Nel pomeriggio di domenica 14 settembre 2025, festa dell’Esaltazione della Croce, l’Arcivescovo ha presieduto il pellegrinaggio giubilare con un nutrito gruppo di fedeli della Pievania di Santa Maria a Campello sul Clitunno. Sotto l’attenta “regia” del pievano padre Vito Giannuzzi, B, i pellegrini sono partiti dalla piccola chiesa di S. Sebastiano nella zona Fonti del Clitunno (è del XVI sec., con all’interno affreschi di Giovanni di Pietro detto lo Spagna, ndr) per giungere al Santuario della Madonna Bianca.
Mons. Boccardo, come negli altri pellegrinaggi, ha proposto alle persone alcune riflessioni: cosa portiamo (la nostra vita) e chi portiamo (persone care che vivono un momento difficile, chi deve prendere decisioni non facili, chi porta le ferite di scelte sbagliate…): «La Madonna – ha detto – con premura si prende cura di tutti». Lungo il percorso verso il santuario de la Bianca c’è stata una significativa sosta all’interno del cimitero di Campello: «La morte – ha detto l’Arcivescovo – è un trasloco, un cambio di residenza nella casa di Dio dove tutti siamo attesi. I nostri cari ci hanno lasciato un patrimonio umano prezioso: gli esempi della loro vita e la sapienza con cui hanno vissuto. E noi, direttamente o indirettamente, facciamo riferimento ai loro insegnamenti».
La celebrazione eucaristica è stata concelebrata da padre Vito e da padre Paolo Rippa, B, ed è stata animata dalla corale della Pievania. Nell’omelia mons. Boccardo ha ricordato come la festa dell’Esaltazione della Croce si pone a memoria del ritrovamento sulla collina del Calvario, circa nel 320, da parte di Elena madre di Costantino di alcuni frammenti della croce di Cristo. «Ciò che attira la nostra attenzione, però, non è tanto il fatto storico, ma la croce in sé. Crocifiggere, infatti, era il modo più terribile per giustiziare una persona. E Gesù ha affrontato questa ignominia per portare a compimento il progetto di Dio. Si è fatto inchiodare perché a noi fosse concesso di entrare in amicizia con il Padre. Se è così, allora, è giusto parlare di esaltazione, in quanto la morte di Gesù ci ha donato la salvezza. Lui non ha trattenuto nulla ma ha donato tutto senza condizioni, con libertà, con semplicità e trasparenza: questo è il messaggio
della croce. Essa è una scuola di vita: dobbiamo interpretare con sapienza le nostre giornate e vivere bene le relazioni con le persone che incontriamo ogni giorno. Ai piedi della croce ha concluso il Presule – c’era la madre di Gesù, Maria. E a lei fiduciosi diciamo: prenditi cura di noi, tienici stretti a te anche se siamo capricciosi, anche se ci allontaniamo da casa. E lei ci dice: non trattenere la vita ma donala; allarga le dimensioni della tua mente e del tuo cuore; semina intorno a te gesti di bontà di pace».
Al termine della Messa padre Vito, a nome della comunità, ha donato all’Arcivescovo un’icona raffigurante la Madonna della Bianca. La serata si è conclusa con un momento di fraternità sul sagrato del Santuario.


















