Alla vigilia della festa di San Ponziano la comunità diocesana ha riflettuto sulle povertà emergenti e sulle sinergie. Inaugurata la nuova sede della Caritas diocesana. Forniti i dati relativi ai servizi resi

Alla vigilia della festa di San Ponziano la comunità diocesana ha riflettuto sulle povertà emergenti e sulle sinergie. Inaugurata la nuova sede della Caritas diocesana. Forniti i dati relativi ai servizi resi
Convegno Caritas

Alla vigilia della festa di San Ponziano la comunità diocesana ha riflettuto sulle povertà emergenti e sulle sinergie. Inaugurata la nuova sede della Caritas diocesana. Forniti i dati relativi ai servizi resi

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Alla vigilia della festa di San Ponziano la comunità diocesana ha riflettuto sulle povertà emergenti e sulle sinergie. Inaugurata la nuova sede della Caritas diocesana. Forniti i dati relativi ai servizi resi
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«Questa è la casa dell’amore, della misericordia». Sono le parole che l’Arcivescovo di Spoleto-Norcia mons. Renato Boccardo ha pronunciato giovedì 13 gennaio 2011 nell’inaugurare la nuova sede della Caritas diocesana nella Piazzetta della Misericordia. La benedizione dei locali che ospitano gli uffici della Caritas è avvenuta dopo il convegno che la stessa ha promosso al Chiostro di S. Nicolò dal titolo “Quale Caritas oggi, forme concrete di collaborazione”.

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Molte persone hanno preso parte all’iniziativa. Nutrita anche la presenza delle istituzioni civili e militari del territorio, a partire dal sindaco di Spoleto Daniele Benedetti e dai rappresentanti dei Comuni della Diocesi.

Nel suo saluto iniziale l’Arcivescovo Boccardo ha ricordato come l’azione pastorale della Caritas va ben al di là dei muri delle chiese e delle sacrestie. «Con le istituzioni pubbliche – ha detto – condividiamo una preoccupazione che è al tempo stesso una passione: quella per il bene comune. Guardiamoci in faccia e insieme facciamo fronte alle urgenze del nostro territorio. Se ognuno camminasse per la propria strada diventerebbe difficile individuare le povertà. La Chiesa di Spoleto-Norcia è disponibile a continuare forme di collaborazione con le istituzioni per rispondere alle necessità della gente. Sono convinto – ha proseguito mons. Boccardo – che la sinergia ci permetterà di non sprecare proventi. Da questa giornata, mi auguro, possa nascere qualcosa di bello e significativo per la nostra comunità».

La prima relazione del convegno è stata tenuta da mons. Vittorio Nozza, direttore di Caritas Italiana. Come premessa ha detto che l’Italia è un Paese stanco, diviso, di facile conflittualità. «Non possiamo – ha detto – fuggire da questa realtà, anzi dobbiamo metterci all’opera. È compito principale della Chiesa, quindi della Caritas, proporre stili di vita sobri ed essenziali che favoriscano il contrastare delle povertà emergenti sia materiali che interiori. Queste ultime determinate soprattutto dalla solitudine dell’uomo, dalla sua povertà di relazione, di cittadinanza. Nell’affrontare le diverse povertà, ancor più accentuate dalla crisi, emerge – ha detto mons. Nozza – una collaborazione tra le istituzioni civili e la Caritas, impegnata in gesti concreti di solidarietà e sussidiarietà. Basti pensare che in Italia sono presenti oltre 14.000 realtà socio-caritative ecclesiali che cercano di rispondere alle richieste di aiuto con progetti e relazioni di prossimità».

Il sociologo umbro Luca Diotallevi, docente presso l’Università Roma Tre e Vice Presidente del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, ha affermato che «il bene comune oggi non è più monopolio di una sola istituzione (lo Stato): ad esso concorrono più realtà sociali, tra cui la Caritas». Soffermandosi sull’Umbria, Diotallevi ha detto che «la nostra regione risente di una marginalità territoriale e di una crisi demografica che rende incerto il suo futuro, pur avendo grandi risorse naturalistiche e storico-artistiche». Per quanto riguardo l’ambito ecclesiale, il sociologo ha parlato della presenza nella terra dei Santi Benedetto e Francesco di un “devozionismo protetto” caratterizzante il cattolicesimo umbro. «Si nota – ha detto – una poca crescita del laicato e un forte clericalismo. Il ruolo degli ecclesiastici è pubblicamente riconosciuto, ma i laici non riescono a passare da una condizione di consumo religioso ad una di partecipazione religiosa senza passare per la forca caudina di modelli clericali. La Caritas in questo processo ha un ruolo determinante: se si porrà come soggetto promotore di iniziative contribuirà alla fuoriuscita della società regionale dalla semisecolare egemonia del politico, ed ha una responsabilità non inferiore rispetto alla fuoriuscita dal “devozionismo protetto”. Le caritas umbre possono portare un prezioso contributo alla nascita di un’agenda nuova per la nostra comunità regionale e per il suo futuro prossimo».    

Il prof. Marcello Rinaldi, delegato regionale Caritas, ha illustrato l’opera svolta in sinergia dalle otto Caritas diocesane umbre a partire dall’esperienza del terremoto del 1997 e dalla nascita di alcune opere segno regionali dove vengono accolti molti giovani in cerca di un senso della propria vita. É uno stile più orientato all’essere che al fare Caritas, mettendo al centro dell’azione l’uomo, i suoi bisogni e le sue povertà, offrendogli nel servire il prossimo la riscoperta di Dio.

Don Vito Stramaccia, direttore della Caritas di Spoleto-Norcia ha fornito una lettura con relativi dati sulle povertà emergenti nel territorio diocesano. Nel Centro di Ascolto diocesano nel 2010 sono passate 266 persone, delle quali il 50% sono cittadini italiani. Dal 2007 il Centro ha quasi raddoppiato l’ascolto. Questo dato è supportato anche dai numeri relativi al Fondo di Solidarietà delle Chiese umbre per le famiglie bisognose a causa della crisi economica. Nello specifico, la Diocesi di Spoleto ha sostenuto dall’agosto 2009 quarantadue nuclei familiari italiani e quarantacinque di cittadini immigrati, per un totale di 167.000,00 euro erogati. Per quanto riguarda le adozioni a distanza, la Caritas di Spoleto-Norcia ne ha attive 264: 157 in Brasile, 92 in Georgia e 15 tra India, Africa, Palestina e Romania. Per il settore aiuti alimentari, dal 2003, sono stati inviati in Georgia ben 14 containers di generi alimentari per un totale di circa 322 tonnellate di prodotti a lunga conservazione per la mensa poveri di Tbilisi. L’Ufficio Immigrati nel 2010 ha seguito 612 persone provenienti in prevalenza da: Romania, Albania, Marocco, Ucraina. Una non trascurabile componente della popolazione straniera che si è rivolta all’Ufficio Immigrati, quantificabile intorno al 10 – 15% del totale, ha riferito di non essere in possesso del permesso di soggiorno, pur avendo la possibilità di lavorare e la disponibilità di un alloggio. Gli interventi di carattere umanitario hanno riguardato negli ultimi tre anni cinque casi di minori stranieri, provenienti dall’est Europa, per i quali è stato garantito l’ingresso in Italia per motivo di cure mediche, con successivo invio ai maggiori ospedali pediatrici italiani per l’esecuzione di interventi di alta specializzazione.

I lavori sono proseguiti nel pomeriggio con la programmazione dei progetti che la caritas di Spoleto-Norcia attuerà nell’anno 2011.

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