Primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio con il canto del Te Deum. L’Arcivescovo: «Il 2023 è stato un anno segnato dalle guerre, ma Dio non si è stancato di farci visita». Foto.

Primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio con il canto del Te Deum. L’Arcivescovo: «Il 2023 è stato un anno segnato dalle guerre, ma Dio non si è stancato di farci visita». Foto.

Primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio con il canto del Te Deum. L’Arcivescovo: «Il 2023 è stato un anno segnato dalle guerre, ma Dio non si è stancato di farci visita». Foto.

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Primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio con il canto del Te Deum. L’Arcivescovo: «Il 2023 è stato un anno segnato dalle guerre, ma Dio non si è stancato di farci visita». Foto.

“Venuti al tramonto del sole, contemplando la luce della sera, lodiamo il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo, Dio”. Con il rito del Lucernario, in una Cattedrale di Spoleto quasi completamente al buio, si sono avviati i primi vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio con il canto del Te Deum presieduti dall’arcivescovo Renato Boccardo. Col Presule c’erano i presbiteri della Pievania di S. Ponziano. Diversi i fedeli presenti. Ha animato il coro della Pievania. Sul presbiterio è stata posizionata la scultura policromatica “Tabernacolo con il Trasporto della Santa Casa di Maria a Loreto” del 1599, proveniente dalla chiesa di S. Leonardo a Montebufo di Preci, esposta temporaneamente nella sala “La bellezza ritrovata” della Cattedrale insieme ad altre opere ferite dai terremoti del 2016 e restaurate. L’opera tornerà nel luogo di origine non appena la chiesa verrà consolidata e restaurata.

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Il 2023 un anno segnato dalle guerre, ma Dio non si è stancato di farci visita. «Siamo convenuti questa sera in Cattedrale – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – per concludere un tempo: l’anno 2023 che abbiamo ormai alle spalle. E saremmo stolti se rileggessimo questo anno semplicemente come un susseguirsi di ore e di giorni, l’una uguale all’altra, l’uno uguale al precedente. Non è così: questo è stato un anno che ha avuto dei tempi qualitativamente diversi e la qualità dei tempi diversi è il fatto che Dio ci abbia incontrati. Abbiamo alle spalle mesi drammatici, anche a causa della guerra che è ritornata nell’Europa dopo tantissimi anni e che ferisce profondamente le popolazioni della Terra Santa. Ma noi sappiamo per fede che quanto è capitato in questo anno, nonostante tutto, è stato visitato da Dio e dalla sua presenza; sappiamo di non essere stati “orfani di Dio”. Al limite, possiamo dire con onestà che siamo noi diventati estranei a Dio. Ma Dio non si è stancato di farci visita».

Il 2023 della Chiesa di Spoleto-Norcia. «Mi piace ricordare – ha proseguito l’Arcivescovo – come “visita di Dio” al suo popolo che è in Spoleto-Norcia, in particolare, la celebrazione del Giubileo per gli 825 anni della dedicazione di questa Basilica Cattedrale e l’istituzione delle 16 nuove parrocchie sul territorio diocesano, denominate Pievanie. Momento di grazia il primo, che ha voluto confermare il senso di appartenenza alla Chiesa diocesana; momento di rinnovamento e missione il secondo, che intende lanciare i credenti sulle strade del mondo per un rinnovato annuncio della gioia del Vangelo».

Non viviamo a casaccio. «La parola di Paolo – ha affermato il Presule – ci apre anche un altro orizzonte: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò suo Figlio perché noi ricevessimo l’adozione a figli”. Non soltanto c’è una qualità del tempo, ma c’è anche un senso del tempo: non viviamo a casaccio, non viviamo per nulla, non viviamo senza uno scopo! Scopo della nostra vita e del tempo che ci è dato è che noi – adottati come figli nell’unico Figlio – cresciamo come figli di Dio. Ci sono date delle ore, dei giorni, degli anni; ci è dato del tempo per metterci in ascolto della Parola di Dio, che continuamente ci genera; ci è concesso del tempo per diventare sempre più obbedienti nel senso più profondo del termine, cioè donne e uomini che capiscono che quanto li realizza non è la propria volontà, ma la volontà di Dio; ci è dato del tempo perché impariamo la strada non del sospetto, non della paura, ma della fiducia, della fiducia che i figli nutrono nei confronti del Padre che ha mandato suo Figlio. Di più: ci è concesso del tempo per imparare che, poiché siamo tutti figli dell’unico Padre, siamo anche fratelli tra di noi e la pace è la nostra più vera vocazione; si tratta di realizzarla e di viverla con il tempo che ci è dato, sapendo che questa fraternità è ferita e richiede nel mondo non soltanto delle donne e degli uomini pacifici, ma delle donne e degli uomini – come dice la Beatitudine – operatori di pace, artigiani di pace (cf Mt 5, 9)».

«Cristo è la nostra pace perché lui, l’unigenito, – ha concluso mons. Boccardo – si è fatto nostro fratello non in un mondo già pacifico, ma in un mondo violento, in un mondo fatto di inimicizia e di odio; e riceve Cristo chi, con lui e come lui, diventa pacificatore. Ed essere pacificatori in una fraternità umana ferita significa non soltanto non fare la guerra, ma fare il primo passo, come ha fatto Cristo verso gli altri, anche verso chi è portatore di violenza e di odio, perché l’odio e la violenza vengano arrestati daII’amore gratuito».

 

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