Spoleto Città Francescana: interessante conferenza dell’arcivescovo Felice Accrocca. Video integrale.

Spoleto Città Francescana: interessante conferenza dell’arcivescovo Felice Accrocca. Video integrale.

Spoleto Città Francescana: interessante conferenza dell’arcivescovo Felice Accrocca. Video integrale.

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Spoleto Città Francescana: interessante conferenza dell’arcivescovo Felice Accrocca. Video integrale.

“Spoleto città francescana”: è stato questo il tema della conferenza che mons. Felice Accrocca, arcivescovo-vescovo eletto di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, ha tenuto lunedì 9 marzo 2026 nel Salone dei Vescovi a Spoleto, nell’ambito delle celebrazioni per l’VIII centenario della morte di S. Francesco. Un incontro interessante e ricco di fatti da approfondire che, come ha sottolineato l’arcivescovo Renato Boccardo, ci ha consentito di cogliere come «il passaggio di S. Francesco nella Valle Spoletana ha lasciato il segno».

In realtà le varie vite del Santo non citano Spoleto in maniera diretta, ma di certo il Poverello di Assisi quando andava a Rieti passava certamente da Spoleto. Mons. Accrocca – che non ha parlato del Biglietto di S. Francesco a Frate Leone conservato nel Duomo di Spoleto, in quanto già oggetto di un precedente incontro con padre Pietro Maranesi, ofm cap – ha detto che la prima volta che Spoleto compare nei testi ufficiali è grazie a Giovanni di Perugia, conosciuto come l’anonimo perugino, autore di una importante fonte sull’avvio dell’ordine. Ed è proprio lui che parla dell’episodio conosciuto come il sogno di Spoleto, avvenuto secondo la tradizione nella chiesa di S. Sabino. «Francesco – ha detto Accrocca – partì da Assisi per la guerra in Puglia, ma era già in una fase interrogatoria: forse non era pienamente convinto di cosa stesse facendo. La prigionia di Perugia e la malattia misero in dubbio le sue idee. A Spoleto ebbe un ripensamento. Un sogno? Un colloquio con una persona che lo aiuta a riflettere? Non lo sappiamo. Le fonti però ci aiutano a leggere l’episodio di Spoleto alla luce del capitolo degli Atti degli Apostoli che racconta la conversione di S. Paolo: per Francesco Spoleto è come Damasco per Paolo, ci dice l’agiografo». A Spoleto nasce un uomo nuovo.

Il prossimo Vescovo di Assisi e Foligno ha ricordato, poi, come il beato Simone da Collazzone scrisse che “Francesco a Spoleto è considerato un Santo”. Ci sono stati poi diversi spoletini che fin dall’inizio si aggregarono alla nuova forma di vita di Francesco, tra cui Rinaldo da Spoleto, tra coloro che hanno impiantato il francescanesimo in Germania. Da ricordare anche Tommaso da Spoleto che abbandonò l’ordine e morì fuori da esso. «Sono tutti segnali chiari – ha detto mons. Accrocca – che da Spoleto giovani e meno giovani avevano seguito Francesco sin dai primi anni».

Un altro aspetto importante su “Spoleto Città francescana” è legato a Santa Chiara d’Assisi: Angeluccia da Spoleto fu una delle testimoni che condivise con Chiara l’esperienza a S. Damiano. Angeluccia fu anche intermediaria di un miracolo compiuto da Santa Chiara al fanciullo Mattiolo da Spoleto. Il Vescovo di Spoleto Bartolomeo, infine, nel 1253 fu incaricato da papa Innocenzo IV di indagare sulla vita, la conversione e i miracoli di Chiara. Non va dimenticato il monastero di S. Paolo di Spoleto, uno dei 24 ai quali il cardinale Rainaldo di Ostia, poi papa Alessandro IV, scrisse una lettera nel 1248.  Nella disamina di mons. Accrocca ha trovato chiaramente spazio Gentile da Spoleto, il quale ottenne da Clemente VI dei luoghi per vivere la regola con alcune dispense, dando origine così al movimento dell’osservanza: le Carceri ad Assisi, Giano dell’Umbria, l’eremo a Cesi di Terni, Monteluco di Spoleto. L’ultimo personaggio citato da Accrocca è stato Cherubino da Spoleto, del quale c’è un manoscritto a Foligno lasciato da mons. Michele Faloci Pulignani. Cherubino compose delle regole di vita cristiana che ebbero una grande diffusione. Morì nel 1484. Secondo mons. Accrocca sarebbe una figura da riprendere in mano.

Insomma, dalla relazione di mons. Accrocca è emerso, come lui stesso ha detto, che «di tracce francescane a Spoleto ce ne sono tante».

 

 

 

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