Santo Francesco, frate poverello, specchio di Cristo araldo del gran Re. Dietro al tuo amore, umile fratello, guidaci a Cristo conformi al Vangel: con il canto “Santo Francesco, frate poverello” si è avviato nel pomeriggio di martedì 17 febbraio 2026 l’incontro di preghiera presieduto dall’arcivescovo Renato Boccardo nella chiesa delle Clarisse di S. Leonardo a Montefalco, nell’ambito delle celebrazioni per l’VIII centenario della morte del Poverello di Assisi.
Diversi i fedeli presenti; c’erano i sacerdoti della Pievania don Sem Fioretti e don Luca Gentili e i Frati Minori della Custodia di Terra Santa del convento di S. Fortunato in Montefalco, con il guardiano padre Marco Antonio Maria Uras. Le monache Clarisse, di cui è badessa madre Maria Luce Gattuso, sono state raggiunte anche dalle consorelle Agostiniane di Santa Chiara della Croce: i due monasteri, infatti, sono confinanti. Il momento di preghiera è stato scandito dalla lettura tratta dalla Fonti del trapasso di Frate Francesco, dal brano del Vangelo di Giovanni (12,1; 13,1) letto al Santo in punta di morte, dall’omelia di mons. Boccardo, dalla preghiera dei fedeli, dalle litanie francescane, dall’incensazione della reliquia di S. Francesco e dalla benedizione finale. Il filo rosso sono state senza dubbio le parole del Santo pronunciate poco prima di morire: “Ho fatto la mia parte”. Come a voler dire che al termine della vita l’unica
cosa importante è amare Dio e il prossimo. «Spesso – ha detto l’Arcivescovo nella riflessione – percepiamo i Santi lontani e diversi, dimenticando invece che erano persone fragili come noi, capaci di cadere e di rialzarsi. Francesco aveva capito che nella vita ci sono momenti in cui è opportuno fermarsi e porsi delle domande. Lui lo fece al monte de La Verna, tempo nel quale riallacciò una relazione profonda con il suo Signore, dopo alcune visioni divergenti con i suoi frati. Fece un passo indietro da quanto aveva creato e sperimentò nella sua carne il sigillo dell’amore di Cristo, le stimmate. E, scendendo da la Verna, contemplò e lodò Dio Altissimo, la sua santità, la sua grandezza, la sua trascendenza: “Tu sei amore, carità. Tu sei sapienza. Tu sei umiltà. Tu sei pazienza. Tu sei bellezza. Tu sei sicurezza. Tu sei la pace. Tu sei gaudio e letizia. Tu sei la nostra speranza. Tu sei giustizia. Tu sei temperanza. Tu sei ogni nostra ricchezza” (FF 261). L’imitazione del Signore è diventata, così, la sua carta di identità. E ci ricorda: ho fatto la mia parte, ora fate la vostra. Ossia, mettete il cuore nelle cose di ogni giorno, anche nelle fatiche e nei fallimenti, vivete bene l’ordinarietà della vita quotidiana».
Il Monastero delle Clarisse di S. Leonardo. Il 4 luglio 1492 quattordici suore decisero di uscire dal Monastero di Santa Croce per vivere sotto una regola più stretta e rigorosa. Vennero accolte nei locali dell’ospedale dei poveri del Comune di Montefalco, detto di S. Leonardo, contiguo ad una piccola chiesa intitolata a Santa Maria del Paradiso. Il 29 marzo 1493 papa Alessandro VI approvò tale trasloco. Le molte elemosine elargite dai cittadini di Montefalco consentirono un restauro del fabbricato e un ulteriore ampliamento. Le monache presero la regola di Santa Chiara d’Assisi e furono poste sotto l’assistenza dei Frati Minori di Montefalco. La comunità ha goduto di una certa celebrità a seguito delle manifestazioni di un’anima del Purgatorio alla badessa madre Maria Teresa di Gesù.
Madre Maria Teresa di Gesù. Nacque a Fabbri di Montefalco il 16 agosto 1878. A 16 anni entrò tra le Clarisse di S. Leonardo; si consacrò definitivamente a Cristo il 1° ottobre 1899. Per lunghi anni fu abbadessa del Monastero, esercitando questo servizio con grande prudenza e zelo. Il 18 febbraio 1942, con il permesso dell’Arcivescovo, si offrì vittima al Signore per i sacerdoti, per la pace tra le nazioni, per i disordini del popolo, per i bestemmiatori. La sua salute era fragile come il vetro, ma accolse questo indebolimento come grazia di benedizione; mangiava poco, dormiva meno: pregava molto, sempre, di giorno e di notte; soffriva assai, in silenzio.
Le apparizioni di un’anima purgante. Tra il 2 settembre 1918 e il 9 novembre 1919 madre Maria Teresa per ben ventotto volte sentì suonare il campanello attiguo alla ruota della sacrestia e a lei giungeva una voce: “Lascio questa elemosina…”. Si trattava di un povero sacerdote che, vivente, non aveva scrupolosamente amministrato i beni ecclesiastici e, morto, durante il suo purgatorio aveva avuto dal Signore il permesso di portare in quel modo misterioso al monastero di S. Leonardo, povero all’eccesso, una somma di denaro per la celebrazione delle
Messe. La Badessa era stata, per divina disposizione, la confidente del sacerdote. Sulla veridicità del fatto fu svolto un processo canonico che si conserva nella Curia arcivescovile di Spoleto. Dal processo risulta confermata la veridicità e attendibilità di suor Maria Teresa. Uno dei tre testimoni ex officio, il cardinale Alessio Ascalesi arcivescovo di Napoli e già priore di Montefalco, disse: «Faccio voti che i comuni desideri vengano presto dal Signore esauditi e che nella chiesa del monastero, dove l’anima di un sacerdote chiese alle buone suore suffragi e, per divina bontà, in virtù di questi, fu liberata dal fuoco purificatore, sorga l’opera del Suffragio perpetuo a favore delle anime purganti, specialmente dei sacerdoti». Suor Maria Teresa volava al cielo il 16 settembre 1948. Nel 1951, a tre anni dalla morte, nella traslazione delle sue spoglie mortali dal cimitero alla chiesa del Monastero, il popolo dimostrò, con una vera apoteosi, la stima e la venerazione che aveva verso madre Maria Teresa di Gesù.


















