Con i primi vespri solenni del 20 marzo 2026, nella chiesa abbaziale di S. Benedetto in Monte a Norcia, si sono aperte le celebrazioni per la festa liturgia di S. Benedetto. Intorno alla 17.30, portata da un gruppo di tedofori della Città, è giunta nel piazzale antistante la chiesa dei benedettini la Fiaccola “Pro pace et Europa una”, accesa lo scorso 1° marzo. È stata accolta dall’abate, padre Benedetto Nivakoff, dall’arcivescovo Renato Boccardo, dai monaci, dal sindaco Giuliano Boccanera e da un gruppo di fedeli.
Il padre abate Nivakoff nella sua riflessione ai Vespri ha ricordato un episodio della vita di S. Benedetto: una sera il Santo era tornato tardi da un lungo viaggio e voleva mangiare; era buio e quindi un giovane monaco gli reggeva una lampada. Durante la cena il monaco si era spazientito e pensava tra sé: ma chi è costui che devo servire, anziché dormire? Benedetto lo riprese e lo ammonì, perché il giovane pensava una cosa e ne faceva un’altra. Mancava,
insomma, della verità. «Alla base di ogni pace vera – ha detto quindi Nivakoff – deve esserci unità profonda in me stesso. Solo nella verità si può risolvere ogni conflitto. Non possiamo mettere a tacere i campi di battaglia in Ucraina, in Terra Santa, in Iran e in altri parti del mondo, ma possiamo essere più onesti con noi stessi, affrontando le conseguenze della verità».
Alle 19.30, poi, la Fiaccola è giunta in Piazza S. Benedetto e con essa è stato acceso il tripode sotto la statua del Santo, mentre le campane della Basilica suonavano a distesa. Erano presenti tanti fedeli e diverse autorità civili, ecclesiastiche e militari. Dopo gli interventi del Sindaco Boccanera e di due rappresentanti dell’Assemblea legislativa regionale, Bianca Maria Tagliaferri e Francesco Filipponi, ha preso la parola l’arcivescovo Boccardo: «Abbiamo visto la Fiaccola attraversare al buio il Corso, portandoci in Piazza la luce. E noi, alla scuola di S. Benedetto, chiediamo questa sera un dono di luce
per l’intelligenza dei signori della guerra, che umiliano la dignità delle persone per sete di potere e dominio. Hanno bisogno di luce che permetta loro di rispettare ogni popolo e nazione. La pace non si costruisce con le armi, ma con gesti quotidiani di perdono. S. Benedetto – ha concluso il Presule – ci insegni il cammino della verità e della giustizia».


















