Sabato 31 maggio e domenica 1° giugno 2025 si sono tenuti, alla presenza dell’Arcivescovo, i pellegrinaggi giubilari delle Pievanie della Madonna della Valle (Gualdo Cattaneo e Bevagna) e dei Santi Eramo e Fortunato (Cesi di Terni, Valserra di Terni e Portaria di Acquasparta). Si tratta della Pievania più a sud e di quella più a nord dell’Archidiocesi.
Madonna della Valle. Mons. Boccardo, il Pievano don Giovanni Cocianga, don Melchior Erram, cpps, e diversi fedeli si sono ritrovati, nel pomeriggio di sabato 31 maggio, poco fuori Gualdo Cattaneo per avviare il pellegrinaggio. Il corteo era aperto dagli Scout di Bevagna che portavano la croce del Giubileo. Lungo il percorso, prettamente mariano in quanto la strada è denominata della Madonna del Monte nel territorio di Gualdo Cattaneo e della Madonna della Valle in quello di Bevagna, c’è stata la recita del rosario e alcuni canti mariani. Tre le soste prima di giungere al Santuario, dove mons. Boccardo ha offerto delle riflessioni sulla pace, sulla famiglia e sul dono dell’indulgenza. «Purtroppo – ha detto tra le altre cose – ci stiamo abituando alla guerra. E il nostro pensiero, che si fa preghiera, non può non andare alle persone che soccombono sotto i droni e le bombe in Ucraina, in Terra Santa e in tante altre parti del pianeta. Non possiamo essere insensibili a questa montagna di dolore. Affidiamo a Maria, regina della pace, tutti i focolai di guerra nel mondo». Ad attendere il pellegrinaggio al Santuario della Madonna della Valle c’erano altrettanti fedeli, tra cui il sindaco Anna Rita Falsacappa. Mons. Boccardo ha celebrato la Messa all’aperto (il Santuario non avrebbe contenuto tutte le persone, ndr) e la liturgia è stata animata dal coro di Bevagna. La cura del Santuario è affidata al comitato Madonna della Valle.
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Chiesa di S. Erasmo. A circa 800 metri di altezza, sopra Cesi di Terni, si trova la bellissima chiesa romanica di S. Erasmo, patrono della montagna, che è stata la meta del pellegrinaggio giubilare dei fedeli della Pievania dei Santi Erasmo e Fortunato. Mons. Boccardo, il pievano don Seshukumar Kolakani, cpps, e tanti fedeli si sono radunati nella mattina di domenica 1° giugno nei pressi dell’ex tiro a volo di Cesi per avviare il pellegrinaggio. Lungo il tragitto ci sono state tre soste: i giovani della Pievania, per lo più universitari e provenienti dalle varie comunità della zona, hanno proposto delle riflessioni sulla parabola della pecora smarrita e sulla pace. Mons. Boccardo ha poi condiviso un breve pensiero. Tra le altre cose, ha detto: «Pensiamo al ruolo di difesa e di intercessione dei patroni delle comunità; essi presentano alla provvidenza di Dio le diverse situazioni della vita delle persone. S. Erasmo, ad esempio, è invocato quale protettore della montagna e si dice che riesca a frenare la caduta delle pietre, conservando così la stabilità della montagna stessa. E allora pensiamo alle tante pietre materiali che minacciano la nostra vita, ai tanti massi da cui dobbiamo difenderci. E per farlo vanno conosciuti e chiamati per nome. Diamo un nome a ciò che minaccia la vita buona; guardiamo con occhio limpido alle situazioni che viviamo, distinguendo quelle che sono sorgente di vita da quelle che sono sorgente di morte». L’Arcivescovo, quindi, ha presieduto la Messa nella chiesa di S. Erasmo, animata nel canto dai giovani. Al termine, la banda musicale di Cesi ha allietato i presenti con alcuni brani della tradizione popolare. La mattinata si è conclusa con un pranzo in fraternità, sotto l’ombra dei lecci, organizzato dalla Pro loco di Cesi, presieduta da Mirco Bisonni.
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Omelia dell’Arcivescovo. Mons. Boccardo, sia a Bevagna che a Cesi, nella festa dell’Ascensione, ha detto: «Il pellegrinaggio che abbiamo vissuto, con un avvio e una conclusione, è l’immagine della nostra vita: anch’essa ha un inizio e un termine. Essa si configura come un cammino a volte pianeggiante e altre volte in salita, dove si può anche inciampare. La festa dell’Ascensione del Signore ci invita a guardare oltre: siamo, infatti, troppo concentrati a pensare al tutto e subito e non pensiamo più al dopo la vita. Ma nulla riesce a spostare il momento della morte, nemmeno l’intelligenza artificiale. Siamo allora invitati a vivere bene per arrivare a quel giorno senza timore, tenendolo presente e provando ad organizzare la nostra vita anche in considerazione di quel momento. Con la morte non cadiamo nel buio, ma c’è l’amore e la misericordia di Dio che ci avvolgono. Di vita ne abbiamo una sola, non sprechiamola. Guardiamo in alto. La Vergine Maria – ha proseguito – ci è compagna di cammino: anche lei ha sperimentato momenti difficili, ha sofferto per la morte del figlio, ha visto la Chiesa nascente e poi, al termine della sua vita, è diventata madre dei discepoli di suo Figlio. E a noi dice: vi attendo nella casa di Dio; vivete con sapienza, intelligenza e responsabilità la vostra vita».


















