«Francesco ha inaugurato il suo ministero petrino chiedendo di pregare per lui. Ha rinnovato questa richiesta semplice e profonda in ogni incontro, fino ai faticosi giorni ultimi: “Per favore, pregate per me”. Noi continuiamo a pregare per Lei, Santo Padre. E Lei, dalla casa di Dio, continui a pregare per noi!». Con queste parole l’Arcivescovo ha concluso l’omelia nella Basilica Cattedrale di Spoleto dove nel tardo pomeriggio di martedì 22 aprile 2025 ha presieduto la Messa in suffragio di papa Francesco. Hanno concelebrato i sacerdoti della Diocesi ed erano presenti tantissimi fedeli giunti dalle varie Pievanie. Sul presbiterio c’era una grande foto del Pontefice sorridente con in braccio un bimbo: è stata scattata il 4 ottobre 2016 in occasione della visita ai terremotati a S. Pellegrino di Norcia. La liturgia è stata animata dal coro diocesano diretto da Loretta Carlini, con all’organo Silvia Antonelli.
Il Papa ha cercato di comunicare l’amore di Dio con ogni mezzo e ad ogni latitudine. «Papa Francesco – ha proseguito mons. Boccardo nell’omelia – ha speso la vita ad annunciare a tutti la gioia del Vangelo, a dire che, per la risurrezione di Gesù, questo nostro mondo non sarà sconfitto dal male. Provando a mettere a fuoco l’eredità di Francesco, si scorge lo slancio fiducioso nei confronti dell’umanità del nostro tempo, un’apertura cordiale verso ogni espressione della vita e della condizione umana, partecipe dei suoi limiti, accogliente verso i suoi errori, impegnata a condividere assai più che a giudicare, disposta a lasciarsi interrogare prima che ansiosa di dare risposte. Papa Francesco ha cercato di comunicare l’amore di Dio con ogni mezzo e ad ogni latitudine; lo ha fatto con parole semplici che tutti potevano comprendere; ha spiegato a tutti, dai potenti della terra fino agli ultimi della
società, che il volto di Dio è innanzitutto misericordia e perdono, un volto che è in grado di cambiare il nostro cuore e può addirittura cambiare il corso della storia. Tra i tanti insegnamenti che il Papa ci ha lasciato, mi piace raccogliere con voi il suggerimento della lettura quotidiana di una pagina di Vangelo, con la raccomandazione di portarne con sé una copia tascabile per averlo sempre vicino, per mettersi sempre in discussione davanti al solo paradigma che vale per crescere come la pianta dal seme evangelico: il legame profondo e personale con il Signore della vita e della storia, amico e fratello, mai giudice freddo e impietoso, perdutamente innamorato di ciascuno».
Ciò che lo muoveva era l’amore per Cristo. «Il Papa – ha detto ancora l’Arcivescovo – è il “servo dei servi di Dio”; a tutti deve gettare la sua rete, ricercarli, ed offrire loro l’immagine di Cristo che li ama ed è venuto per loro. Poi Pietro segue il suo Maestro, affidandosi completamente a lui, che lo condurrà dove non pensava di dover andare (cf Gv 21, 18). E noi abbiamo visto come la croce abbia segnato e reso misteriosamente fecondo negli ultimi anni il servizio apostolico di Papa Francesco: la sua vita si è svolta nel segno di questa donazione senza misura e senza calcolo, fino al percorso in piazza San Pietro la domenica di Pasqua, quasi la sua ultima “udienza generale”. Ciò che lo muoveva era l’amore per Cristo, risorto e misericordioso, un amore sovrabbondante e incondizionato. E proprio perché si è avvicinato sempre più a Dio nell’amore, egli ha potuto farsi compagno di viaggio per gli uomini e le donne di oggi, spargendo nel mondo il profumo dell’amore di Dio (cf 2 Cor 5, 14-15)».


















