Pellegrinaggio giubilare della Pievania di S. Felice al santuario della Madonna del Fosco. Messa presieduta dall’Arcivescovo. Cronaca e foto

Pellegrinaggio giubilare della Pievania di S. Felice al santuario della Madonna del Fosco. Messa presieduta dall’Arcivescovo. Cronaca e foto

Pellegrinaggio giubilare della Pievania di S. Felice al santuario della Madonna del Fosco. Messa presieduta dall’Arcivescovo. Cronaca e foto

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Pellegrinaggio giubilare della Pievania di S. Felice al santuario della Madonna del Fosco. Messa presieduta dall’Arcivescovo. Cronaca e foto

Domenica 25 maggio 2025 si è tenuto il pellegrinaggio giubilare, col dono della indulgenza, della Pievania di S. Felice verso il Santuario della Madonna del Fosco. I gruppi di pellegrini si sono ritrovati nelle piazze di Montecchio, Bastardo e Giano dell’Umbria tra sorrisi, statue dei santi patroni, rosari in mano e due bande musicali pronte ad accompagnare il cammino con canti mariani.

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Le processioni. A Montecchio, il clima è solenne e raccolto. Nonostante la gioia del pellegrinaggio, c’è nel cuore dei presenti il dolore per la morte di Alberto, avvenuta la sera precedente. Le campane hanno suonato, ma con discrezione. Alle nove, don Mario Proietti, cpps, guida il rito di partenza: benedice i pellegrini e affida alla Madonna del Fosco l’anima di Alberto. Subito dopo, il gruppo si mette in cammino, con le statue della Madonna, di San Bartolomeo e di Santa Rita, recitando il Rosario e seguito dalla banda musicale. A Bastardo, don Nolberto Cardenas Rosas apre il cammino lungo l’antica strada di campagna che passa dalla chiesetta della Madonna del Pianto e sale all’abbazia di San Felice. A Giano, invece, accade qualcosa di speciale: l’Arcivescovo si unisce al pellegrinaggio senza paramenti, pellegrino tra i pellegrini. Nel suo cuore porta il desiderio di affidare a Maria il cammino della Pievania e tutte le preoccupazioni per il suo popolo. Durante il tragitto, l’Arcivescovo propone tre soste di riflessione e preghiera.

Un’unica processione. Alle 10.45, all’incrocio con la strada che scende al Santuario, le tre processioni s’incontrano. L’Arcivescovo prende la parola e propone una riflessione sul tema “Pellegrinaggio e santità”: «I Santi – ha detto – non sono eroi del passato, ma uomini e donne che hanno fatto della vita un cammino verso Dio. Anche oggi la santità è possibile. Ogni volta che ci mettiamo in cammino verso Maria, ci avviciniamo alla santità». Il corteo ora è unico. Le bande di Montecchio e di Giano, seguite dai gruppi di Bastardo e Montecchio, scendono insieme verso il santuario. La preghiera dell’Ave Maria e il Salve Regina, intonato dall’Arcivescovo, segnano l’ingresso. La celebrazione eucaristica si apre con solennità. Concelebrano con l’Arcivescovo: il pievano don Giuseppe Iavarone, don Nolberto Cardenas Rosas, don Emo Moretti, cpps, e don Mario Proietti, cpps. Era presente anche il sindaco Manuel Petruccioli e altre autorità civili e militari. Tutti sono stati accolti con calore dalla comunità di Castagnola, che da sempre si prende cura del Santuario della Madonna del Fosco.

L’omelia dell’Arcivescovo. «Siamo qui oggi nella casa della Madre, per imparare da lei. Maria ha saputo ascoltare la voce di Dio, ha vissuto nella fedeltà alla Parola, ha custodito nel cuore la memoria delle meraviglie che Dio ha operato. Alla sua scuola, anche noi impariamo il cammino della vita cristiana. Non ci chiede cose straordinarie, ma di vivere bene là dove siamo, con le responsabilità che abbiamo, coltivando il desiderio di bene, respingendo il male e lasciandoci plasmare dalla grazia. Ogni madre desidera che i suoi figli siano felici. E così fa Maria per noi. Ma non una felicità superficiale, fatta di emozioni passeggere, bensì quella vera: la felicità di chi vive in pace, al proprio posto, in armonia con Dio, con sé stesso e con gli altri. È la felicità di chi semina gesti di bontà, riconciliazione, misericordia. E allora, ci rivolgiamo a lei con la preghiera che abbiamo pronunciato poco fa, prima di scendere insieme: “Prega per noi, adesso”. Adesso, in questo momento concreto della nostra vita. Con tutto ciò che portiamo nel cuore. Con tutto ciò che affatichiamo, che speriamo, che temiamo».

L’ultimo atto della giornata è stato nel pomeriggio, quando, prima di riportare le statue nelle rispettive comunità, i fedeli si sono raccolti ancora una volta sotto lo sguardo di Maria per la recita del Santo Rosario. In quel momento, semplice e profondo, ciascuno ha affidato al suo Cuore Immacolato la trepidazione quotidiana, le fatiche e le speranze che ogni giorno abitano il cuore. La Pievania di S. Felice ha vissuto un giorno che profuma di futuro: perché dove si cammina insieme, il Vangelo mette radici. E sotto lo sguardo della Madre, ci si riscopre fratelli.

Grazie a don Mario Proietti, cpps, per la cronaca e le foto

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