Festa di S. Gregorio martire. Tantissima gente alla celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Renato Boccardo, trasmessa in diretta da Rai Uno. Omelia e foto.

Festa di S. Gregorio martire. Tantissima gente alla celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Renato Boccardo, trasmessa in diretta da Rai Uno. Omelia e foto.
Festa di San Gregorio

Festa di S. Gregorio martire. Tantissima gente alla celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Renato Boccardo, trasmessa in diretta da Rai Uno. Omelia e foto.

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Festa di S. Gregorio martire. Tantissima gente alla celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Renato Boccardo, trasmessa in diretta da Rai Uno. Omelia e foto.
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Tantissima gente domenica 30 gennaio 2011 ha riempito la basilica di S. Gregorio Maggiore a Spoleto per la festa liturgica del martire spoletino Gregorio, compatrono della città. La celebrazione eucaristica – andata in onda in diretta su Rai Uno – è stata presieduta dall’Arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo. Con lui all’altare c’era l’arciprete della Cattedrale e priore di S. Gregorio mons. Luigi Piccioli, il parroco coadiutore don Jozef Gercàk, i due vice parroci don Davide Travagli e don Simone Maggi. La liturgia è stata animata dalla Cappella Musicale del Duomo. La regia televisiva è stata curata da don Antonio Ammirati.

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Il Presule all’inizio della celebrazione si è rivolto a quanti erano in collegamento televisivo, in particolare ai malati, alle persone sole, a quanti vivono nell’emarginazione e nella precarietà. Per la prima volta la Rai ha scelto la città di Spoleto per mandare in onda la messa domenicale.

Prendendo spunto dai testi liturgici della domenica, mons. Boccardo, agli spoletini presenti e agli italiani collegati con Spoleto tramite Rai Uno, ha parlato della felicità, «parola che ha avuto sempre il potere di toccare nel fondo il cuore dell’uomo, proprio perché la felicità rimane la nostra aspirazione più profonda e la nostra delusione più amara; spesso non osiamo neppure parlarne. Ci pare – ha detto l’Arcivescovo – una parola troppo grande, una realtà irraggiungibile, così che, quando si parla di “felicità”, le persone di esperienza scuotono la testa come se fosse una parola da giovani, da gente illusa e sognatrice. Esse si accontentano di molto meno: basta una certa pace, qualche soddisfazione, una vita tranquilla – come si dice; ma la felicità, hanno imparato che in questo mondo non la si trova. Perciò cercano di godere la vita spremendone al massimo il succo, perché è breve e fuggente. E i risultati sono evidenti: mafia, tangentopoli, usura, guerre, terrorismo, in una parola: dissoluzione del senso autenticamente umano della società. Dunque le persone mature hanno perfettamente ragione quando affermano che, in questo mondo, la felicità non si trova. Ma hanno torto se da questa loro conclusione passano ad un’altra: che la felicità, cioè, sarebbe un’utopia, un sogno; che essa non è e non sarà mai possibile per l’uomo. Perché Gesù è venuto a dirci che la felicità è possibile, che è alla portata dell’uomo. Le parole che Gesù pronuncia sulla montagna ci richiamano allora – e Dio sa se oggi ce n’è bisogno! – a giudicare secondo un metro di valori diametralmente opposti alla mentalità dominante, che proclama felici quelli che dispongono del denaro e del potere, che possono contare sul successo e soddisfare senza ritegno tutti i capricci. Per tale motivo la pagina delle beatitudini è continuamente da rileggere per comprenderla sempre di nuovo: è misteriosa e nello stesso tempo chiara ed evidente, in maniera che nessuna delle sue parole rimane incomprensibile».

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