Una celebrazione di famiglia e al tempo stesso solenne in suffragio di mons. Riccardo Fontana, arcivescovo-vescovo emerito di Arezzo-Cortona-Sansepolcro e già di Spoleto-Norcia dal 1996 al 2009, tornato alla Casa del Padre lo scorso 9 febbraio. La Messa si è tenuta nella Cattedrale di Spoleto nel pomeriggio di domenica 15 febbraio 2026 ed è stata presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo e concelebrata da diversi presbiteri. La liturgia è stata animata dalla corale diocesana e numerosi sono stati i fedeli che sono saliti in Duomo per raccogliersi in preghiera ed affidare alla misericordia di Dio mons. Fontana.
«Lo ricordiamo – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – con gratitudine come un “lavoratore” energico, dirompente e schietto a servizio di Dio e della gente. Lo aveva scritto nel suo motto episcopale: “Non recuso laborem”, che significa “Non mi sottraggo a lavorare per te”. Carattere deciso e generoso, con una capacità di agire immediata, vulcano di idee e di iniziative, negli anni spoletini ha indetto il Sinodo diocesano, ha attivato il Fondo di solidarietà delle Chiese umbre, ha promosso la pastorale giovanile e gli oratori, ha dedicato attenzione al percorso di iniziazione cristiana dei fanciulli, ha valorizzato il laicato ed ha manifestato particolare cura nei confronti delle diverse forme di povertà, dando inizio anche alla Mensa della Misericordia, all’OAMI a Baiano, alla Fattoria di Eggi; ha dilatato gli orizzonti della carità raggiungendo con concreti
progetti di aiuto la Georgia e il Kosovo; si è impegnato per la ricerca e la promozione del bene comune favorendo il dialogo e la collaborazione con le Istituzioni civili. E ha affrontato con coraggio e determinazione le complesse responsabilità della ricostruzione dopo il terremoto del 1997. Sui social il nostro antico Arcivescovo è stato descritto come imprenditore, architetto, politico, comunicatore; e forse ognuna di queste definizioni illustra un aspetto della sua personalità. A me, che l’ho conosciuto fin dai tempi dei comuni studi romani, piace ricordarlo soprattutto come prete innamorato del Signore e della Chiesa. Il fuoco che gli ardeva in cuore e che ha ispirato e motivato tutto il suo ministero sacerdotale ed episcopale è stato sempre la chiara coscienza della chiamata a condividere sacramentalmente la vita del Maestro e della missione di ripetere i suoi gesti e le sue parole “per la salvezza del mondo”».


















