Venerdì Santo. Alla Via Crucis, l’Arcivescovo ha ricordato il dolore delle famiglie segnate dal peso dei problemi e le vittime di odio e violenza. Poi, il messaggio del Venerdì Santo: «Gesù si carica delle nostre colpe e ci guarisce»

Venerdì Santo. Alla Via Crucis, l’Arcivescovo ha ricordato il dolore delle famiglie segnate dal peso dei problemi e le vittime di odio e violenza. Poi, il messaggio del Venerdì Santo: «Gesù si carica delle nostre colpe e ci guarisce»
viacrucis2014

Venerdì Santo. Alla Via Crucis, l’Arcivescovo ha ricordato il dolore delle famiglie segnate dal peso dei problemi e le vittime di odio e violenza. Poi, il messaggio del Venerdì Santo: «Gesù si carica delle nostre colpe e ci guarisce»

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Venerdì Santo. Alla Via Crucis, l’Arcivescovo ha ricordato il dolore delle famiglie segnate dal peso dei problemi e le vittime di odio e violenza. Poi, il messaggio del Venerdì Santo: «Gesù si carica delle nostre colpe e ci guarisce»
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Una vasta partecipazione, che è aumentata lungo il cammino, ha riscosso la Via Crucis del Venerdì Santo a Spoleto. Al seguito dell’Arcivescovo Boccardo e dei sacerdoti del Vicariato urbano di S. Ponziano, molti ragazzi, giovani famiglie e anziani hanno preso parte al percorso dalla chiesa del Sacro Cuore a quella di S. Nicolò, passando per le vie interne del quartiere. All’arrivo, l’Arcivescovo ha voluto ringraziare tutti i presenti, richiamando due passi delle letture che hanno accompagnato le quattordici stazioni della Via Crucis.

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«Abbiamo sentito il Profeta dire: “Egli ha preso su di sé il nostro peso, le nostre colpe, il nostro peccato” – ha esordito – Contemplando Gesù inchiodato alla croce, pensiamo al peccato degli uomini e del mondo. Pensiamo a tutti coloro che sono segnati e feriti da una qualche sofferenza, agli infermi e alle famiglie che vivono un momento difficile, sia per la crisi economica che per altri problemi altrettanto gravi: la separazione, l’incomprensione, la fatica di portare il peso quotidiano. Pensiamo al peccato che vive e che abita nel cuore dell’uomo, nel nostro cuore e a tutte quelle ferite che continuano a insanguinare la presenza e l’esistenza dell’uomo sulla terra: l’odio, la violenza, la guerra. Come non pensare alla Siria, all’Ucraina, a tutti quegli altri paesi che sono, ancora oggi, preda dell’egoismo, della superbia, dell’autosufficienza di pochi che fanno soffrire i molti». E sentiamo, allora, in quel passo della Scrittura, Gesù solidale con gli uomini e le donne del nostro tempo. «Lo sentiamo Buon Samaritano, che va incontro a ciascuno e offre gratuitamente, senza condizioni, consolazione e speranza». La seconda frase rimarcata da mons. Boccardo, sempre tratta dalle parole del Profeta: “dalle Sue ferite, noi siamo stati guariti”. «È questa certezza, mentre guardiamo alla croce di Gesù – ha detto – che ci fa esperimentare, nell’intimo di noi stessi, l’abbraccio della misericordia di Dio. Gesù, inchiodato sulla croce, ci dice qual è la misura dell’amore di Dio per gli uomini, per ciascuno di noi che siamo qui, questa sera. La Sua vita donata, senza calcolo, è quella che ci guarisce dalle nostre colpe; è quella che ricompone in noi l’immagine splendente, secondo la quale siamo stati creati, “fatti a immagine e somiglianza di Dio”. È ancora la Sua vita donata che ci riconcilia con il Padre e tra di noi. E chiede a noi che questo dono di riconciliazione sia accolto, custodito e moltiplicato, perché anche le nostre giornate diventino ricche di segni di pace, di accoglienza, di fraternità e di solidarietà. Anche le nostre giornate possano essere un piccolo seme di speranza che mettiamo nel terreno del mondo perché la nostra società possa essere degna degli uomini e degna di Dio». Infine, l’esortazione: «Queste parole racchiudono il grande messaggio del Venerdì Santo: Gesù dona la vita per fare di noi delle creature nuove. Facciamo in modo che questo dono non vada sprecato, che questo sacrificio non sia inutile ma che continui ad essere, per ciascuno di noi, il punto di paragone, la misura con la quale misurare la nostra esistenza. Auguro a tutti una buona Pasqua, che sia davvero un momento di pace interiore, al quale fare riferimento durante tutto l’anno e dal quale attingere la forza per continuare con coerenza e generosità il pellegrinaggio della vita».

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