Carcere di Spoleto: giornate giubilare dello sport e della famiglia

Carcere di Spoleto: giornate giubilare dello sport e della famiglia

Carcere di Spoleto: giornate giubilare dello sport e della famiglia

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Carcere di Spoleto: giornate giubilare dello sport e della famiglia

La Cappellania della Casa di Reclusione di Spoleto, in linea con le Cappellanie delle carceri italiane, in collaborazione con gli operatori dell’area educativa-trattamentale e con gli agenti della Polizia penitenziaria, ha voluto in questo Anno Santo della Speranza promuovere alcune giornate giubilari che riprendono quelle proposte dalla Chiesa Universale. Così il 27 maggio scorso si è svolto il Giubileo dello sport: nel campo sportivo del Carcere si sono sfidate la squadra dei detenuti e quella del Foligno calcio (AC Fulgens), che attualmente si trova in serie D girone B, dando vita così alla “Partita della Speranza”. I calciatori della squadra folignate erano accompagnati dal presidente della Paolo Zoppi. La giornata è iniziata con i saluti della direttrice dell’Istituto Penitenziario, Bernardina di Mario, che ha espresso un sentito ringraziamento a quanti si sono adoperati per lo svolgimento di questo evento, sottolineando come il Carcere «abbia bisogno di momenti di normalità e di spensieratezza, soprattutto in un momento storico molto difficile per i Penitenziari italiani». Significative e commuoventi sono state le parole dell’allenatore della squadra ospite Alessandro Manni: «Il Carcere – ha detto – non è un luogo di spersonalizzazione come spesso lo si immagina guardandolo da fuori, ma è una realtà dove si percepisce che la vita scorre intensamente nonostante le difficili condizioni dettate dalla reclusione». È seguito un momento di in preghiera guidato dal cappellano padre Marco Antonio Uras, ofm: «La Chiesa – ha detto – sa curare attraverso l’amore di Cristo le ferite di chi è senza libertà per i suoi errori». Prima del fischio d’inizio, il capitano della squadra dei detenuti e quello della squadra del Foligno si sono scambiati vicendevolmente un pallone sul quale, oltre a riportare l’evento e la data, vi erano le firme di tutti i giocatori: uno scambio che non è stato solo un gesto di cortesia, ma ha voluto suggellare un legame di rispetto e di amicizia reciproca. La partita è terminata ai rigori con la vittoria simbolica e non assolutamente competitiva della squadra ospite. Tanti gli abbracci tra i giocatori delle due squadre e forti emozioni sono state vissute da tutti coloro che hanno partecipato direttamente e indirettamente a questo evento giubilare. I commenti dei detenuti sono stati principalmente di ringraziamento e di gratitudine, considerando questa partita un’ occasione di normalità e di spensieratezza. Per la squadra vincitrice non c’è stato nessun trofeo da riportare a casa, ma la consapevolezza di aver vinto contro giocatori che, con lodevole impegno, hanno dimostrato che anche il Carcere ha una finestra dalla quale poter vedere un orizzonte dal quale vedere la luce del cambiamento.

Il 12 giugno, invece, si è tenuta in Carcere la Giornata giubilare delle famiglie, alla quale la Cappellania, sempre in collaborazione con l’area trattamentale-educativa dell’Istituto, ha voluto dare un significato profondo dal titolo “Voci dal Carcere: la famiglia sia luce e speranza”.  Alcuni detenuti, che partecipano al corso di genitorialità, hanno invitato le loro famiglie a vivere questa giornata insieme e a condividere sentimenti ed emozioni. Ciascun detenuto ha dedicato un pensiero scritto ai propri cari, lavorando su una parola da loro scelta. Un messaggio chiaro è emerso dalla loro voce e cioè: l’amore riesce a superare ogni barriera, ogni caduta, ogni errore penetrando anche tra le pesanti sbarre di una cella. Gli abbracci che si sono scambiati più volte sono stati dei gesti potenti, simbolo del desiderio di unità e anche di guarigione da quelle ferite che a volte sembrano incurabili. Il vissuto di questa giornata è stato un invito a guardare al futuro con speranza, a non rinunciare alle proprie radici e a credere nel valore della propria famiglia. Riportiamo uno scritto di un detenuto dal titolo “Ossigeno”: La mancanza d’aria allo sguardo del primo amore, il blocco del respiro alla nascita dei figli ad ogni loro passo, ad ogni carezza. La consapevolezza dell’ossigeno per la certezza del loro amore, della loro vicinanza, dell’eterno affetto. Fortunati coloro che sono, ma ancora più fortunati quelli che amano.

Elisabetta Giovannetti, membro della Cappellania della Casa di Reclusione di Spoleto

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