Celebrata l’azione liturgica del Venerdì Santo. L’Arcivescovo: «La morte di Gesù è per tutti; portiamo in particolare nella nostra preghiera i cristiani di Terra Santa, i profughi, i rifugiati, i migranti. In loro vediamo Cristo. Foto.

Celebrata l’azione liturgica del Venerdì Santo. L’Arcivescovo: «La morte di Gesù è per tutti; portiamo in particolare nella nostra preghiera i cristiani di Terra Santa, i profughi, i rifugiati, i migranti. In loro vediamo Cristo. Foto.

Celebrata l’azione liturgica del Venerdì Santo. L’Arcivescovo: «La morte di Gesù è per tutti; portiamo in particolare nella nostra preghiera i cristiani di Terra Santa, i profughi, i rifugiati, i migranti. In loro vediamo Cristo. Foto.

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Celebrata l’azione liturgica del Venerdì Santo. L’Arcivescovo: «La morte di Gesù è per tutti; portiamo in particolare nella nostra preghiera i cristiani di Terra Santa, i profughi, i rifugiati, i migranti. In loro vediamo Cristo. Foto.
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I cristiani dopo aver contemplato Gesù nei segni della Lavanda dei piedi e dell’ultima cena (il Giovedì Santo), venerdì 25 marzo, Venerdì Santo, si sono raccolti nella meditazione della croce e della morte del Figlio di Dio. In questo giorno la comunità cristiana non celebra l’Eucaristia perché il clima di festa non si addice all’evento che riempie il suo ricordo e motiva il suo digiuno: la morte del suo Signore e Sposo. L’azione liturgica è dominata dalla croce, manifestazione luminosa dell’amore divino spinto alla follia: lo spazio è riservato solo al silenzio e alla contemplazione. Nella Cattedrale di Spoleto questa celebrazione è stata presieduta dall’arcivescovo Renato Boccardo, insieme ai sacerdoti della Pievania di Santa Maria. L’altare era spoglio, non si è recitata l’antifona d’ingresso, niente canto e segno della Croce iniziale: l’assemblea si è adunata in Duomo in silenzio.

Nella preghiera iniziale mons. Boccardo, dopo essersi prostrato a terra dinanzi all’altare in segno penitenziale, ha affidato al Padre la disponibilità della Chiesa, Sposa di Cristo, di seguire lo Sposo nella Passione. Si è ascoltato in devoto raccoglimento il racconto della passione di Gesù secondo il vangelo di Giovanni. «La morte di Gesù – ha detto l’Arcivescovo nella breve omelia – e il suo essere Figlio di Dio sono strettamente legati. Gesù è respinto, rifiutato, ucciso, ma rimane Figlio del Padre. Dalla sua croce nasce per noi la possibilità di essere figli; egli non ha spiegato il male del mondo, non ha spiegato il mistero del dolore e della sofferenza, ma li ha presi su di sé, li ha assunti per viverli con animo di Figlio, facendo trionfare la potenza della figliolanza divina. Adoriamo dunque la Croce, segno della nostra salvezza, segno della vittoria sulla morte. E preghiamo – ha proseguito mons. Boccardo – per tutta l’umanità, perché la morte di Gesù è per tutti; portiamo in particolare nella nostra preghiera i cristiani di Terra Santa, spesso perseguitati e costretti a lasciare la loro terra; i profughi, i rifugiati, i migranti ammassati alle porte dell’Europa in attesa che venga riconosciuta la loro dignità di persone e venga loro assicurata accoglienza e solidarietà. In ciascuno di loro vediamo il volto stesso di Cristo, sfregiato, percosso e umiliato. Gesù muore per tutti indistintamente, si mette al posto di ciascuno. E noi vogliamo adorare il suo mistero portando nel cuore non solo quanti amiamo, ma anche tutti coloro che non conosciamo e che pure sono chiamati alla figliolanza divina».

È seguita la Preghiera universale più tipica e ricca: per la Chiesa, per il Papa, per l’Arcivescovo, per tutti gli ordini sacri e per tutti i fedeli, per i catecumeni, per l’unità dei cristiani, per gli Ebrei, per i non cristiani, per coloro che non credono in Dio, per i governanti, per i tribolati. A questo punto ha fatto ingresso nell’assemblea la Croce: dal fondo della Cattedrale ai piedi dell’altare tre sono state le soste e ad ognuna è risuonato l’invito “Ecco il legno della croce”, a cui tutti hanno risposto, in ginocchio, “Venite adoriamo”. Infine, i fedeli hanno ricevuto il Corpo di Cristo consacrato nella Messa del Giovedì Santo. Questa liturgia, sobria e fortissima, caratterizzata da una successione significativa di momenti assai netti, è termina in silenzio, con l’orazione che invoca la benedizione di Dio sul popolo presente che ha commemorato la morte di Gesù.

La offerte raccolte in tutte le chiese del mondo in questa azione liturgica sono destinate a sostenere i cristiani di Terra Santa, che da anni affrontano situazioni particolarmente difficili e gravi di precarietà e, talvolta, anche di persecuzione. «È il segno della nostra solidarietà – ha detto mons. Boccardo – verso questi fratelli e sorelle che mantengono una presenza cristiana nella terra di Gesù».

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