Pasqua di Resurrezione. Solenne pontificale dell’Arcivescovo in Duomo. Il Presule: «L’augurio pasquale è augurio di gioia». Omelia. Foto.

Pasqua di Resurrezione. Solenne pontificale dell’Arcivescovo in Duomo. Il Presule: «L’augurio pasquale è augurio di gioia». Omelia. Foto.

Pasqua di Resurrezione. Solenne pontificale dell’Arcivescovo in Duomo. Il Presule: «L’augurio pasquale è augurio di gioia». Omelia. Foto.

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Pasqua di Resurrezione. Solenne pontificale dell’Arcivescovo in Duomo. Il Presule: «L’augurio pasquale è augurio di gioia». Omelia. Foto.
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«L’augurio pasquale che ci scambiamo quest’oggi e che rivolgo di cuore a ciascuno di voi, dicendovi “buona Pasqua!”, è un augurio di gioia». Con queste parole l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, mons. Renato Boccardo, ha salutato i fedeli che domenica 20 aprile gremivano la Cattedrale di Spoleto per il solenne pontificale di Pasqua. In apertura di giornata, alle 9.00, il Presule ha celebrato la Messa all’Hospice “La Torre sul Colle” di Spoleto.

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All’inizio della celebrazione, l’Arcivescovo ha asperso i fedeli con l’acqua benedetta durante la Veglia Pasquale, che mons. Boccardo ha presieduto nella basilica di Pietro extra moenia a Spoleto. Dopo la proclamazione del Vangelo è stata cantata la sequenza “Victima paschali laudes”, che rappresenta il dialogo fra gli Apostoli e Maria Maddalena testimone del sepolcro vuoto: Alla vittima pasquale, si innalzi il sacrificio di lode, l’Agnello ha redento il gregge, Cristo l’innocente ha riconciliato i peccatori col Padre. Morte e Vita si sono affrontate in un duello straordinario: il Signore della vita era morto, ora, regna vivo. Raccontaci, Maria, che hai visto sulla via? La tomba del Cristo vivente, la gloria del risorto; e gli angeli suoi testimoni, il sudario e le vesti; Cristo mia speranza è risorto e precede i suoi in Galilea. Siamo certi che Cristo è veramente risorto. Tu, Re vittorioso, abbi pietà di noi. Amen. Alleluia.

Nella Pasqua i cristiani sono invitati ad approfondire il rapporto tra i due momenti essenziali del gesto pasquale, cioè la morte e la risurrezione. «La seconda – ha detto mons. Boccardo nell’omelia – supera la prima non cancellandola, ma portando a pieno sviluppo la vita già presente in quella morte per amore. La luce della risurrezione non fa scomparire la croce, ma aiuta il credente a capire il mistero di vita e di amore che da essa si sprigiona. Se trascuriamo questa connessione – che è la struttura intima del mistero pasquale – ci esponiamo a delusioni talora drammatiche. La gioia pasquale, infatti, e l’augurio pasquale, debbono fare il conto con una realtà nella quale, dal punto di vista storico dello svolgimento degli eventi nella loro materialità, nulla sembra essere cambiato: continuano a sussistere intorno a noi la ricerca di interessi di parte o di partito a scapito del bene comune, logiche perverse di potere fine a se stesso, l’egoismo e la superficialità, l’odio, la violenza, la guerra, la malattia e la morte. La Pasqua – ha proseguito il Presule – non toglie immediatamente queste realtà, ma ci dice che, se Cristo è vivo nella gloria di Dio, se Cristo è vivo nella Chiesa e nella storia, se è vivo, quindi, in noi, tutto questo non solo non ci impedisce di amare, ma ci spinge a sperare ed amare sempre di più».

Facendo memoria della resurrezione di Cristo l’uomo può trovare all’interno dell’involucro doloroso dell’esistenza possibilità umane di vita, di fiducia in Dio, di solidarietà fraterna, di pazienza, di maturazione spirituale. E la Pasqua, inevitabilmente, richiama alla dimensione sociale della vita. Si è chiesto l’Arcivescovo: «Nella vita sociale, dove spesso troviamo tante delusioni, prevaricazioni, ingiustizie, strutture mortificanti o insufficienti, qual è il nostro atteggiamento? Cerchiamo soltanto un rimedio esterno a noi, invochiamo soltanto, come pure è giusto e doveroso fare, strutture più giuste, leggi più corrette? Questo è importante e necessario, ma la Pasqua è molto di più. Essa – ha continuato mons. Boccardo – ci insegna che dobbiamo chiederci: che cosa posso cominciare a fare io, con il mio amore, la mia disponibilità, il mio intervento immediato, il mio senso di responsabilità, con l’ottimismo che nasce dall’avere bevuto alla sorgente della vita che è Cristo? Il cambiamento dei nostri atteggiamenti personali e comunitari ci permette di vivere tutte le situazioni, anche le più dolorose, e di impegnarci, con la forza di Dio, a modificarle dal di dentro? Domandiamocelo con onestà…».

Con l’Arcivescovo hanno concelebrato: mons. Luigi Piccioli, Vicario generale della Diocesi e parroco del Duomo e di S. Gregorio; mons. Angelo Corona, canonico della Cattedrale; don Jozef Gercàk, coadiutore delle parrocchie del Duomo e di S. Gregorio; don Justus Musinguzi, vicario parrocchiale del Duomo e di S. Gregorio. Il servizio all’altare è stato curato dai seminaristi della Diocesi. La liturgia è stata animata nel canto dalla Cappella musicale del Duomo, diretta dal maestro Francesco Corrias, con all’organo il maestro Paolo Sebastiani.

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