Pellegrinaggio diocesano in Polonia, 26-30 settembre 2016. Arcivescovo e pellegrini rientrati in Italia. Foto.

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Pellegrinaggio diocesano in Polonia, 26-30 settembre 2016. Arcivescovo e pellegrini rientrati in Italia. Foto.

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Nell’ultima giornata di pellegrinaggio in Polonia visita a due luoghi particolarmente significativi nella vita di Giovanni Paolo II: il santuario di Kalwaria Zebrzydowska e Wadowize. Il primo si trova a 35km a sud ovest da Cracovia e a 15 km a est da Wadowice: è composto dalla basilica in stile barocco dedicata alla Madonna degli Angeli dove è venerata l’immagine miracolosa della Madonna del Calvario, dal convento dei Frati Minori e da 42 cappelle e piccole chiese dedicate alla passione di Gesù e alla vita di Maria, situate nel raggio di 6 km dal convento. La storia di Kalwaria risale al 1601 quando Mikolaj Zebrzydowski ordinò di costruire una cappella dedicata alla Crocefissione, ispirata alla Basilica di Santa Croce di Gerusalemme.

Foto 28 settembre: visita Cracovia, luoghi di S. Giovanni Paolo II

Foto 27 settembre: Czestochowa e Auschwitz

La sua iniziativa fu portata avanti dai parenti che ordinarono di edificare altre stazioni dedicate alla Passione di Cristo e chiese dedicate alla vita di Maria, successivamente furono eretti anche la basilica e il convento. Al santuario si recò in pellegrinaggio ripetutamente, sia da bambino e poi per tutta la sua vita, Karol Wojtyla. Quando all’età di sette anni gli morì la mamma, il papà lo portò a Kalwaria e gli disse: d’ora in poi la tua mamma sarà la Vergine Maria. Così si è espresso Giovanni Paolo II su questo luogo: «Il Santuario della Madre di Dio. L’ho visitato molte volte, fin da ragazzo e da giovane. L’ho visitato da sacerdote. Particolarmente, ho visitato spesso il Santuario di Kalwaria da Arcivescovo di Cracovia e da Cardinale. (…) Più spesso, però, venivo qui da solo e, camminando lungo le stradette di Gesù Cristo e di sua Madre, potevo meditare i loro santissimi Misteri». L’Arcivescovo ha presieduto la Messa all’interno del Santuario e poi c’è stata la visita al convento, in particolare alle tre stanze, ora museo, dove papa Wojtyla riposò nell’ultima sua visita del 2002: c’è il letto, la sedia, le pantofole, la scrivania, i paramenti liturgici che indossò quel giorno e tante foto che ricordano l’evento. 

Sul finire della mattina, visita a Wadowice, città natale di Giovanni Paolo II, in particolare al Museo della Casa Natale (libri, fotografie, vestiti, pagelle scolastiche, attrezzature sportive, oggetti quotidiani) e alla Basilica dove è conservato il fonte dove fu battezzato il futuro Papa. Nel pomeriggio, visita alla miniera di sale di Wieliczka, utilizzata per l’estrazione del sale dal XIII secolo al 1996. È una delle più antiche miniere di sale al mondo, raggiunge una profondità di 327 metri e presenta gallerie e cunicoli per un’estensione totale di più di 300 km. All’interno ci sono anche stanze decorate, cappelle e laghi sotterranei. Ogni anno è visitata da circa 800.000 persone.

Arcivescovo e pellegrini sono ripartiti per l’Italia nella mattina di venerdì 30 settembre e alle 13.30 sono atterrati all’aeroporto internazionale S. Francesco d’Assisi di Perugia. 

Il terzo giorno di permanenza in Polonia, mercoledì 28 settembre, è stato caratterizzato dalla visita di Cracovia, nel ricordo di S. Giovanni Paolo II e di Santa Faustina Kowalska. La prima tappa è stata la cattedrale del Wawel intitolata ai Santi Stanislao e Venceslao, santuario nazionale della Polonia, al cui interno c’è la cattedra episcopale dalla quale il card. Karol Jòzef Wojtyla, futuro Giovanni Paolo II, dal 1964 al 1978 ha esortato i fedeli della città polacca ad imitare Cristo. Alle 12.00 c’è stato l’incontro con il cardinale arcivescovo di Cracovia Stanislaw Dziwisz, colui che per quaranta anni è stato al fianco di Giovanni Paolo II come segretario particolare. Il Porporato ha ricevuto i pellegrini di Spoleto-Norcia nella cappella del palazzo arcivescovile dove nel 1946 fu ordinato prete Wojtyla. 

E l’incontro si è tenuto in una data significativa: il 28 settembre 1958, infatti, quel giovane prete che aveva lavorato come operaio e che aveva frequentato il seminario clandestinamente venne consacrato Vescovo. «Grazie Eminenza – ha detto mons. Boccardo nel saluto rivolto a Dziwisz – per averci ricevuto. È per noi una grandissima gioia poter ascoltare un ricordo di Giovanni Paolo II da un testimone vivente d’eccezione come lei». Il Cardinale ha sottolineato in modo particolare un aspetto fondamentale della vita del Papa polacco: la preghiera, in modo speciale quella allo Spirito Santo. «E la preghiera – ha raccontato il Cardinale – ha scandito anche i momenti precedenti la morte: ci aveva chiesto, infatti, di leggergli alcuni capitoli del Vangelo di Giovanni per prepararsi meglio all’incontro col Risorto». Prima di congedarsi, l’Arcivescovo di Cracovia ha fatto un dono davvero speciale alla Chiesa di Spoleto-Norcia. Ha consegnato a mons. Boccardo, a cui è legato da profonda amicizia, una reliquia di S. Giovanni Paolo II, una piccola ampolla con alcune gocce del sangue del Papa incastonate in un piccolo reliquiario. Spontaneamente è partito un lungo applauso dei 110 pellegrini. Mons. Boccardo dopo aver accolto e baciato l’ampolla, non senza emozione, in quanto anche lui è stato stretto collaboratore di Wojtyla, ha preso la parola e nel ringraziare il Cardinale ha detto che la reliquia sarà collocata nella chiesa del nuovo complesso parrocchiale che si sta costruendo nel quartiere di S. Nicolò a Spoleto e che sarà intitolato proprio a S. Giovanni Paolo II.

Nel pomeriggio visita al Santuario della Divina Misericordia, uno dei luoghi di pellegrinaggio più importanti di Cracovia. Questo posto è legato al culto di Santa Faustina Elena Kowalska (1905-1938) che nel convento della Congregazione delle Suore della Beata Vergine Maria della Misericordia visse i cinque anni più importanti per quanto riguarda la sua vita spirituale e le sue rivelazioni mistiche, e dove riposano le sue spoglie mortali. Il Santuario è oggi un grande centro di culto religioso in forte sviluppo, e considerato il numero di pellegrini che lo visitano, è tra i più importanti al mondo. Giovanni Paolo II ne fece visita tre volte, Benedetto XVI una volta, nel 2006, e nel luglio scorso vi si è recato papa Francesco; è stato proprio Giovanni Paolo II a consacrarlo nel 2002 e a consacrare il mondo intero alla Divina Misericordia. Il Santuario conserva anche il famoso quadro, opera di Suor Faustina, che rappresenta il Gesù Misericordioso.

La giornata si è conclusa con la Messa celebrata dall’Arcivescovo nel Santuario di S. Giovanni Paolo II, edificato nel territorio dove c’erano le ciminiere della Solvay, la ditta dove il giovane Wojtyla lavorò come operaio. La parte dedicata al culto è su due piani: quello superiore è più ampio, aperto alle grandi celebrazioni, e le decorazioni sono affidate a mosaici che già da soli sono una catechesi. In questa parte è conservata la talare bianca sporca di sangue che Giovanni Paolo II indossava il giorno dell’attentato in Piazza S. Pietro, il 13 maggio 1981. Ma il cuore del santuario è la cripta inferiore ottagonale, dove mons. Boccardo ha celebrato la Messa, con l’altare che custodisce la reliquia del sangue che era stato conservato nei tanti interventi chirurgici subiti dal Papa. «Tutti noi – ha detto l’Arcivescovo nell’omelia – siamo in qualche modo stati sfiorati dall’ombra di Giovanni Paolo II, siamo cresciuti alla sua scuola. Ha lasciato un segno forte nella nostra vita e noi siamo qui a dire grazie ad un padre e a un amico. Chi ha avuto la gioia di stare accanto a lui ha sperimentato la sua disponibilità a fare la volontà del Signore, il suo amore incondizionato per il Vangelo, la capacità di leggere nella storia i segni divini: è così che ha spalancato porte che erano chiuse e ha portato a tutti una scintilla dell’amore di Dio. Senza timore ha annunciato la volontà del Padre e non ha cercato popolarità. Si è lasciato consumare dalla croce, ha dato tutto se stesso senza riserve, ha sparso nel mondo il buon odore di Cristo. Padre Santo – ha concluso Boccardo – prega per noi e inviaci, dalla Casa del Padre, la tua benedizione».

Conclusa la prima giornata in Polonia per i 110 pellegrini della nostra Archidiocesi che, insieme a mons. Renato Boccardo, stanno partecipando al pellegrinaggio nella terra natale di S. Giovanni Paolo II (26-30 settembre), organizzato nell’Anno Santo della Misericordia. I pellegrini sono giunti in terra polacca la sera di lunedì 26 settembre con un volo charter dall’aeroporto internazionale S. Francesco d’Assisi di Perugia a quello di S. Giovanni Paolo II a Cracovia. Poi, spostamento in hotel a Czestochowa. Dopo la cena, alle 21.00, ci si è recati al Santuario del Monte Chiaro dove è venerata l’icona della Madonna, la cosiddetta Madonna nera, per partecipare all’Appello di Jasna Gora, ovvero una preghiera per tutti i pellegrini transitati durante il giorno. Dopo il canto e la preghiera solenne della buona notte – la benedizione alle oltre 2500 persone presenti è stata impartita da mons. Boccardo – abbiamo partecipato alla chiusura notturna del Quadro della Madonna Czestochowa.

Messa al Santuario di Czestochowa. L’indomani mattina, chi lo ha desiderato, alle sei ha partecipato all’esposizione dell’immagine miracolosa, un momento molto solenne con il suono di tromba. Ciò che rese in breve tempo Jasna Gòra il più famoso santuario della Polonia, che già contava numerosi luoghi di culto mariano, non fu la tradizione che vuole l’Evangelista Luca autore del quadro: ciò che rese questo luogo famoso è la presenza miracolosa dell’Immagine che ha sempre richiamato pellegrini da tutta la Polonia e dal mondo intero, come attestano i numerosissimi ex-voto. CLICCA QUI PER LEGGERE LA STORIA DEL SANTUARIO. Alle 8.45 di martedì 27 settembre l’Arcivescovo ha presieduto la Messa con tutti i pellegrini nell’altare sotto l’immagine della Madonna Nera. Col Presule hanno concelebrato i sacerdoti presenti: mons. Vincenzo Alimenti, canonico della Cattedrale; don Rinaldo Cesarini, parroco di Ferentillo; don Renzo Persiani, parroco di Cascia; don Riccardo Scarcelli, parroco di Cesi di Terni; don Davide Travagli, parroco di Arrone; don Edoardo Rossi, parroco dei Santi Pietro e Paolo in Spoleto; don Sem Fioretti, parroco di Cannaiola di Trevi; don Mariano Montuori, parroco di Castel Ritaldi. Nell’omelia mons. Boccardo ha ricordato la figura di Maria, donna che si preoccupa del popolo, alla quale sta a cuore la nostra vita riesca. «Qui – ha detto – il popolo polacco si sente protetto, nessuno è straniero o escluso. Madonna di Czestochowa aiutaci a non essere distratti e indifferenti, ma insegnaci a vivere bene. Prega per noi Maria, ti affidiamo le nostre preoccupazioni e le nostre gioie, ciò che ci sta più a cuore, certi che presenterai tutto al tuo figlio Gesù».

Nel pomeriggio visita ad Auschwitz, il vasto complesso di campi di concentramento e di lavoro che formarono un sistema concentrazionario situato nella Polonia meridionale. Oltre al campo originario, denominato Auschwitz I, durante il periodo dell’Olocausto, nacquero diversi altri campi del complesso, tra cui il famigerato campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz II), anche esso visitato, costruiti durante l’occupazione tedesca della Polonia in cui i deportati venivano utilizzati per lavorare nelle diverse industrie tedesche costruite nei dintorni. Il complesso dei campi di Auschwitz, il più grande mai realizzato dal nazismo, svolse un ruolo fondamentale nel progetto di “soluzione finale della questione ebraica” – eufemismo con il quale i nazisti indicarono lo sterminio degli ebrei (nel campo, tuttavia, trovarono la morte anche molte altre categorie di internati) – divenendo rapidamente il più efficiente centro di sterminio della Germania nazista. Auschwitz, nell’immaginario collettivo, è diventato il simbolo universale del lager, nonché sinonimo di “fabbrica della morte”, realizzato nel cuore dell’Europa orientale del XX secolo. Siamo entranti in silenzio in questo luogo – come disse Giovanni Paolo II – costruito sull’odio e sul disprezzo dell’uomo nel nome di un’ideologia folle, luogo costruito sulla crudeltà. Mentre la guida ci accompagnava nelle camerate degli internati, nei cortili pieni di filo spinato (al tempo sul filo transitava energia elettrica), nei luoghi delle fucilazioni, delle impiccagioni, nelle camere a gas, nei forni crematori, nelle piccole celle senza luce dove si attendeva la sentenza (tra cui quella di S. Massimiliano Maria Kolbe) ci sono tornate alle mente ancora le parole del grande Papa polacco che avevamo sentito poco prima in pullman: «Non è lecito a nessuno di passare oltre con indifferenza». 

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