Campello sul Clitunno, riaperta al culto la chiesa di Santa Maria. La celebrazione presieduta dall’Arcivescovo. Foto.

Campello sul Clitunno, riaperta al culto la chiesa di Santa Maria. La celebrazione presieduta dall’Arcivescovo. Foto.

Campello sul Clitunno, riaperta al culto la chiesa di Santa Maria. La celebrazione presieduta dall’Arcivescovo. Foto.

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Campello sul Clitunno, riaperta al culto la chiesa di Santa Maria. La celebrazione presieduta dall’Arcivescovo. Foto.

Campello sul Clitunno, conosciuto per il suo sacello a forma di tempio riconosciuto patrimonio dell’Unesco nel 2011, per il parco naturalistico delle Fonti citato da Virgilio, Plinio il Giovane e Giosuè Carducci e per l’eremo francescano dove vive una Comunità (le Allodole) fondate da sorella Maria la minore (1875-1961) in spirito di dialogo con altre confessioni cristiane e di accoglienza verso tutti, posto a metà strada tra Foligno e Spoleto, ha recuperato un altro gioiello di storia, di arte e di fede: l’antica Pieve di Santa Maria. L’edificio di culto, del XIII-XIV secolo, era chiuso a seguito dei terremoti del 2016, che avevano danneggiato in modo particolare la prima delle tre campate, la facciata, la sagrestia, gli altari laterali e la cantoria.

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Immersa tra rigogliosi ulivi e un suggestivo bosco, ai piedi di Campello Alto, la chiesa, a navata unica, è strategica per la vita pastorale della Pievania campellina, dedicata proprio a Santa Maria. Trovandosi, infatti, a metà strada tra Pissignano e Settecamini, le zone più popolose di Campello, è il luogo naturale, e da tutti riconosciuto come identitario, per le celebrazioni eucaristiche e gli altri momenti comunitari. E così un gran concorso di popolo ha preso parte alla Messa di riapertura della chiesa presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo nel pomeriggio di domenica 10 maggio. Con il Presule hanno concelebrato i tre religiosi barnabiti a cui è affidata la cura pastorale della Pievania (il parroco padre Vito Giannuzzi, il superiore padre Paolo Rippa e padre Yvone Mugaruka), don Edoardo Rossi, campellino di nascita, e don Mirco Boschi. La liturgia è stata animata dalla corale della Pievania. C’era anche il sindaco Simonetta Scarabottini e il comandante della stazione dei Carabinieri. I lavori nella chiesa, già restaurata nel 1347 dalla famiglia Campello intenta a costruire nelle vicinanze il proprio palazzo e poi ancora nel 1605-1611, nel 1830 e nel 1927, presenta delle pregevoli tele del XVII-XVIII secolo, un affresco del XV secolo posto in una nicchia nella parete absidale e raffigurante il Cristo con alcuni Santi, hanno consentito di far tornare alla luce un affresco dell’Annunciazione, a cui probabilmente era dedicata la chiesa in antico. Nell’area circostante la chiesa, nel corso dei secoli, si sono sviluppati due insediamenti di case e ville distribuite nel territorio denominato La Villa e Ravale.

L’omelia di mons. Boccardo. «I muri di questa chiesa – ha detto l’Arcivescovo all’inizio della celebrazione – parlano di preghiera, di speranza, di sofferenza e di desiderio. E sono con noi questa sera quanti nel corso del tempo qui sono venuti in preghiera e che sono già nella casa di Dio».  Nell’omelia poi il Presule, commentando il Vangelo di Giovanni “Non vi lascerò orfani: verrò da voi”, ha detto: «Restare da soli è la più grande paura che accompagna da sempre l’umanità, specie quando attraversa il dolore, il fallimento o quando una relazione si spezza. Ed è quanto hanno sperimentato gli apostoli, presi da sconforto e delusione perché il Maestro non è più con loro. Si sentono abbandonati, ma Gesù li sorprende: se ne va, ma è presente nello Spirito paraclito (che significa rimanere accanto, ndr). L’amore vero non scompare, ma si interiorizza: questo dice Gesù ai suoi discepoli. Lo Spirito Santo allora ci dona la vita di Dio e ci fa comprendere quello che Gesù ci ha insegnato. Per cogliere il suo messaggio, però, è necessario fermarsi, creare le condizioni giuste per cogliere quella parola che riscalda il cuore e la mente, così da dare ragione della speranza che ci abita. E le chiese sono il luogo concreto e privilegiato dove cogliere il messaggio dello Spirito, specie nella celebrazione dei Sacramenti. Auspico che questa bella chiesa di Santa Maria che riapriamo sia per voi campellini come la sorgente dove attingere acqua sempre fresca e zampillante. Le chiese ci dicono: non ti dimenticare di Dio e della sua presenza che è fedele e non ti abbandona mai. Padre Vito, cari amici, mi ha detto del vostro generoso impegno per la riapertura di questa chiesa e di questo vi ringrazio e vi esorto: fatela vivere, fate in modo che qui la comunità trovi luce e forza per essere presente nella società”.

Per il restauro della chiesa sono stati necessari circa 580.000 euro, provenienti da fondi propri dell’Arcidiocesi e da quelli CEI 8×1000. I lavori sono stati avviati nella primavera del 2023, sono stati coordinati dall’architetto Norberto Santini e realizzato dalla ditta Betti di Preci.

La serata si è conclusa con un momento di fraternità nello spazio antistante la chiesa preparato dalle varie associazioni del territorio.

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