Celebrato il Giubileo delle persone impegnate nel settore caritativo, socio-assistenziale e sanitario

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Caritas Christi urget nos” è stato il titolo dato alla giornata di ritiro spirituale, tenutasi sabato 5 marzo 2016, dedicata alle persone impegnate nel settore caritativo, socio-assistenziale e sanitario dell’Archidiocesi di Spoleto-Norcia. «Questa iniziativa – ha spiegato Giorgio Pallucco, direttore della Caritas diocesana – prende le mosse dall’invito che il Pontificio Consiglio Cor Urum, che segue il servizio di carità delle chiese in tutto il mondo. Sollecitato dal Papa, l’organo ha indicato l’opportunità di realizzare un appuntamento come ritiro spirituale per tutti gli operatori, incentrato dunque non tanto sull’enunciazione dei servizi e delle attività quanto su un momento di liturgia penitenziale che potesse culminare con il sacramento della confessione.

Quindi, più che rivolgersi agli altri, la giornata si rivolge un po’ a noi stessi che, come ‘animatori’ del servizio della carità, siamo impegnati in prima persona e, come tali, abbiamo anche bisogno di occasioni come queste, in cui mettiamo il nostro cuore a riposo, con la confessione e ci predisponiamo a essere attivi nell’ascolto e nel discernimento dei tanti problemi che, ogni giorno, ci vengono rivolti dalle persone in condizioni di difficoltà».

Nella mattina di sabato, infatti, gli operatori Caritas si sono ritrovati presso il santuario del Beato Pietro Bonilli in Cannaiola di Trevi dove hanno partecipato alla penitenziale, presieduta dall’Arcivescovo. Prima del pranzo, il direttore Pallucco ha relazionato sull’attività dell’ente diocesano e non solo. «Teniamo presente – ha sottolineato – che la Caritas non è un’associazione o un ente che, in qualche modo, è tenuto a gestire un’attività quanto invece un ufficio con prevalente funzione pedagogica, un organismo dell’Arcidiocesi. E, come tale, non gestisce opere ma cura la formazione dei propri operatori, tenendo presente che la carità vera è quella che viene fatta col cuore aperto. Se fatta col cuore, la carità diventa superiore alla fede e alla speranza, e solo quella è la carità che noi siamo tenuti e portati, come cristiani e imitatori di Cristo, attraverso l’insegnamento del Vangelo, a portare avanti nella nostra attività quotidiana». È stata presentata la Confraternita della Misericordia, come ente gestore delle opere segno della Caritas diocesana ed è stata anche lanciata l’idea di realizzare un’associazione di volontariato, di supporto all’attività dell’ente diocesano e della Confraternita: «Un organismo – ha detto Pallucco – che possa unire tutti i nostri volontari e farli riconoscere, ancora di più, parte del disegno di Dio nell’esercizio del Vangelo della povertà. Contiamo di poter partire nei prossimi giorni, mettendo insieme anche le tante associazioni di ispirazione cristiana che, con noi, ogni giorno si occupano dei poveri e delle persone in difficoltà». Dopo pranzo, gli operatori si sono suddivisi in sei gruppi per lavorare su tre tracce proposte da Caritas italiana: temi che richiamano l’attività e le difficoltà pratiche che si incontrano nell’esercizio quotidiano e su cui confrontarsi. L’ultima parte della giornata si è tenuta nel vicino santuario della Madonna della Stella di Montefalco. A seguito dell’Arcivescovo, i convenuti hanno attraversato la Porta santa: «Siamo qui per chiedere l’indulgenza, che è dono di Dio», ha detto il presule. È seguita la santa messa, come momento culmine dell’iniziativa giubilare. Nell’omelia, mons. Boccardo ha preso spunto dal Vangelo del giorno e, dunque, dalla Parabola del Figliol prodigo per sottolineare: «Come il figlio più piccolo, dobbiamo imparare a declinare il verbo “ritornare”. Ma non siamo, forse, spesso anche come il maggiore, che con il cuore indurito ci fermiamo alla misura di ciò che fanno gli altri, concentrati su noi stessi?! Allora, dobbiamo impegnarci a trasformare il figlio maggiore che è in noi, abbandonando la superbia per riscoprire la piccolezza, la semplicità».

Le offerte raccolte durante la questua sono state devolute alla Mensa che, ha ricordato l’Arcivescovo, è “da venti anni, l’espressione concreta, visibile della misericordia di Dio”. 

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