioni non era solo la curiosità, ma il profitto. Gli indagati filmavano sistematicamente le loro violazioni all’interno di palazzi storici e luoghi di culto, pubblicando poi i video su Instagram. Sfruttando il fascino decadente del “tempo fermato” dal terremoto, cercavano di monetizzare le visualizzazioni sui social network, trasformando il patrimonio ferito delle Marche in un set cinematografico abusivo.
La profanazione della tomba di madre Tecla Fiorucci. L’attività investigativa, supportata dall’analisi dei filmati di videosorveglianza e dai contenuti web, ha permesso di ricostruire un episodio particolarmente inquietante avvenuto lo scorso 6 gennaio in Umbria. I quattro, dopo diverse incursioni nelle Marche, si sono spostati a Campi di Norcia, precisamente nella chiesa di S. Andrea. Qui, entrando nelle rovine della chiesa, non si sono limitati a riprendere gli interni, ma hanno profanato la bara contenente le spoglie di madre Tecla Fiorucci, vissuta nella seconda metà del 1600, badessa dell’antico monastero di Sant’Orsola in Campi. Dopo aver aperto la bara, hanno ripreso le spoglie mortali della religiosa per poi condividerle nei social. Da ricordare che Madre Tecla, dopo la morte, fu sepolta nella chiesa della Madonna di Piazza sempre a Campi di Norcia e nel 1990 fu traslata in quella di S. Andrea.
Un gesto che ha trasformato la violazione di domicilio in un grave reato contro il sentimento religioso e la memoria storica. L’operazione portata a termine dai colleghi di Caldarola non è solo un atto di polizia giudiziaria, ma un intervento a difesa dell’anima stessa del nostro territorio. Colpire luoghi già feriti dal sisma e, ancor peggio, profanare resti mortali per ottenere qualche ‘like’ o un misero guadagno digitale, rappresenta un degrado morale che l’Arma non può tollerare. Per questa profanazione i Carabinieri hanno denunciato quattro persone (due uomini e due donne tra i 26 e i 49 anni, residenti in Lombardia), ritenute responsabili di violazione di domicilio, danneggiamento aggravato e violazione di sepolcro.


















