Spoleto, Messa per la festa di Santa Cecilia. Il grazie dell’Arcivescovo a quanti si impegnano a dar lode al Signore attraverso il canto. Video clip

Spoleto, Messa per la festa di Santa Cecilia. Il grazie dell’Arcivescovo a quanti si impegnano a dar lode al Signore attraverso il canto. Video clip

Spoleto, Messa per la festa di Santa Cecilia. Il grazie dell’Arcivescovo a quanti si impegnano a dar lode al Signore attraverso il canto. Video clip

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Spoleto, Messa per la festa di Santa Cecilia. Il grazie dell’Arcivescovo a quanti si impegnano a dar lode al Signore attraverso il canto. Video clip

Martirizzata intorno al 230, durante l’impero di Alessandro Severo e il papato di Urbano I. Il suo culto è antichissimo: il titolo dell’omonima Basilica in Trastevere, a Roma, è anteriore all’Editto di Costantino (313) e la festa in sua memoria veniva celebrata già nell’anno 545. Stiamo parlando di Santa Cecilia, vergine e martire, invocata e celebrata come protettrice dei musicisti e dei cantanti, la cui memoria liturgica cade il 22 novembre.

Quest’anno a Spoleto è stata celebrata il 29, con una Messa presieduta dall’arcivescovo mons. Renato Boccardo nella Basilica di S. Gregorio a Spoleto. Ha concelebrato don Bruno Molinari e la liturgia è stata animata dalla corale diocesana, insieme ad altri cori della Pievania di S. Ponziano, diretta dal maestro Mauro Presazzi, con all’organo il maestro Angelo Silvio Rosati. La Messa è stata l’occasione per l’Arcivescovo di ringraziare quanti, anche con sacrificio, si impegnano a dar lode al Signore attraverso il canto che, come ci ricorda S. Agostino, è proprio di chi ama.

Le parole del Papa ai Cori. Mons. Boccardo ha quindi letto un passaggio significativo dell’omelia che papa Leone XIV ha tenuto in occasione del Giubileo dei Cori e delle Corali il 23 novembre scorso:

«Voi appartenete a cori che svolgono la loro attività soprattutto nel servizio liturgico. Il vostro è un vero ministero che esige preparazione, fedeltà, reciproca intesa e, soprattutto, una vita spirituale profonda, che, se voi cantando pregate, aiutate tutti a pregare. È un ministero che richiede disciplina e spirito di servizio, soprattutto quando bisogna preparare una liturgia solenne o qualche evento importante per le vostre comunità. Il coro è una piccola famiglia di persone diverse unite dall’amore per la musica e dal servizio offerto. Ricordate, però, che la comunità è la vostra grande famiglia: non le state davanti, ma ne siete parte, impegnati a rendetela più unita ispirandola e coinvolgendola. Come in tutte le famiglie, possono sorgere tensioni o piccole incomprensioni, cose normali quando si lavora insieme e si fatica per raggiungere un risultato. Possiamo dire che il coro è un po’ un simbolo della Chiesa che, protesa verso la sua meta, cammina nella storia lodando Dio. Anche se a volte questo cammino è irto di difficoltà e di prove, e ai momenti gioiosi se ne alternano altri più faticosi, il canto rende più leggero il viaggio e reca sollievo e consolazione. Impegnatevi, dunque, nel trasformare sempre più i vostri cori in un prodigio di armonia e di bellezza, siate sempre più immagine luminosa della Chiesa che loda il suo Signore. Studiate attentamente il Magistero, che indica nei documenti conciliari le norme per svolgere al meglio il vostro servizio. Soprattutto, siate capaci di rendere sempre partecipe il popolo di Dio, senza cedere alla tentazione dell’esibizione che esclude la partecipazione attiva al canto di tutta l’assemblea liturgica. Siate, in questo, segno eloquente della preghiera della Chiesa, che attraverso la bellezza della musica esprime il suo amore a Dio. Vigilate affinché la vostra vita spirituale sia sempre all’altezza del servizio che svolgete, così che esso possa esprimere autenticamente la grazia della Liturgia».

Poi, mons. Boccardo si è soffermato sull’inizio della Avvento, il tempo che ci conduce verso il Natale di Gesù. «Siamo in attesa – ha detto l’Arcivescovo – di qualcuno che deve venire. Ma ci sono modo diversi di attendere: uno materiale, tipico ad esempio di chi fa la fila in un ufficio in attesa del proprio turno, e uno che è caratterizzato dall’ansia del cuore tipico, ad esempio, dei genitori che attendono il ritorno dei figli lontani. Bene, l’attesa del Signore rientra nel secondo tipo. Dobbiamo preparare la strada a Cristo, il suo tempo sta per venire, non sprechiamolo e mettiamo da parte le cose che ci impediscono di entrare in sintonia con Lui. Il cristiano deve vincere la distrazione e cancellare la superficialità per cogliere i segni di Dio nella vita quotidiana. La liturgia ci invita, allora, ad essere vigilanti e a non sprecare il tempo, rendendoci disponibili di camminare incontro al Signore».

 

 

 

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