Per antichissima tradizione è “la notte di veglia in onore dei Signore” (Es 12,42), definita “la veglia madre di tutte le veglie” (S. Agostino). In questa notte Cristo è passato alla vita vincendo la morte. Nella Cattedrale di Spoleto è stata celebrata nella notte di sabato 4 aprile 2026 dall’arcivescovo Renato Boccardo, alla presenza di numerosi fedeli della Pievania di S. Ponziano. La liturgia è stata animata dalla corale della Pievania di S. Ponziano, diretta da Loretta Carlini, con all’organo Angelo Silvio Rosati. Il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi della Diocesi e dai ministranti, coordinati dal cerimoniere arcivescovile don Pier Luigi Morlino. Il Cero Pasquale è stato decorato da una fedele dell’Archidiocesi, Paola Pineschi.
“Lucernario”. La prima pare della Veglia si è tenuta in Piazza Duomo. C’è stata la benedizione del fuoco, la preparazione del cero pasquale e la sua accensione. Entrando nella chiesa buia il il diacono che portava il cero, ha annunciato: “La luce di Cristo”. L’annuncio è stato fatto in tre momenti e progressivamente sono state accese le candele in mano a presbiteri e fedeli. Questa prima parte si è conclusa con il “preconio pasquale”, l’annuncio solenne della Pasqua, cantato dalle comunità del Cammino Neocatecumenale di Spoleto.
Liturgia della Parola. In questa seconda parte sono state meditate le meraviglie che il Signore Dio fece fin dall’inizio per il suo popolo, confidando nella sua parola e nella sua promessa. Sono state proposte nove letture, ognuna seguita dal salmo responsoriale e da un’orazione. Al termine delle letture dell’Antico Testamento c’è stato il canto del Gloria, mentre le campane hanno annunciato la Risurrezione del Signore. La lettura dell’Apostolo, il canto dell’Alleluia pasquale, la proclamazione del Vangelo e l’omelia di mons. Boccardo hanno concluso la Liturgia della Parola.
Omelia dell’Arcivescovo. «Cristo – ha detto mons. Boccardo – viene in noi, vive e cammina con noi, ma ci chiede di pronunciarci chiaramente nella storia per cambiarla, così come la sua risurrezione ne cambia il corso dalla linea della morte nella linea della vita. E ci chiede di farlo coraggiosamente, con la rinuncia a tutto ciò che in noi è alleato della morte, a tutto ciò che è prepotenza e oppressione e possessività frettolosa, a tutto ciò che è egoismo, desiderio di soddisfare unicamente noi stessi, a tutto ciò che è disimpegno, disfattismo, disperazione e tristezza. E poi con una piena professione di fede: una fede costruita e vissuta attorno alla figura di Cristo morto e risorto, una fede non soltanto professata con le parole e viva nel fondo del cuore ma portata con le mani nell’esistenza quotidiana, a confronto con la storia, nei problemi di ogni giorno, espressa in scelte coraggiose e coerenti».
Liturgia battesimale. La terza parte della Veglia ha avuto come fulcro il battesimo. C’è stata la benedizione dell’acqua, il rinnovo delle promesse battesimali e l’aspersione dei fedeli da parte dell’Arcivescovo. La preghiera dei fedeli ha concluso questa parte della Veglia.
Liturgia eucaristica. La Chiesa viene invitata alla mensa che il Signore ha preparato per il suo popolo, memoriale della sua morte e risurrezione, finché egli venga. È stata la quarta parte della Veglia pasquale.
Conclusione della Veglia pasquale. L’invocazione solenne della benedizione del Signore ha concluso la Veglia. Arcivescovo, presbiteri e fedeli si sono quindi recati alla Cappella della Santissima Icone per venerare la Madre di Dio con il canto del Regina Coeli.


















