Triduo pasquale 2024. Celebrazione della Passione del Signore. L’Arcivescovo: «L’immagine del crocifisso non è la bella rappresentazione della realtà, ma la rappresentazione della realtà più bella». Foto.

Triduo pasquale 2024. Celebrazione della Passione del Signore. L’Arcivescovo: «L’immagine del crocifisso non è la bella rappresentazione della realtà, ma la rappresentazione della realtà più bella». Foto.

Triduo pasquale 2024. Celebrazione della Passione del Signore. L’Arcivescovo: «L’immagine del crocifisso non è la bella rappresentazione della realtà, ma la rappresentazione della realtà più bella». Foto.

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Triduo pasquale 2024. Celebrazione della Passione del Signore. L’Arcivescovo: «L’immagine del crocifisso non è la bella rappresentazione della realtà, ma la rappresentazione della realtà più bella». Foto.

Il Venerdì Santo è il giorno in cui si celebra la crocifissione e morte di Gesù. È il secondo giorno del Triduo Pasquale e non c’è l’Eucaristia. Si svolge, invece, la celebrazione della Passione del Signore, che nella Basilica Cattedrale di Spoleto è stata presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo (29 marzo 2024) con i presbiteri e i fedeli della Pievania di S. Ponziano. L’altare era interamente spoglio: senza croce, senza candelieri e senza tovaglie. La celebrazione si è svolta in tre momenti: Liturgia della Parola, Adorazione della Croce, Comunione eucaristica.

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Nell’omelia mons. Boccardo ha sottolineato come «sulla collina del Calvario accade qualcosa che ci stordisce: un Dio al quale non è bastato lavarci i piedi e darci il suo corpo da mangiare, ora pende nudo e disonorato. Vorremmo distogliere lo sguardo… E, tuttavia, torniamo a guardare la croce e vediamo un uomo a braccia spalancate che dice: “Ti amo”. E quel grido ci rimbomba nel cuore». Il Presule, poi, si è soffermato sul ruolo delle donne presenti al momento della crocifissione: «Solo le donne sono rimaste con lui, fragili e indomite, e non lo hanno rinnegato; solo fra le donne Gesù non ha avuto nemici: parlava il loro linguaggio, quello del cuore e delle ragioni forti per vivere. Piccolo gregge impaurito e coraggioso, la Chiesa nasce in quelle donne che hanno verso di lui uno sguardo dolce di amore e di dolore; nasce dalla contemplazione del volto del Dio crocifisso; nasce dall’aver visto che, su quel corpo, l’amore ha scritto il suo racconto con l’alfabeto delle ferite, indelebili ormai come l’amore. Una scena che si imprimerà in loro come un graffio, come una goccia di fuoco che penetra e divampa. Ma è grazie a questo loro amoroso coraggio che è giunta a noi la testimonianza della morte di Gesù».

Nel crocifisso, dice l’evangelista Giovanni, si rivela la gloria di Dio: «La bellezza – ha detto ancora l’Arcivescovo – si offre alla contemplazione del mondo, come arte divina di amare, come capacità di amare fino ad imbruttirsi. L’immagine del crocifisso non è la bella rappresentazione della realtà, così da attirare il nostro sguardo, ma la rappresentazione della realtà più bella. Pietra angolare della fede cristiana è un atto di amore totale. E noi impariamo che quando le dinamiche di morte sembrano avere la meglio e tutto appare finito, è sempre possibile introdurre atti sui quali il male non può nulla: gesti di amore disarmato e gratuito».

 

 

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