L’Arcivescovo ha ordinato presbiteri sei diaconi dell’Ordine degli Agostiniani Scalzi. Le foto.

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Domenica 20 novembre 2022 nella chiesa parrocchiale di Santa Rita l’Arcivescovo ha ordinato presbiteri sei diaconi dell’Ordine degli Agostiniani Scalzi: padre Derick del Camerun, padre Justin della Repubblica Democratica del Congo, padre Richard del Camerun, padre Stanis della Repubblica Democratica del Congo, padre Gael del Camerun e padre Ghylain della Repubblica Democratica del Congo. Col Presule hanno concelebrato diversi presbiteri agostiniani scalzi, tra cui il vicario generale dell’Ordine padre Carlo Moro, il Provinciale d’Italia padre Ferdinand Puig, il parroco di Santa Rita padre Alejandro Remolino Jr e il priore del convento di Spoleto padre Gregorio Cibwabwa Lwaba Mambezi.  La liturgia è stata animata dalla corale parrocchiale e da un gruppi di giovani frati.

Omelia Arcivescovo. «Carissimi Derick, Justin, Richard, Stanis, Gael e Ghylain,  che oggi ricevete l’Ordine sacro del presbiterato. Il sacramento – ha detto l’Arcivescovo – pone in voi e sulla vostra esistenza il sigillo indelebile di una consacrazione che vi costituisce sacerdote per sempre: immagine cioè e segno operativo in mezzo al popolo cristiano della presenza di Cristo Gesù, servo di Dio e degli uomini, unico ed universale mediatore per la salvezza di tutti. Già il Battesimo ha generato in voi e in tutti noi una novità sorprendente, inedita ed inesauribile: rendendoci figli di Dio e partecipi della morte e resurrezione di Cristo, ci ha inseriti nel suo popolo sacerdotale che è la Chiesa. E questo è il fondamento, l’ambito e l’inizio di ogni altra meraviglia che Dio opera per noi, per il suo inesauribile amore. Eppure, proprio perché battezzati ed inseriti in un popolo santo, una nuova creazione Dio fa germogliare e fiorire nel vostro Battesimo: voi diventate ministri di Cristo, ambasciatori da parte di lui, del suo messaggio di riconciliazione. Non siete certo voi che vi costituite, per vostra personale iniziativa o per delega della comunità, come servi del Signore, ma è lui che vi ha scelto, lui che vi ha chiamati e sospinti, lui che per vie misteriose ed adorabili vi ha condotto qui per consacrarvi irrevocabilmente a sé e rendervi strumento idoneo del suo ministero di amore. Come dunque non ricordare in questo momento e non rendere grazie per i vostri genitori e familiari, per l’Ordine degli Agostiniani Scalzi e per tutti coloro che hanno accompagnato i vostri passi nella vita e nella fede, aiutandovi a discernere il progetto di Dio su di voi? Ciò che vi distinguerà per sempre, specificando il Battesimo ricevuto, sarà la vostra speciale configurazione a Cristo capo e sposo della Chiesa. L’imposizione delle mani fa del prete un uomo «riservato per lo Spirito Santo» (cf At 13, 2) e destinato, per suo dono irreversibile, ad un servizio e ad un ministero, il servizio ed il ministero stesso degli Apostoli, chiamati nella speciale sequela di Cristo ad essere testimoni della sua resurrezione, ambasciatori in suo nome del messaggio di salvezza, dispensatori dei suoi divini misteri. «Facciamo i servi di Cristo – diceva il Santo Padre Agostino – ministri della sua parola e del suo sacramento» (Lettera 228, 2). Dovrete perciò commisurarvi direttamente con Cristo, accogliendo nel cuore e nella vita la sua parola, «affinché non diventi vano predicatore della parola di Dio all’esterno colui che non l’ascolta di dentro» (Ser 179, 1), supplicando ancora con Sant’Agostino: «O Signore, compi la tua opera in me, rivelandomi le tue parole. Ecco, la tua voce è la mia gioia, la tua voce una voluttà superiore a tutte le altre. Dammi ciò che amo. Perché io amo, e tu mi hai dato di amare. Non abbandonare i tuoi doni, non trascurare la tua erba assetata» (Confess. 11, 2.3). Questo rapporto verticale, insostituibile e vivo, deve qualificare il modo proprio e permanente della vostra esistenza e dare sviluppo di fede e di ardore a tutta la vostra personalità. Ma proprio questo dono della configurazione a Cristo nel suo sacerdozio dovrà rendervi disponibili, in totale dedizione, al servizio della Chiesa nel mondo; a considerare il vostro sacerdozio un servizio sacro del Vangelo; a vedervi una donazione umile e totale a tutto il popolo di Dio, nella comunione con i confratelli e con la Chiesa locale nella quale sa rete inviati a svolgere il ministero. Parafrasando Sant’Agostino, giungete anche voi a dire: «Per voi sono presbitero, con voi sono cristiano. Quel nome è segno dell’incarico ricevuto, questo della grazia; quello è occasione di pericolo, questo di salvezza» (cf Disc. 340, 1). Sostenuti e quasi “portati” dall’affetto e dalla preghiera di tutto l’Ordine Agostiniano, pronunciate ora gioiosamente nel segreto del cuore il vostro sì, davanti al Vescovo che ha la gioia di donare nuovi sacerdoti alla Chiesa, davanti all’Ordine nel quale avete scelto di seguire il Maestro, davanti a questa comunità parrocchiale di Santa Rita che vi accompagna all’altare, davanti ai Santi agostiniani che in Cielo esultano, davanti a Cristo Signore, risorto e presente, che vi conosce e vi ama, vi elegge e vi chiama, vi consacra e vi invia. Questo umile e trepidante sì possa accompagnarvi, come croce e come gloria, per tutta la vita, e fare di voi, che accogliamo con gioia come presbiteri della Chiesa, un segno credibile dell’amore di Dio».

 

 

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