Tu es Petrus! «La presenza del Papa a Montefalco è stata una carezza per le monache e per tutta la nostra Chiesa diocesana. Mi piace sottolineare che è stata una delle primissime visite fatte fuori Roma da Leone XIV. E quando glielo ho detto si è fermato ed ha esclamato: è vero. Sentiamo che questo passaggio rinsalda un legame antico tra l’attuale successore di Pietro e Montefalco e sapere che il Papa è, per così dire, uno di noi è uno sprone per continuare sulla strada del Vangelo». Con queste parole l’arcivescovo Renato Boccardo commenta la bellissima giornata di giovedì 20 novembre 2025 che la comunità di Montefalco, in modo particolare il Monastero delle agostiniane di Santa Chiara della Croce, ha vissuto grazie alla presenza di Papa Leone XIV.
Un Papa a Montefalco dopo 518 anni. Il Pontefice, dopo aver pregato sulla tomba di S. Francesco ad Assisi ed aver incontrato i Vescovi italiani nella basilica di Santa Maria degli Angeli al termine della loro assemblea generale, si è recato in elicottero a Montefalco. Atterrato nel campo sportivo della Città intorno alle 10.15, accolto dal sindaco Alfredo Gentili, Leone XIV si è spostato in auto all’interno del Monastero delle Agostiniane di Santa Chiara della Croce. Lungo il tragitto gli studenti delle scuole gli hanno fatto festa, insieme a tante altre persone che sono scese in strada per essere testimoni di un evento, la visita di un Papa, che non accadeva dal lontano 1507, quando Giulio II visitò l’antica Coccorone.
All’interno del chiostro claustrale il Pontefice ha dialogato con le monache, ha celebrato la Messa, ha sostato in preghiera dinanzi al corpo di Santa Chiara, ha pranzato. Al termine del momento di fraternità, poi, ha salutato anche le Clarisse di Montefalco (il cui monastero confina con quello delle Agostiniane), alle quali mons. Boccardo ha concesso la dispensa per lasciare la loro clausura e recarsi in quella attigua delle consorelle. Anche i sacerdoti che si prendono cura della Pievania di Montefalco, intitolata proprio a Santa Chiara, don Sem Fioretti e don Luca Gentili, hanno avuto modo di dialogare con Leone XIV. Dopo una benedizione alle monache, il Santo Padre, accompagnato da mons. Boccardo e dalla priora suor Maria Cristina Daguati, ha percorso a piedi il sentiero nel giardino del monastero per raggiungere la porta carrabile:
all’apertura si è levato un lungo applauso delle persone presenti e il Papa è sceso in mezzo a loro per salutarle, incontrando e rilasciando alcune dichiarazioni sulla giornata umbra anche alla stampa presente. Intorno alle 14.00 il Pontefice ha lasciato il monastero per tornare al campo sportivo, risalire in elicottero e fare rientro in Vaticano.
Il commento di don Mario Proietti, cpps, direttore dell’abbazia di S. Felice a Giano dell’Umbria. La giornata umbra del Santo Padre si è conclusa in un luogo che parla al cuore. Dopo l’incontro con i vescovi ad Assisi, il Papa si è immerso nella spiritualità agostiniana di Montefalco e ha raggiunto il monastero di Santa Chiara della Croce. L’atmosfera era quella semplice e familiare che solo una comunità contemplativa sa offrire. Chiara della Croce non è una figura da immaginette. La sua vita fu ardente e segnata dalla ricerca appassionata di Cristo crocifisso. Il Signore prese sul serio questo amore e lo rese visibile. Dopo la morte, durante la ricognizione del corpo, nel suo cuore furono riconosciuti i segni concreti della Passione. Una piccola croce, il flagello, la colonna della flagellazione, come se Cristo avesse impresso nella sua carne la verità del loro legame. Questi segni attraversano i secoli e parlano ancora. La chiesa custodisce anche altre reliquie che rivelano la profondità spirituale di Chiara. Tra esse
spiccano i tre calcoli rinvenuti nella sua cistifellea, identici nella forma e nel colore. La tradizione racconta un particolare affascinante: un singolo calcolo equivarrebbe al peso degli altri tre quando viene posto sulla bilancia. Questa tradizione non offre un dato scientifico. Propone un segno: tre realtà distinte con una misteriosa unità. La Trinità riflessa in un dettaglio umile del corpo di una donna che consegnò tutto a Dio. Ogni lunedì celebro la Messa in questo monastero. Entrare in quel silenzio è una grazia che rinnova. Le monache custodiscono la memoria vivente di Santa Chiara e continuano il suo cammino con una fedeltà luminosa. Ogni reliquia racconta un amore concreto tra Cristo e la sua serva, un amore che non si perde nel tempo. Il monastero di Montefalco non è un museo. È un laboratorio silenzioso di santità, dove la vita si immerge nella Parola e l’adorazione illumina i giorni. La presenza del Papa ha dato nuova voce a questa realtà e ha ricordato che la Chiesa cresce nella fedeltà nascosta dei piccoli e nella purezza di un amore che vive di Dio. Il Santo Padre ha trovato in Montefalco una casa accogliente. Noi possiamo ritrovare un luogo che restituisce profondità al cammino cristiano. Santa Chiara continua a indicare Cristo con la sua vita e con i segni che portò nel corpo, offrendo a tutti una luce che non si spegne.


















