Precetto Pasquale delle Forze Armate. L’Arcivescovo: «La celebrazione pasquale può diventare l’occasione per mettere a fuoco le ragioni di un impegno».

Precetto Pasquale delle Forze Armate. L’Arcivescovo: «La celebrazione pasquale può diventare l’occasione per mettere a fuoco le ragioni di un impegno».
precettopasquale2014

Precetto Pasquale delle Forze Armate. L’Arcivescovo: «La celebrazione pasquale può diventare l’occasione per mettere a fuoco le ragioni di un impegno».

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È stato celebrato il precetto pasquale delle Forze Armate presenti a Spoleto, giovedì 10 aprile, nella basilica di S. Pietro extra moenia. Presenti tutti i rappresentanti delle varie autorità militari e, in maniera particolare, il Corpo dei Granatieri di Sardegna al completo. Il cappellano don Paolo Peciola ha introdotto la celebrazione, presieduta dall’Arcivescovo, ricordando anche quanti sono in missione all’estero e quanti di rientro, nei giorni immediatamente successivi, dal Libano.

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Mons. Boccardo ha ringraziato quanti hanno voluto la messa, dando poi il suo augurio per l’imminente festività, fulcro della vita cristiana. «L’avvicinarsi della festa di Pasqua – ha detto – offre l’occasione per una pausa, per interrompere un istante il ritmo della vita quotidiana e provare a guardarsi dentro». Perché la vita cristiana, ha spiegato l’Arcivescovo, non è il fare alcune cose o non fare alcune altre: non è uno schema di pensiero, neanche l’entusiasmo per un personaggio particolare, affascinante, ricco di iniziative e di poteri speciali; né un sistema morale. «Essere cristiani vuol dire camminare dietro a Gesù e ascoltare la sua Parola, e provare a metterla in pratica. Tutto il resto viene dopo. E la celebrazione pasquale può diventare l’occasione per compiere quel pellegrinaggio che ci porta dall’esterno all’interno, dalla periferia verso il centro. E ci chiede di mettere a fuoco le ragioni di un impegno. Che cosa ci spinge ad andare avanti? Quali motivazioni diventano il motore delle nostre giornate? Quale interiorità abita la nostra vita? Il rischio è di essere sempre, continuamente delle persone di corsa. Superficiali, dunque, che si affannano nel rincorrere tanti successi, tante affermazioni ma che, alla fine, sempre di più, si svuotano dentro. E sperimentano una povertà, che diventa aridità. Non siamo più capaci di vivere sentimenti veramente umani, di aprirci a chi ci sta vicino, di superare quell’egoismo che è innato in ciascuno di noi, per renderci sensibili e attenti». Se ci si crede veramente, si opera nella coerenza e nella fedeltà della vita di ogni giorno. «Ciascuno di noi può portare il suo contributo per far sì che la vita dell’uomo, oggi, sia un po’ migliore di quel che è stata fino adesso e si ricostruisca in una umanità riconciliata, capace di costruire sui valori della verità, della giustizia, della libertà, del rispetto, della solidarietà, una società degna di Dio e degna dell’uomo. Sta a noi far sì che la dimensione interiore della nostra vita sia non soltanto una parentesi, che si apre e si chiude a seconda delle circostanze, ma diventi una componente essenziale, irrinunciabile, alla quale dedicare anche quell’attenzione e quel tempo che, tante volte, vorremmo dedicare a interessi più immediati. È una questione di coraggio, è una questione di coerenza».

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